Quarant’anni fa l’ultima serie B

Grigi Serie BFesta grande al “Moccagatta”.

 

Per rivedere i Grigi per l’ultima volta in serie B dobbiamo attendere sino al campionato 1973-‘74. Il primo tentativo va però a vuoto, anche se di un soffio, perché è il Parma di Alberto Rizzati ad aggiudicarsi il torneo di C 1972-’73 anche se in uno stadio “Moccagatta” pieno zeppo di spettatori, ben ventimila, l’Orso vince 1-0 proprio contro gli emiliani, con “graffio” di Roberto Salvadori, detto “Faina”, che tre anni dopo vince lo scudetto con il Torino di Gigi Radice, Renato Zaccarelli, Claudio Sala, Francesco Graziani e Paolino Pulici. L’annata è però impreziosita dalla conquista della prima edizione della Coppa Italia di serie C nella finale contro l’Avellino disputata il 29 giugno allo stadio “Flaminio” di Roma e vinta 4-2 ai supplementari con tanto di invasione di campo da parte dei supporters irpini.Foto_2

Giampiero Dalle Vedove.

La stagione successiva finalmente è quella buona: Paolo Sacco sostituisce il papà Remo alla presidenza e in panchina arriva Dino Ballacci, uomo dal carattere forte. Nell’organico ritorna Dalle Vedove. I Grigi sono promossi in B con quattro turni di anticipo dopo il pareggio 1-1 a Mantova, ma l’intero ambiente non è sereno e l’allenatore viene esonerato addirittura prima della fine del campionato. Un pessimo preludio per la stagione successiva, nella quale l’Alessandria non si rafforza a dovere e, complici anche gli infortuni di Baisi e Reja, finisce per entrare in apnea. Ma alla fine sembra potercela fare, soprattutto quando viene chiamato Mister Giorcelli. I Grigi battono il glorioso Genoa e all’ultima giornata si giocano le possibilità di salvezza contro la Sambenedettese, guardando a distanza il match della Reggiana contro il Foggia. Foto_3La differenza reti è leggermente favorevole all’Orso Grigio, per cui un successo con il medesimo scarto di Grigi ed emiliani sulle rivali di turno garantirebbe all’Alessandria la permanenza in B.

Gigi Manueli.

 

Invece la Reggiana ne segna tre al Foggia, e l’Alessandria solo due ai già salvi marchigiani: al novantesimo una gran palla è sui piedi di Volpato che, ricevuto il pallone da destra, mira l’angolino. Il portiere sembra battuto, ma purtroppo la sfera esce a fil di palo fra la disperazione dei tifosi. Si va dunque all’inevitabile spareggio, ancora a “San Siro” come in occasione della stoica promozione in A, ma la Reggiana vince 2-1 e rende inutile il gol di Dalle Vedove.

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Gli avvenimenti in sintesi

Anno 1973

  • 7 luglio: dopo l’abbandono di Marchioro, la scelta del nuovo allenatore ricade sull’esperto Dino Ballacci.
  • 1º agosto: la squadra, ancora priva di alcuni nuovi elementi, parte per il ritiro di Arsiero. In fase di mercato, pur perdendo elementi importanti come Salvadori e Lorenzetti, la squadra si rinforza con diversi giocatori di esperienza (Mazzia della Reggina, Reja del Palermo, Volpato e Baisi del Catania, Barbiero della Reggiana e Dalle Vedove, già all’Alessandria negli ultimi campionati di serie B).
  • 27 agosto: le prime uscite della squadra deludono i tifosi, che fischiano i giocatori dopo i pareggi in Coppa Italia Semipro contro Albese e Derthona. L’Alessandria passa comunque il turno vincendo le due gare di ritorno.
  • 14 ottobre: alla quinta giornata, l’Alessandria subisce il primo gol stagionale e cade a Belluno. La settimana successiva, l’opaco pareggio interno contro la matricola Gavinovese relega i Grigi al quinto posto, con un distacco di due punti dal Venezia capolista.
  • 11 novembre: espugnando Savona, l’Alessandria inanella la terza vittoria consecutiva e si porta sola in testa, con un punto di vantaggio su Lecco, Pro Vercelli e Venezia. Dopo la gara Ballacci si mostra polemico con la dirigenza, contestando la cessione del centravanti Musa ed il mancato ingaggio di un sostituto.
  • 16 dicembre: il pareggio dei Grigi a Chioggia, che fa seguito alla sconfitta contro l’Udinese della settimana precedente, costa il sorpasso in vetta del Venezia. Dopo quattordici giornate l’Alessandria vanta 19 punti, uno in meno dei neroverdi ed uno in più delle terze classificate, Belluno e Lecco.

Foto 8Una formazione dell’Alessandria nel campionato 1973-’74. In piedi da sinistra: Pozzani, Mazzia, Colombo, Maldera, Reja, Dolso. Accosciati: Barbiero, Unere, Vanzini, Musa, Manueli.

 

Anno 1974

  • 27 gennaio: il girone d’andata si chiude in crescendo, con nove punti in cinque gare. Nessuna squadra tiene il ritmo dell’Alessandria, che si ritrova così prima, con due punti di vantaggio su Lecco e Venezia ferme a quota 26 e cinque sull’Udinese, quarta. Con quattro reti subite, il reparto arretrato si dimostra il più solido del campionato.
  • 24 febbraio: pur non andando oltre lo 0-0 nell’anticipo di Solbiate Arno, i Grigi riescono ad allungare sulle inseguitrici. Il 25, infatti, il Lecco perde sul campo del pericolante Savona e rimane in ritardo di tre punti, mentre Venezia ed Udinese impattarono nello scontro diretto, mantenendo il terzo posto. La vittoria sul Belluno della settimana successiva aumenta il divario sul secondo posto di un’altra lunghezza.
  • 27 marzo: una formazione zeppa di riserve pareggia la gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia Semipro contro la Solbiatese e viene eliminata dalla competizione. In campionato va aumentando, però, il divario sulle inseguitrici.
  • 14 aprile: indolore sconfitta a Venezia. Nella stessa giornata cadono infatti anche Udinese e Lecco. La classifica vede l’Alessandria al comando con 43 punti, Udinese e Venezia sul podio a 36, a seguire Lecco e Monza a 35.
  • 5 maggio: battendo l’Udinese alla 32, i Grigi si portano a +9 in classifica dagli stessi friulani, terzi, e a +8 sul secondo posto, occupato dal Venezia. Con sole 8 reti subite, la difesa è largamente la migliore del campionato, e la promozione pare ormai cosa fatta.
  • 17 maggio: nuovi contrasti emersi nei giorni precedenti tra il presidente e Ballacci riguardo al potenziamento della squadra in vista della promozione tra i cadetti hanno come conseguenza il clamoroso esonero dell’allenatore; la squadra viene provvisoriamente affidata a Mario Pietruzzi, con la collaborazione del capitano Mazzia. Nei giorni successivi le proteste dei tifosi per questa decisione inducono alle dimissioni il presidente Paolo Sacco. Il padre Remo, chiamato a sostituirlo, assume poi il ruolo di commissario straordinario.
  • 19 maggio: pareggiando a Mantova, l’Alessandria ottiene la matematica promozione in serie B con quattro giornate ancora da giocare.
  • 4 giugno: notizie riguardanti irregolarità nel trasferimento di Di Prospero, calciatore in comproprietà tra Arezzo e Viterbese giunto all’Alessandria in novembre, vengono presto smentite.
  • 16 giugno: dopo tre sconfitte consecutive, l’Alessandria pareggia a Trieste, chiudendo il campionato del sospirato ritorno in B dopo sette anni.

Mario Bocchio

image001Campionato 1973-’74 serie C. L’Alessandria con la maglia con le insegne della vittoria nella Coppa Italia semipro. Si riconoscono, in piedi da sinistra: Pozzani, Dolso, Colombo, Reja, Maldera II, Di Brino, Barbiero, Manueli, Dalle Vedove. Accosciati: Mazzia, Vanzini, Volpato, Unere e Baisi.

 

 

Quei giorni a Marengo

Alzi la mano chi, tra la gente di una certa età, non ricorda la formazione di quell’anno come se fosse una filastrocca. Bella gente quella squadra, forte, organizzata, unita. Al loro arrivo in Alessandria, li considerarono vecchi e loro smentirono tutti, con la loro voglia di rivincita e il loro mestiere. Il mio ricordo di quell’annata però non sta solo nelle partite al “Moccagatta”, viste in una gradinata Sud allora traboccante di gente.

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Quell’anno i Grigi si allenavano a Marengo. I giocatori pranzavano lì di fronte, nel vecchio, mitico “Napoleon”. Pranzo frugale, partita a carte con Ballacci e poi al campo. Tutti i giorni io ero lì. E non mi persi un allenamento. Avevo 17 anni e quando li vedevo entrare in capo era una festa. Allenamenti lontani anni luce da quelli di oggi: le mischie davanti alla porta in cui era gol solo se si segnava di testa e poi giri campo, scatti, tiri in porta. Barbiero a tirare il gruppo con i suoi “porconi” da brivido, Reja e Dolso in fondo a fare casino e in sottofondo la voce di Volpato, “Volpe”, che non stava zitto un attimo. Se qualcosa non andava per il verso giusto, la punizione era due giri di campo per il malcapitato ma ai vecchi non capitava mai, con Ballacci che seguiva da lontano. E per concludere la partitella, zero schemi, poca tattica, Ballacci faceva tutto con Pietruzzi a dargli una mano e, se la squadra del mister non vinceva, si giocava fino a notte fonda. Trascurando greco e latino, chimica e filosofia vissi in quella infinita serie di pomeriggi la mia personalissima promozione. Alla fine dell’anno mi affibbiarono proprio greco a settembre ma intanto io ero salito in serie B.

Gigi Poggio

 

 

Scrivemmo quindi, un’appendice (oggi introvabile), sullo stile del libro storico

E’ stata la mia ultima permanenza nel clan grigio e nel calcio seguito di persona, perché ormai l’azienda mi impegnava troppo ed anche per un episodio con Paolo Sacco che mi aveva disturbato non poco. Non mi ricordo se Marcello Marcellini, se ne andò anche lui, ma questi fatti sono ricordi personali.

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Rilevato che in quell’occasione, da poco licenziato alle stampe quel volume sui 60 anni dell’Alessandria, che nonostante svarioni storici della prima parte (1912-1928), è diventato un libro cult ancora oggi, rendendoci ”storici ufficiali del calcio alessandrino”, non potevamo mancare all’appuntamento che la sorte ci aveva servito su di un bel piatto d’argento Parlo di me, di Marcello e del compianto Enrico Dericci.

image003             Il tifo al “Moccagatta”.

Pensavamo, di aver compiuto un‘opera, quando, quasi premio alle nostre ricerche, nel campionato 1973-‘74, l’Alessandria raggiunse finalmente la serie B! Scrivemmo quindi, un’appendice (oggi introvabile), sullo stile del libro storico, di cui riportiamo la copertina. Fu un campionato travagliato, soprattutto per la dirigenza, cosa che però per merito del ferreo polso di Ballacci, non si riflettè sui giocatori, Infatti nonostante tutto, a quattro giornate dalla fine si era già matematicamente sicuri della promozione. In questo marasma di contrasti, Ballacci viene licenziato (rilevato da Bruno Mazzia con l’indimenticato Mario Pietruzzi), Paolo Sacco assume la presidenza ma poi si dimette per contrasti addirittura con il padre ing. Remo. Il caos genera questa volta anche scompenso nella squadra che infila tre sconfitte ed un pareggio. Ma il relax come già detto non è influente e i Grigi vincono con 6 punti di vantaggio sulla seconda, l’Udinese. Baisi, sarà il capocannoniere, che con le reti segnate dall’alessandrino Dalle Vedove e dal suo concittadino Gigi Manueli, costituirono un bottino di tutto rispetto. Da segnalare che uno dei motivi di contrasto fu la cessione di Musa a novembre, senza un’adeguata sostituzione.
La cronaca delle ultime partite dice che non sono state esaltanti, con un’Alessandria rinunciataria.
Insomma sembra che i Grigi non riescano mai ad uscire dalla polemica, ma almeno quella volta, hanno dichiarato “Sacco matto” alla sfortuna. Non mi pronuncio su quest’anno, pur con le lodi al presidente Luca Di Masi e all’allenatore Luca D’Angelo, per mera questione di scaramanzia.

Ugo Boccassi

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 Tutti i protagonisti di quell’indimenticabile campionato sulle mitiche figurine Panini.

 

“Nel 1974 nacque anche il mio primogenito … Meglio di così!”

 

image013Udinese-Alessandria 1973-’74.

 

Il ricordo di Edoardo “Edy” Reja

“È stato un bellissimo periodo, veramente. Nel primo anno centrammo la promozione in serie B: una squadra molto forte, con giocatori che avevano già calcato palcoscenici di serie A e B come Pozzani, Maldera, Dolso, Dalle Vedove, Mazzia e due giovani come Di Brino e Manueli, allora già considerati emergenti e che, in seguito, hanno fatto un’ottima carriera. RejaMa eravamo anche un gruppo con grandi personalità e, quindi, in quel contesto, Ballacci è stata la persona giusta per allenarci e, soprattutto, per ‘tenerci a bada’. Il mio ricordo personale di Dino è particolarmente commosso e sentito: già allora ero molto affezionato a quest’uomo così straordinario e particolare, che viveva fuori Alessandria per non rinunciare a determinate abitudini (il contatto con la natura, il desiderio di tranquillità dopo gli allenamenti e le partite) che lo facevano sentire un po’ come se abitasse sempre nella sua tenuta a Imola, vicino a Bologna. Non voleva mai perdere, nemmeno quando giocavamo a briscola io e Dolso contro lui e Baisi.

 

Maglia   Maglia di Dalle Vedove stagione 1973-’74. Non presenta lo stemma per la vittoria della Coppa Italia che come si vede poteva essere applicato.

 

 

Arrigo Dolso, genio e sregolatezza, racconta le sue imprese dentro e fuori il rettangolo verde. Quel tunnel all’olandese Krol ed il gol da trenta metri al torinista Castellini

Tra i giocatori talentuosi, ma nello stesso tempo “cavalli matti”, che abbiano mai difeso i colori dell’Alessandria, figura Arrigo Dolso. Nato a San Daniele del Friuli il 12 novembre 1946, giocatore mancino, divenne campione italiano Primavera nelle fila dell’Udinese, dove iniziò nel 1964 la sua lunghissima carriera nel professionismo. Nella stagione 1966-‘67 venne acquistato dalla Lazio con cui fece il suo esordio in serie A, il 18 settembre 1966 nella partita Fiorentina-Lazio (terminata con il risultato di 5-1).Dolso Giocò sei anni nella Capitale, intervallati da una stagione al Monza. Il suo bilancio con la Lazio è di 80 partite complessive (68 in campionato, 9 in Coppa Italia, 2 in Coppa delle Alpi e 1 in Coppa UEFA) e 6 gol (tutti in campionato). Con la maglia biancoceleste ha conquistato la Coppa delle Alpi nel 1971. Nel novembre del 1971 si trasferì al Varese. Seguirono stagioni ad Alessandria, Benevento, Trapani, Grosseto e Ravenna. È stato nella Nazionale militare e in quella Under-21.

Dolso in maglia grigia.

 

Genio e sregolatezza: un vero e proprio artista. Oggi eccolo dritto come un albero, sul molo di Portoferraio, magro come allora, i capelli abbondanti come allora, il sorriso da ingenua canaglia come allora … “Sono venuto quaggiù nel 1984, quando smisi di giocare. Avevo bisogno di un’ isola, di un rifugio. Il mare c’entra poco, a malapena mi tengo a galla”. “Da bambino trascorrevo i pomeriggi nel cortile di casa ad inseguire il pallone. Giocavo scalzo o con le pezze che avvolgevano i piedi. Nel ‘60, entrai nelle giovanili dell’ Udinese. Nel ‘66, mi acquistò la Lazio, pagando una bella somma, 95 milioni. A Roma rimasi fino al ‘71. Mi ritirai nell’84. Avevo 38 anni, ma continuai a giocare con gli amici. Anche ora, tre volte a settimana mi diverto con il calcetto”. Divertirsi: è stato il filo conduttore dell’ esistenza di Dolso. Aveva un piede sinistro che incantava. Aveva talento. Ma doveva divertirsi.
“Ero innamorato della vita – racconta – e per me la vita è sempre stata pallone, musica e donne. Non passavo mai il pallone, era più forte di me, ma i compagni si arrabbiavano. Feci il militare con Zoff e Riva. Nelle partite in caserma, Riva non voleva mai stare in squadra con me: ‘Sei un fenomeno, ma non passi il pallone’. La sera non riuscivo a restare a casa. Andavo al Piper. Sono cresciuto insieme con Patty Pravo e Rocky Roberts. E se non era il Piper, andavo in via Veneto. E se non era via Veneto, andavo ai concerti. Mi piacevano i Beatles, i Bee Gees, Mina e Adriano Celentano. Dolso e Colombo oggi

 

Dolso oggi, in compagnia di Antonio Colombo.

 

 

 

“Indossavo camicie a fiori d’estate e camicie a coste di velluto d’inverno – continua DolsoQuando arrivavo agli allenamenti, l’allenatore, l’argentino Lorenzo, un uomo molto superstizioso, mi diceva ‘stanotte in che complesso hai suonato?’. La musica era una mania. Come le donne. In sede mi arrivavano centinaia di lettere e io rispondevo a tutte le ragazze, fissando un appuntamento. Non sopportavo i ritiri estivi. Due settimane a correre per i boschi, forse per questo odio correre. Non ci facevano mai toccare il pallone. Io protestavo ‘quand’ è che ci date l’oggetto misterioso?’, lo chiamavo così. E poi quella clausura, quelle costrizioni. Una volta arrivai in ritiro con qualche giorno di ritardo. A cena i compagni di squadra mi dissero, ‘stasera, Arrigo, si va al cinema’. Mi portarono all’ ultimo piano dell’ albergo, salimmo sul tetto e ci mettemmo a sbirciare le finestre del palazzo di fronte. C’erano delle ragazze. Mezz’ora dopo sentimmo un bisbiglio. Era il portiere dell’ albergo che ci chiamava. Gli inquilini del palazzo di fronte avevano chiamato i carabinieri. Ci portarono nella hall e l’allenatore mi disse ‘sei appena arrivato e già combini casini’ “. Arrigo_Dolso

 

Dolso all’Olimpico di Roma con la maglia della Lazio.

 

 

 

 

“Il mio modello era Mariolino Corso – conferma Dolso portavo i calzettoni abbassati come lui. Ma il giocatore più forte che ho conosciuto è Rivera. Ad Alessandria si parlava solo di lui. Già, Alessandria, dove scoprii la pittura. Mi comprai la tavolozza, i colori e cominciai a dipingere. Se dovevo finire uno schizzo, tardavo persino agli allenamenti. Ma ormai mi ero calmato, mi ero sposato con Marisa, conosciuta a Monza, ed era nata Talitha, un nome aramaico”. “Avevo un debole per il tunnel. Lo feci anche a Krol, l’olandese, per vincere una scommessa. Avevo 35 anni e giocavo a Grosseto. Per me il calcio era arte. Come quel gol che rifilai al Torino, nel 1970: dribblai due avversari e tirai da trenta metri. Castellini neppure vide il pallone. Potevo fare grandi cose, ma si vive solo una volta e ho cercato di vivere a modo mio. Non ho problemi, possiedo un bar e ho la pensione. Vorrei insegnare calcio ai bambini, ma c’è la crisi e tagliano i vivai. Peccato, la vita continua”.
E Arrigo Dolso continua a sorridere alla vita, e continua ad incantarsi. Come il giorno in cui sbarcò a Roma, nell’estate 1966. La sera si era già perso. Fece l’alba scoprendo Roma, Roma della dolce vita, come dolce è stata la vita di Dolso Arrigo di San Daniele del Friuli, figlio di un operaio e degli stenti del dopoguerra. Forse per questo ha voluto godersi la vita senza rimpianti. Se la gode ancora: negli occhi della sua Marisa, bellissima, nei sorrisi degli amici, nei suoi tunnel di calciatore in pensione.

Mario Bocchio

image005Opuscolo celebrativo.

image007 Già nel 1971 gli alessandrini sognavano la serie B.

 

La classe di Manueli

Luigi Manueli, detto Gigi, è nato a Voghera il 7 marzo 1953. Cresciuto sportivamente nell’Alessandria, scoperto da Mario Pietruzzi, ottenne una promozione in serie B nel 1973-‘74. Dopo tre stagioni in cadetteria con Alessandria e Varese, Foto 12esordì in A con l’Atalanta nella stagione 1977-‘78. Tornato a Varese nel 1979 ottenne in seguito due promozioni consecutive in massima serie, nel 1980-‘81 con il Genoa e nel 1981-‘82 con il Verona. Con gli scaligeri giocò anche la finale d’andata di Coppa Italia 1982-‘83 e 10 incontri in massima serie, sempre nella stessa stagione. Successivamente ritornò all’Alessandria, in serie C2, nel 1983-‘84 (con 191 gare disputate è il 14º giocatore più presente in maglia grigia). Smise di giocare nel 1988, dopo un torneo di serie D con la Cairese. In carriera ha totalizzato complessivamente 31 presenze e 2 reti in serie A e 206 presenze e 20 reti in serie B.

 

 

Verso il 1974 … un periodo d’oro

image009Alessandria-Parma 1-0 1972-’73.

Sacco con Coppa Italia Paolo Sacco con la Coppa Italia di serie C.

image011Finale di coppa Italia semipro Alessandria-Avellino 4-2. I Grigi battono gli irpini in finale e si aggiudicano l’edizione 1972-’73.