Baloncieri disse: “Si potrebbe formare il più formidabile squadrone”

scuola alessandrina (3)Grasshoppers-Alessandria: Banchero tenta di sfuggire al suo guardiano.

 

“Con i giocatori usciti da Alessandria ed oggi sparsi ai quattro venti nelle squadre italiane, si potrebbe formare il più formidabile squadrone nostro. E sarebbe uno squadrone che avrebbe anche l’allenatore migliore, poiché Carcano è alessandrino”, ebbe modo di dire Adolfo Baloncieri. Si riferiva ai grandi campioni in maglia grigia.

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Cattaneo, Avalle, Banchero e Ferrari.

 

 

Edoardo Avalle (Alessandria, 27 settembre 1905 – Merate, 20 settembre 1999), di ruolo centrocampista, era un giocatore eclettico schierato principalmente come mediano che fu spesso chiamato a ricoprire altri ruoli a centrocampo e in attacco. Esordì in campionato con la maglia dell’Alessandria diciottenne nella stagione 1923-‘24 e con i Grigi piemontesi visse la quasi totalità della sua carriera da calciatore. Con 270 gare ufficiali disputate è ancora oggi il quarto calciatore più presente in maglia grigia dopo Antonio Colombo, il compagno di squadra Renato CattaneoMario Pietruzzi. Chiuse la carriera dopo una breve esperienza alla Sampierdarenese, nel 1934-‘35. Vanta un totale di 278 presenze e 32 gol nel massimo campionato (167 presenze e 17 gol dopo l’istituzione della serie A). Convocato in alcune occasioni in Nazionale, non esordì mai in prima squadra, disputando comunque 8 gare da titolare con la formazione cadetta; il debutto risale al 7 aprile 1929 in un’amichevole vinta per 4-1 contro la Grecia. Nel 1904 nasce ad Alessandria Elvio Banchero.Venne acquistato dal Genoa nell’estate del 1929 dalla squadra della sua città natale (con cui aveva esordito in prima divisione nel 1921). In maglia rossoblù giocò tre campionati (dal 1929 al 1932) con 80 presenze e 40 reti. Vittorio Pozzo lo schierò due volte interno destro e una sola al centro dell’attacco nei tre incontri nei quali indossò la maglia azzurra: nel 1928 (due) e nel 1931, realizzando complessivamente quattro reti.

scuola alessandrina (1)Elvio Banchero visto da Magià.

 

Aveva padronanza di palla, sapeva far girare l’attacco e mettere in movimento le ali, ma forse non riuscì a conquistare il cuore, senza sua colpa, della folla, forse per la classica freddezza del suo stile, anche perchè lui prediligeva il ruolo di centravanti mentre invece al Genoa, fu costretto, dalla venuta di Stabile, ad occupare quello di mezzala, senza sentirlo. Entrò a far parte del fertile vivaio dell’Alessandria diciassettenne, nel 1921; dopo le prime stagioni in maglia grigia e una di rodaggio, nel 1924, disputata tra le fila della Spal, che nonostante la sua presenza retrocesse dalla Prima divisione, seppe diventare, sotto la guida dell’allenatore Carlo Carcano, uno dei migliori centrocampisti offensivi del campionato. Con l’Alessandria vinse la Coppa Coni  e sfiorò la vittoria dello scudetto nella stagione 1927-‘28. Al termine di quell’anno fu convocato tra gli Azzurri destinati a vincere il bronzo olimpico nel calcio ad Amsterdam 1928: disputò 2 gare segnando 4 reti, una all’esordio contro la Francia e tre nello storico 11-3 contro l’Egitto. Nell’estate successiva fu ceduto al titolato Genoa, con cui disputò la prima edizione della serie A (1929-30): segnando 17 reti (che gli fruttarono il quinto posto nella classifica dei cannonieri di quel campionato) guidò i rossoblù al secondo posto, a due soli punti dall’Ambrosiana campione. Restò a Genova fino al 1932, quando passò alla Roma. Tra i giallorossi, nonostante le buone premesse, non trovò però abbastanza spazio; dopo due stagioni al Bari ritornò ad Alessandria per il campionato 1936-‘37, terminato con la retrocessione all’ultimo posto della squadra grigia. Dopo alcune partite giocate con il Parma, in serie C, chiuse con il calcio giocato. Soprattutto ad Alessandria Banchero è ricordato come “l’uomo del fango”, perché fu soprattutto sui terreni pesanti che seppe dare il meglio di sé.

scuola alessandrina (5)Inserzione pubblicitaria con Cattaneo. Se Galbani voleva dire fiducia, per i tifosi “Ciaplén” voleva dire certezza.

 

Centrocampista offensivo, Renato Cattaneo passò la maggior parte della sua carriera nella squadra della sua città natale, l’Alessandria: dopo alcuni anni di gavetta, esordì in prima squadra nel 1923, sotto la guida dell’allenatore Carlo Carcano. In maglia grigia passò dodici stagioni tra il campionato 1923-‘24 e il 1934-‘35, mettendo a segno 128 reti. Avendo realizzato 67 gol tra il 1929 ed il 1935, è a tutt’oggi il maggior cannoniere della squadra piemontese nella serie A a girone unico. Trentaduenne, passò alla Roma e nelle due stagioni seguenti collezionò 37 presenze e 6 reti, mancando nuovamente la vittoria del campionato nella stagione 1935-’36, proprio come avvenne in riva al Tanaro in occasione del torneo 1927-‘28: in quella stagione due suoi gol decretarono le vittorie nei derby d’andata e ritorno contro la Lazio.

scuola alessandrina (4)Grigi in maglia blu sulle figurine edizione Zaini.

 

Nel 1937 si trasferì all’Asti, in serie C, nelle vesti di allenatore-giocatore. Nella sua carriera poté vantare anche due presenze e una rete nella Nazionale italiana, con la quale esordì il 25 gennaio 1931 a Bologna (Italia-Francia 5-0). Dopo la fine della carriera entrò nello staff dell’Alessandria; coadiuvò l’allenatore Mario Sperone nel vittorioso campionato B-C 1945-‘46. Fu poi sulle panchine di Parma, Savona e poi ancora Parma; nella stagione 1948-‘49 dovette abbandonare improvvisamente il mestiere di allenatore per motivi di salute, dopo essere stato colto da un infarto. Morì nel 1974, a 70 anni; a lui è dedicato il centro sportivo di via Monteverde ad Alessandria.

scuola alessandrina (2)Il “Guerin Sportivo” del 2 maggio 1928. Le caricature dell’Orso Grigio e di alcuni giocatori alessandrini sono tratteggiate dall’abile mano di Carlin.

 

Perché Renato Cattaneo venne soprannominato “Ciaplen”? Il termine venne coniato proprio da Baloncieri, che lo aveva ammirato quando aveva solo quindici anni. “U smeja ‘n ciaplen”, un cagnolino tutto furbizia e agilità, che gira attorno, ma non si lascia mai afferrare, disse.

Mario Bocchio