La celebre scuola alessandrina

SCUOLA 2Modena-Alessandria 5-1, stagione 1923-’24. I capitani Carcano e Forlivesi si danno la mano di fronte all’arbitro Bistoletti.

 

L’Alessandria ha saputo lanciare giovani calciatori di valore destinati alla Nazionale quali Brezzi, Gandini, Elvio Banchero, Cattaneo e Giovanni Ferrari, senza mai riuscire a piazzare lo scatto decisivo per la conquista di uno scudetto; persi anzi Brezzi, costretto dalla salute precaria ad abbandonare il calcio, Baloncieri, passato al ricco Torino, e Ferrari, ceduto frettolosamente all’Internaples, la squadra grigia nella stagione 1925-‘26 rischiò addirittura il declassamento in Prima divisione, cui scampò solamente grazie a una serie di spareggi.

Scuola 3Una formazione dei Grigi nella stagione 1931-’32. Da sinistra: Barale, Fenoglio, Scagliotti, Borelli, Lombardo, Marchina, Cornara, Cattaneo, Costenaro, Avalle e Mosele.

“Se ci fosse una scuola di football, il maestro ricorrerebbe all’Alessandria per dare l’esempio di una squadra che, pur essendo sistematicamente spogliata dei suoi campioni, non altera lo stile del proprio gioco, l’armonica compattezza dei propri reparti, la dignità del proprio rango sportivo. Partono gli assi e rimane la squadra. Ciò significa che l’Alessandria è viva e vitale. Vuole dire che quello che fa la personalità dell’Alessandria è lo spirito di club, è la bontà della scuola, è l’intrinseca classe del gioco” (Bruno Roghi, 1931).

Scuola 4Avalle, Baloncieri, Banchero, Bay I, e Capra I. Alessandria-Casale, 1923-’24.

Nel 1926 l’Alessandria si riaffidò all’allenatore Carcano e al non ancora ventenne Ferrari; ritornata ai vertici, si aggiudicò nel luglio 1927 il primo trofeo ufficiale, la Coppa Coni, trofeo di un certo prestigio, conquistata dopo una doppia finale contro i cugini del Casale (1-1 a Casale Monferrato e 2-1 ad Alessandria). In quello stesso anno iniziarono i lavori per la costruzione del nuovo stadio.
Nella stagione successiva l’Alessandria sfiorò la conquista dello scudetto; superata la prima fase del campionato, nel girone finale a otto squadre i lanciatissimi Grigi si ritrovarono a lottare per il titolo contro il Torino dell’ex Baloncieri. Fu però una pesante, inopinata sconfitta subita sul campo del Casale ultimo in classifica a cancellare i sogni di gloria della squadra di Carcano, alla quale non bastò sconfiggere il Torino nello scontro diretto per riagganciarlo in vetta; l’esperto portiere Curti, autore di una prestazione negativa e sospettato da più parti di aver organizzato una combine con i monferrini, fu presto ceduto. Del resto, non fu ritenuto necessario dalle autorità, già pesantemente screditate dopo la bufera che aveva travolto il mondo del calcio dopo il “caso Allemandi”, aprire indagini sul derby del 1º luglio e sul suo misterioso andamento.

Scuola 5Una formazione grigia negli anni Venti.  Curti, Banchero I, Cattaneo, Bertolini, Viviano, Gandini, Costa, Chierico, Ferrari, Lauro, Avalle e in borghese Carcano.

Al termine della stagione 1928-‘29 la squadra piemontese venne ammessa al primo campionato di serie A (1929-‘30); in occasione della prima giornata fu finalmente inaugurato il “Campo del Littorio”, successivamente intitolato, nel 1946, allo scomparso sindaco di Alessandria e presidente della società Giuseppe Moccagatta. All’esordio sul nuovo campo di gioco, il 6 ottobre 1929, i Grigi sconfissero la Roma; l’Alessandria, terminato il girone d’andata a ridosso della prima posizione, concluse sesta, miglior risultato di sempre nei campionati a girone unico. Nel 1931-‘32 (allenatore Stürmer), stagione in cui la squadra, sospinta dalle 21 reti di Libero Marchina, reagì a un infortunio che troncò prematuramente la carriera di Gandini, la squadra si ripeté fissando anche il proprio record di punti in A.

Scuola 1 L’Alessandria in tournée in Spagna, 1923. La formazione che incontrò, a Barcellona, il 15 agosto 1923, il Deportivo Europa. Si riconoscono: Gandini, Viviano, Banchero, Lauro, Tosini, il portiere Cagnina, l’allenatore Béla Révész.

 
“Con i giocatori usciti da Alessandria ed oggi sparsi ai quattro venti nelle squadre italiane, si potrebbe formare il più formidabile squadrone nostro. E sarebbe uno squadrone che avrebbe anche l’allenatore migliore, poiché Carcano è alessandrino”. (Adolfo Baloncieri, 1932)

Sempre più spesso, negli anni Trenta, i giocatori finirono per lasciare la società, ancora legata al dilettantismo, per migrare verso grandi centri. La conseguenza fu che, se nel 1928 erano stati due i giocatori alessandrini a festeggiare con la Nazionale la vittoria della medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam, ovvero l’attaccante Banchero e il terzino Viviano (che non scese mai in campo per un infortunio che lo costrinse ad abbandonare il calcio) cui si aggiungeva l’ex grigio Baloncieri, ai vittoriosi Campionati mondiali del 1934 e del 1938 parteciparono solamente gli “ex” Ferrari e Bertolini, che assieme all’allenatore Carcano (che coadiuvò peraltro il commissario tecnico Pozzo nel 1934) erano passati, nel periodo 1930-‘31, alla forte Juventus dell’epoca.

Alessandria-MilanAlessandria-Milan 6-1, stagione 1935-’36.

 
Anche a causa del frequente ricambio, l’Alessandria nei primi anni Trenta non ebbe altre aspirazioni che posizioni di centro-classifica. Nel 1936 la squadra raggiunse, dopo aver battuto Cremonese, Modena, Lazio e Milan, la finale di Coppa Italia, giocata a Genova l’11 giugno 1936 e persa per 5-1 contro il Torino. Nell’estate del 1936 fu la Lazio, che dopo aver già soffiato Piola alla Pro Vercelli era allora in procinto di allestire una squadra che potesse puntare alla vittoria dello scudetto, a offrire alla squadra grigia la considerevole cifra di 400.000 lire per i promettenti Busani, Riccardi e Milano: i dirigenti grigi accettarono, ma la squadra risultò snaturata e indebolita. Al termine del campionato 1936-‘37 l’Alessandria retrocesse per la prima volta in serie B.

Mario Bocchio