“Anche nei momenti più bui c’è una luce da seguire”

Angelo Gregucci al Moccagatta (foto www.museogrigio.it – Mario Bocchio)

Angelo Gregucci, allenatore dell’Alessandria, ha fatto il punto della situazione nell’emergenza causata da CoViD-19 ai microfoni di Museo Grigio. “In questo momento il primo pensiero che mi viene è la tutela di tutti gli esseri umani e in particolare dei nostri concittadini italiani, visto che siamo uno dei paesi più violentemente colpiti dal coronavirus. Il primo obiettivo è tutelare la salute di tutti, il secondo è dare sostentamento agli eroi della prima linea di questa guerra: medici, infermieri e tutto il sistema sanitario”.

Gregucci in panchina (foto www.museogrigio.it – Mario Bocchio)

Lo sport può dare l’esempio – ha proseguito il tecnico – attenendosi ai decreti ed alle regole. Il rispetto delle regole è l’elemento fondamentale per uscire da questa crisi. Perciò mi accodo al messaggio di restare a casa, mantenere le giuste distanze interpersonali”. Mister Gregucci, poi, giustamente non si è sbilanciato sul futuro prossimo.Dovremo rispettare scrupolosamente le indicazioni e solo quando saremo fuori da questa crisi gli enti preposti a decidere, dalla Lega Pro alla FIFA, dovranno sedersi attorno ad un tavolo per prendere le decisioni con responsabilità e lucidità. In questo momento non considero ipotesi e previsioni che cambiano giorno dopo giorno. Nessuno può dire quali saranno gli scenari, non solo nel mondo dello sport, ma sicuramente cambieranno molti dei nostri modi di intendere la vita. I parametri saranno azzerati ed il mondo sarà un po’ diverso”.

Gregucci
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I tempi incerti di Capitan Gazzi

Alessandro Gazzi (foto www.museogrigio.it – Mario Bocchio)

Una riflessione che sembra scontata, ma con la forza delle parole Alessandro Gazzi ha provato a fotografare un momento davvero complicato per il nostro paese: “Sono tempi incerti. Molto incerti. Si vive alla giornata. Inutile programmare, inutile prevedere quando si potrà ritornare a un barlume di normalità. L’inesorabile avvicinarsi di un pericolo microscopico capace di sconquassare il mondo intero ci ha ridotti alle quattro mura di casa nostra nell’arco di pochi giorni“, si legge nella parte iniziale del suo blog. Un’introduzione che spiega molte cose, un periodo incerto come più volte ha ripetuto il centrocampista e capitano dell’Alessandria

L’intervista rilasciata a Museo Grigio

In questi giorni di riposo forzato Alessandro Gazzi, il capitano dei Grigi, dice la sua sulla sospensione del campionato di Serie C e di tutto lo sport, con lo sguardo puntato al futuro: "Al freddo bisogna sempre scaldarsi" bisogna darsi da fare#iorestoacasa #alessandriacalcio #alessandrogazzi

Pubblicato da Museo Grigio su Lunedì 16 marzo 2020
Coordinamento giornalistico di Mauro Bavastri

Fu l’Alessandria a segnare il primo gol ad una squadra con il tricolore sulla maglia

Genoa e Alessandria prima della partita

Nel mondo degli sport di squadra quando si deve descrivere la vittoria in una competizione si usano termini che definiscono il campionato (la Premier, la Liga) oppure il trofeo (Lo Schale – lo scudo, premio per la squadra che vince la Bundesliga tedesca – la Champions, o l’anello – premio che va ai giocatori nei campionati professionistici USA). Solo in Italia si parla di scudetto, cioè del triangolino di stoffa che mette sulla maglia la squadra che ha vinto il campionato.

Genoa-Alessandria 3-3

Per moltissimi anni solo le squadre italiane esponevano un distintivo raffigurante le vittorie; negli altri paesi, al massimo, le divise sociali riportavano lo stemma sociale. Con il passare del tempo abbiamo fatto scuola al punto che una formazione italiana che sia contemporaneamente: campione d’ Italia, detentrice della Coppa Italia, vincitrice del Mondiale per club ed abbia vinto in passato almeno 10 titoli italiani e almeno 5 Coppe dei Campioni potrebbe sfoggiare: 1) lo scudetto tricolore; 2) la coccarda tricolore; 3) lo stemma FIFA di campione del Mondo 4) la stella d’oro degli scudetti; 5) sulla manica il badge UEFA con il numero di Champions vinte; 6) partecipando alla Champions lo stemma con il logo della manifestazione; 7) lo stemma societario …

Il secondo gol genoano

Tutto questo per raccontare, in breve, la storia del triangolo tricolore e di un piccolo record che riguarda anche l’Alessandria, benché i Grigi lo scudetto lo abbiano visto solo da lontano.

Una discesa
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Sponsor e tacchetti

Un undici dei Grigi nella stagione 1982-’83, con il primo sponsor

Le squadre di calcio (e i calciatori) sono sempre alla ricerca di nuove fonti di entrata e la storia di questa ricerca parte da lontano. Andiamo con ordine: negli anni ’30-’40 soltanto i calciatori, quelli più importanti, venivano ingaggiati come “testimonial” (il termine non era ancora stato importato, ma il senso era quello) di prodotti commerciali. Pertanto personaggi come Giuseppe Meazza, Valentino Mazzola e Gunnar  Nordahl venivano utilizzati per pubblicizzare articoli di consumo (dentifrici e brillantina) oppure materiale sportivo (palloni o scarpe).  Nello stesso periodo (fino agli anni ‘60) diverse formazioni aziendali e dopolavoristiche arrivarono fino in Serie C come Rizzoli Milano e Cirio Napoli; altre divennero un vero scioglilingua come la C.R.A. C.R.D.A. Monfalcone – immaginate i tifosi che anziché Forza Grigi o Forza Milan\Inter/Juve dovevano gridare: Forza Circolo Ricreativo Aziendale Cantieri Riuniti Dell’Adriatico . Ci fu poi la fase (anni ‘50-’60) in cui le squadre assumevano il nome dello sponsor: LaneRossi Vicenza, Simmenthal Monza, Talmone Torino.

Il Torino Talmone, campionato 1958-’59

Giusto 40 anni fa  l’allora presidente del Perugia, D’Attoma decise di aggirare le regole del tempo mettendo il nome dello sponsor su ogni oggetto legato alla partita. Per farlo, visto che era già stato concesso l’utilizzo del marchio del fornitore del materiale tecnico, creò seduta stante un maglificio con lo stesso nome del suo sponsor, il pastificio Ponte, e lo riportò sulle rete arrivando persino al punto di far tagliare l’erba dello stadio Curi in modo da riprodurre il marchio.  Da allora … Leggi >

Le due volte in cui i Grigi dovettero sospendere il campionato

Anno 1915, i Grigi sul celebre terreno degli Orti

L’emergenza creata dalla diffusione del Covid-19 è arrivata al punto di far sospendere i campionati di calcio (si parla addirittura di posticipare i Giochi Olimpici!), cosa finora riuscita solo alle Guerre Mondiali. Quando l’Italia decise di rinunciare alla neutralità che si era auto-imposta nel 1914 schierandosi con l’Intesa contro Austria-Ungheria e Germania era in corso il campionato di Prima Categoria, una manifestazione strutturata su più fasi (la Serie A sarebbe nata 15 anni dopo).  A questo campionato partecipava anche l’Alessandria, alla sua seconda stagione tra le “grandi”.  Dopo il rodaggio dell’anno prima, la formazione grigia, sotto la sagace guida del britannico George Arthur Smith (cadrà nel 1917 nelle Argonne) iniziatore della “suola alessandrina”, appare subito come una possibile favorita. 

Ticozzelli, Fillide e Milano II

Dopo il primo girone nel quale Genoa, Alessandria ed Andrea Doria si qualificano senza alcuna difficoltà – testimoniato dal fatto che nelle 10 partite del mini torneo i grigi segnarono 36 reti, i rosso-blu addirittura 61! – la seconda fase propone un girone a quattro nel quale solo la prima si qualifica alla finale Nord del campionato. Qui la sfida è con il Milan: due partite infuocate che decideranno il passaggio del turno.  A Milano vincono i rossoneri 2-1 ma segnando un calcio di rigore molto contestato ed una rete viziata da fuorigioco.  Diventa decisiva la partita di ritorno: i Grigi, complice uno scivolone con la Vigor Torino, devono a tutti i costi vincere se … Leggi >