Per fare il grande calcio principalmente ci vogliono i soldi; per fare del buon calcio e restare ad alti livelli ci vogliono prima ancora di quel capitale che pur non guasta, idee e metodo. In questo campionato che mestamente volge alla fine, all’Alessandria sono mancati tanti elementi che non ha senso elencare per l’ennesima volta: se ne è scritto e parlato abbastanza.
Sarebbe bastato veramente poco (sicuramente molto meno di quanto è stato speso per autentiche scommesse che si son rivelate disastrose) per arrivare a prendere ciò che serviva realmente a questa squadra, senza invece giocare con le figurine, o peggio ancora farsi mal consigliare, magari a tutto vantaggio degli ineffabili e immancabili procuratori.
Chiedere ad esempio in prestito alle grandi squadre giocatori giovani che possono essere utili non è certamente vergogna, piuttosto che attingere a quegli elementi d’esperienza finiti ai margini di squadre di categoria superiore, per di più incamminati verso il tramonto della carriera. Oppure illudersi con elementi che, fuori dagli schemi a cui erano abituati, si sono rivelati veri e propri bluff, altro che top-players! Uno sforzo ragionato e nemmeno troppo grande.
E così, mentre la Cremonese ha saputo trarre dai propri e altrui errori e dalla violenta contestazione dopo aver malamente perso il secondo derby stagionale contro il Piacenza, la forza di mantenere calmi i nervi e ripartire con tanta umiltà (dote peraltro di Mister Tesser, un vero galantuomo), l’Alessandria ha incominciato il suo lento ma insesorabile declino.
Quella di sabato a Tivoli contro la Lupa Roma, è una partita che non merita aggettivi per essere descritta, ma solo un laconico silenzio. Fermo immagine.
Per quest’anno le cose sono andate come sono andate e si sa sostanzialmente chi è l’artefice di questo “capolavoro”: ognuno ne tragga le conclusioni che vuole. È importante però che si riparta dalla consapevolezza che quanto in questa stagione non è accettabile non solo a livello sportivo, ma anche a livello d’immagine. Prima ancora che di soldi, di marketing, di proclami, di invettive contro la Curva Nord, di bacchettate al Livorno e altre amenità, l’Alessandria ha bisogno di idee e metodo per ripartire e, soprattutto, per ritrovare quel legame simbiotico con una tifoseria che sta smettendo di credere in questo club.
Mario Bocchio
Le foto sono di LaPresse.it.
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