Le lacrime di Tinazzi

Tinazzi Tinazzi nel mitico spareggio di San Siro contro il Brescia: l’Alessandria è promossa in A.

 

Era un calcio in cui le stelle si fermavano ancora davanti ai bambini tifosi e, accarezzandoli con dolcezza paterna, li esortavano a diventare dei campioni.
Quanto varrebbe oggi in termine di “piccioli”, proprio come si usa dire a Palermo, Giorgio Tinazzi?
Nel 1964 i rosanero siciliani lo prelevarono dal Modena per quattro milioni di lire, ma quando lui, milanese e calcisticamente di scuola nerazzurra, ottenne il suo primo ingaggio in serie A, riusciva a percepire circa dieci volte di più rispetto ad un operaio. Era certamente un bel prendere, ma nulla a che vedere rispetto ad oggi. “Dove tutto è esagerazione”, fa notare lo stesso Tinazzi.

Tinazzi (2)Nell’Inter insieme ad Angelillo.

 

Questo centrocampista capace di andare in gol nei momenti decisivi, rimarrà per sempre legato alla “partita madre” nella storia grigia , lo spareggio di San Siro contro il Brescia del 1957 che decretò l’ultima promozione in A dell’Alessandria.
È il match che ha chiuso l’epoca delle Grandi Alessandrie– prime fra tutte quelle della celebre scuola di Carcano -, e ha aperto la fase perdurante della nostalgia del bel tempo che fu.
È la partita che fa commuovere i nostri genitori che al tempo erano bambini, e che ci fa schiattare di invidia noi figli degli anni Sessanta, che di quell’epica impresa abbiamo solo sentito parlare e che avremmo invece voluto vedere.

Tinazzi (1)Una rete di Tinazzi al “Moccagatta” con la maglia dei Grigi.

 

Tinazzi (3)Inter contro Milan, a tu per tu con Pedroni che poi divenne suo compagno nell’Alessandria.

 

“Venni ceduto in prestito dall’Inter all’Alessandria e dopo una prima annata arrivò quel campionato in cui la lotta per la prima piazza vide come maggiori protagoniste il Verona e l’Alessandria, alle quali si affiancano nel girone di ritorno Brescia e Catania – racconta -. Ricordo che ad un certo punto l’allenatore Sperone venne sostituito dal compagno di squadra Pedroni, affiancato da Robotti. Alla vigilia dello spareggio tutti ci davano nettamente favoriti rispetto al Brescia, questa convinzione ci mise paura, che poi svanì appena l’arbitro fischiò l’inizio. Io ero ancora di più emozionato, perché stavamo giocando nello stadio di San Siro, che per me interista era la mia casa. Andammo in vantaggio con una mia rete, pareggiò poi Nova e fu Castaldo a siglare il nostro successo. Quel gol per me fu la proclamazione della mia carriera. La gioia dei tifosi era immensa e quando, rientrando ad Alessandria, al casello dell’autostrada fummo travolti da una vera e propria marea di gente venuta a festeggiarci, capimmo di aver compiuto la nostra impresa. Solo allora lo comprendemmo realmente”.

Tinazzi (4)Con il Palermo.

 

Tinazzi (5)In un undici del Palermo, Tinazzi è il capitano con il pallone.

 

Tinazzi (6)Tinazzi frastornato dopo il famoso colpo alla testa nella gara Palermo-Potenza.

 

Nel campionato successivo Tinazzi ritornò ad indossare la maglia nerazzurra dell’Inter. Il 13 ottobre del 1957 i Grigi fecero visita ai nerazzurri, reduci dalla vittoria nel derby. L’Inter dovette rinunciare a Lorenzi (anche lui poi indossò la casacca grigia), Skoglund e Invernizzi. In estate i due presidenti Angelo Moratti e Silvio Sacco si erano accordati per il passaggio dello svizzero Vonlanthen all’Alessandria (lo stipendio mensile di circa un milione di lire a carico dell’Inter) e per il ritorno in nerazzurro di Tinazzi, protagonista della promozione in A del club piemontese.
Sempre a San Siro i Grigi furono maestri del catenaccio e riuscirono addirittura a portarsi in vantaggio con Vitali. Nonostante due pali di Angellillo e Tinazzi la porta difesa da Stefani sembrava stregata e quando ormai il successo mandrogno pareva incredibile fu proprio l’ex Tinazzi, che l’allenatore inglese Jesse Carver considerava la prima riserva, a fissare il risultato sull’1-1.

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Tinazzi (8)Il periodo a Modena, dove anche con i “Canarini” mise in mostra la sua classe. Anche qui, nella foto della squadra schierata, tiene in mano la palla.

 

“Dopo aver segnato piansi – confessa -, mi sentivo in colpa per aver fatto un torto a quella che già allora era diventata la mia squadra del cuore. Piansi e non esultai come ero solito fare andando ad abbracciare per primo il compagno che mi aveva passato il pallone”.

Giorgio Tinazzi (81)Tinazzi nell’Inter durante un incontro con la Juve al “Comunale” di Torino.

 

Dopo l’Inter, a Tinazzi toccarono due stagioni a Verona, una a Udine, tre a Modena (dove ottenne un’altra promozione dalla B alla A) e tre a Palermo, per poi chiudere la carriera in Piemonte, a Casale, nel 1970.

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Giorgio Tinazzi (74)Al “Monumental” di Buenos Aires con la maglia azzurra della Nazionale militare.

 

Giorgio Tinazzi (70)Sempre con la Nazionale militare ad Atene contro la Grecia.

 

“A Palermo mi sono trovato molto bene, anche se a dire il vero in tutte le squadra in cui ho militato ho sempre saputo farmi apprezzare per il mio carattere disciplinato e generoso – tiene a far sapere -. Giocare al Sud era particolare, la partiva era vista come l’appuntamento principale della settimana e pertanto la gente si riversava allo stadio. Se vincevi diventavi un idolo, se perdevi i tifosi si arrabbiavano anche malamente. Proprio a Palermo divenni capitano della squadra e pensate che alcuni tifosi per dimostrare il loro affetto e la loro riconoscenza, mi pagarono un appartamento al mare a Mondello”.
Con il Palermo, il 14 marzo del 1965, torneo di B, Tinazzi – altro scherzo del destino -, consegnò ai siciliani l’ultima vittoria ad Alessandria: finì 1-0.
“Anche quella volta fui dispiaciuto di aver segnato un gol ai Grigi, ma a dire il vero stetti meno male rispetto a quella volta con l’Inter” fa presente.
Per poi subito ricordarci che però lui, con la maglia grigia, aveva trascinato la sua squadra nella vittoria proprio con gli isolani: gennaio 1956, Alessandria batte Palermo 2-1, grazie proprio alla doppietta di Tinazzi.

Tinazzi (10)Tinazzi nell’Udinese.

 

Alla militanza a Palermo è anche legato un episodio diventato famoso in tutta Italia. Si giocava la partita Palermo-Potenza: appena entrato, Tinazzi prese una botta in testa, disse di stare bene, in effetti fu in trance. La sua memoria si fermò a quando giocava nell’ Udinese, in serie A, quattro anni prima. Fu lui, l’uomo delle reti sempre decisive, a realizzare il gol del 2-1 finale, ma fu convinto di avere segnato per l’ Udinese. Guardò infatti la sua maglia, poi si rivolse al compagno Raffin: “Ma perché non abbiamo i colori bianconeri?”. Raffin avvertì i medici ma a quei tempi non era possibile sostituire i giocatori; Tinazzi si riprese del tutto solo negli spogliatoi.
Lui, uno degli uomini della leggenda dell’Orso, ha voluto talmente bene ad Alessandria da averla scelta per vivere la sua esistenza postcalcistica, complice anche il fatto di essersi sposato in città e di aver avuto la fortuna che lo suocero, industriale, lo assumesse nell’azienda di San Michele.

Giorgio Tinazzi (94)Tinazzi nel Verona: è riconoscibile ancora una volta perchè si appoggia sul pallone.

 

Proprio perché era un calcio lontano dai canoni di oggi, proprio perché la pensione per i calciatori professionisti fu istituita solo nel 1973. Chi seppe essere parsimonioso, investì i guadagni che divennero trampolini di lancio per altre attività, ma furono tanti, troppi a finire sul lastrico.

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Tinazzi (12)Giorgio Tinazzi oggi.

 

Come quel Lennart Skoglund – che Tinazzi considera “il giocatore più forte che io abbia mai conosciuto” – che morì del tutto alcolizzato.
“Nacka era divino nel dribbling, che utilizzava per liberarsi del diretto marcatore, sfruttava queste sue doti come uomo-assist o per concludere l’azione in prima persona” spiega Tinazzi, suo compagno nell’Inter 1957-’58.
Chi non è nostalgico del proprio passato? Se non altro perché si rimpiangono i tempi in cui si era più giovani anagraficamente parlando.
Per un campione la nostalgia è ancora più straziante. E quando il passato diventa un peso che affligge l’anima e lo spirito, Tinazzi trova conforto nello sfogliare gli album fotografici. Il condensato di quella vita che ha amato, e ci scappano pianti come un bambino: ”È passato troppo tempo, e oggi non posso più dimostrare niente. Deve sapere che con la Nazionale militare giocai allo stadio Monumental di Buenos Aires gremito di tanti nostri connazionali. Per un’ora e mezza fummo capaci di far sentire loro meno lontana l’Italia. Con me c’era anche Flavio Emoli, anche lui se n’è già andato!”.

 

I ricordi più belli in video

 

Fino a poco tempo fa Tinazzi lo si incontrava regolarmente in corso Cavallotti con il suo cagnolino, poi un destino troppo crudele lo ha privato di questo suo piccolo amico.
Ne ha fatto una vera e propria malattia, ci ha confessato la moglie, e oggi è sempre più assorto nei ricordi.
Prima di andare via mi abbraccia: “Lo sa che quando allenavo i ragazzini, quando sbagliavano non li rimproveravo mai, ma piuttosto facevo vedere loro la cosa giusta da fare. E loro ‘Cazzo mister, ma come ha fatto?’ “.

Contributi aggiuntivi

La gallery fotografica dell’Alessandria negli anni Cinquanta

 

Mario Bocchio