Addio a Barbiero, il capitano dell’ultima serie B

Alessandria_Unione_Sportiva_1974-1975Una formazione dei Grigi del campionato 1974-’75. Barbiero è il primo giocatore accosciato, partendo da sinistra: indossa la fascia di capitano.

 

Se n’è andato senza aver mai più rivisto l’Alessandria in serie B. Destino crudele. Valeriano Barbiero, con quei baffoni inconfondibili che gli davano una certa parvenza zingaresca, è stato il capitano dell’ultima promozione dei Grigi nella serie cadetta.

Valeriano_BarbieroBarbiero con la maglia del Padova e senza baffi.

 

Classe 1942, cominciò a giocare nella formazione della parrocchia di Brusegana, e fu proprio durante un  torneo che venne addocchiato dal Padova. Ci vollero però ben due provini per far sì che indossasse la gloriosa maglia biancoscudata.

Esordì in serie B nella stagione 1962-’63, per poi un anno dopo trasferirisi al Cagliari in A, voluto da Arturo Silvestri. Dopo due partite in Coppa Italia e un’amichevole internazionale, si infortunò ai legamenti del ginocchio e non ebbe così la possibilità di giocare in massima serie.1665-barbiero

Barbiero con la storica maglia dell’Alessandria con lo stemma per la vittoria nella Coppa Italia di serie C.

 

Tornato al Padova, fece parte della storica formazione, allenata dal tecnico argentino Humberto Rosa, che nel corso della stagione 1966-’67 arrivò in finale di Coppa Italia persa di misura poi contro il Milan di Nereo Rocco, altro protagonista assoluto delle storia calcistica patavina.

Padova_1966_67Barbiero nel Padova 1966-’67.

 

Nella carriera di Barbiero seguirono poi quattro stagioni nella Reggiana, di cui tre in B, e due nell’Alessandria. La prima fu quella della promozione in B (l’ultima in assoluto), quella successiva dell’immediato ritorno in C dopo lo spareggio di San Siro. Contro la Reggiana, in quella drammatica partita, Barbiero giocò la sua ultima volta in maglia grigia. Chiuse la carriera in serie D a Savona.

Libero di sostanza, ad Alessandria se lo ricordano ancora anche per quella sua inconfondibile parlata veneta, e chi frequentava da vicino l’ambiente dei Grigi, per le interminabili partite a carte con l’allenatore Ballacci – che non voleva mai perdere – dopo gli allenamenti o durante i ritiri a Marengo.

Quell’ormai lontana promozione in B

Sarti, Burgnich, Facchetti… Galli, Tassotti, Maldini… Zoff, Gentile, Cabrini: ognuno ha la sua formazione della vita. Come Pozzani, Maldera, Di Brino…e via andare. Campionato 1973-’74, si torna in B, dopo anni di calcio fatto bene, forse troppo, ma, ahimè, avaro di risultati. Dino Ballacci arriva da Arezzo e porta con sé un mestiere collaudato, capace di gestire teste e gambe. Al resto ci pensa una pattuglia di grandi professionisti, ancora affamati e desiderosi di dire la loro. Ballacci scarica, dopo l’espulsione nel derby interno con la Gavinovese, il talentuoso ma ingestibile Musa e s’inventa Manueli ala per i cross a Dalle Vedove.

Grigi Serie BI Grigi festeggiano al “Moccagatta” la promozione in B. Capitan Barbiero è ancora il primo accosciato, partendo da sinistra.

 

Questa è la svolta. A metà campo governa Volpato, dietro ci pensano Barbiero e Colombo. Undici titolari fissi, con una panchina sempre pronta e piena di gente duttile come il professor Mazzia. Pochi gol fatti, quelli che servono (39) e pochissimi quelli subiti (17) quelli giusti per la promozione. Calcio fatto di organizzazione, cinismo, esperienza, calcio che scalda il cuore e resta nella storia. Un campionato stravinto, ben prima del necessario con la coda imprevista dell’esonero di Ballacci alla vigilia della gara di Mantova che sancirà  la promozione matematica. Ma questo renderà più dolce il ritorno del mitico Dino, qualche anno dopo.

Mario Bocchio
Marcello Marcellini

 

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