Il corsivo di Mario Bocchio
Il pareggio di mercoledì rimanda ogni considerazione sul passaggio del turno a domani. Il tutto si deciderà in una gara singola, una finale secca a tutti gli effetti. Una sorta di nostra finale di Champions League.
Confidiamo nel fattore campo, chiederemo ancora una volta al nostro vecchio caro “Mocca” di compiere il suo ultimo miracolo. Perché dopo non sarà mai più come una volta. Si chiuderà definitivamente un capitolo della nostra storia.
Caro vecchio nostro stadio, ti preghiamo, fallo per quella maglia grigia, unica al mondo, che hai contribuito a rendere famosa! Fallo per lei e per tutti quei tifosi che hanno il cuore puro, che sono mossi da autentica e sincera passione! Perdona loro – chi utilizza la ruspa perché antepone il mero interesse economico al sentimento – perché non sanno quello che stanno per fare!
Dopo il primo round, il Mister grigio Pillon recrimina, quello leccese Rizzo si tiene la prestazione e lascia intendere di essere soddisfatto e fiducioso per il ritorno. Alessandria-Lecce è la conferma che il calcio non è scienza esatta. Non vince chi produce di più, chi registra il maggior possesso palla, chi riesce ad avere supremazia territoriale.
Vignetta di Carlo Dossola.
Vince chi segna un gol in più dell’avversario. Il Lecce ha mostrato piccoli segnali di crescita, ma ci è parso rallentato dalla zavorra rappresentata da problemi del passato.
Mercoledì abbiamo visto la mancanza di lucidità, precisione, cinismo e cattiveria sottoporta. Ai punti avrebbe vinto la squadra giallorossa. Obiettivamente il Lecce ha registrato una chiara superiorità rispetto ai Grigi – quindici le azioni manovrate e costruite nella metà campo dell’Alessandria – con uno sbilanciamento sul versante di sinistra anche se la profondità non è stata trovata molte volte probabilmente per la propensione degli esterni ad accentrarsi giocando a piede invertito.
Profondità che invece la stessa Alessandria è riuscita a trovare in cinque occasioni con poche azioni costruite in maniera pericolosa nella metà campo dei salentini. Praticamente nulla la manovra di Pillon per vie centrali, dove Giosa e Cosenza soprattutto non hanno concesso spazi e aria agli ai giocatori avversari. Alessandria abile in un palleggio orientato all’essere sterile, e Lecce molto nervoso talvolta nella gestione di situazione di gioco anche semplici. Giocare ad alta intensità cercando velocità e la gestione frenetica con cui si cerca di dare incisività alla manovra hanno portato in sostanza spesso all’errore. Certamente positiva è stata la reazione leccese al gol dello svantaggio nato da una combinazione di errori individuali e di reparto.
Meno positiva è la valutazione dell’impostazione tattica data alla squadra pugliese nel primo tempo, con riferimento alla posizione di Arrigoni molto schiacciato sulla linea della difesa e poco di aiuto nella ripartenza della squadra. Situazione tattica probabilmente dettata dal voler dare supporto ai centrali difensivi nella conquista della seconda palla. Situazione tattica variata nella ripresa con un baricentro più alto coincisa ovviamente con la presenza costante e con maggiore densità nella metà campo dell’Alessandria da parte dei giallorossi.
Naturale riflesso è stato l’aver prodotto numerose occasioni con poca precisione: sei conclusioni fuori misura e due nello specchio complessivamente. Nessun appunto sull’impegno della squadra grigia, sempre combattiva e concentrata e a questo punto come già evidenziato nel recente passato, inutile cercare soluzioni tattiche alternative (modulo e sistema di gioco) come saggiamente deciso da Pillon per non rischiare di intaccare determinati equilibri costruiti nei nove mesi precedenti. Si lavori invece per mantenere alta la soglia della concentrazione, della determinazione e spirito di sacrificio di squadra. L’Alessandria ha spaventato il Lecce, e la gara secca in cui entrambe dovranno giocare solo per vincere potrebbe pesare maggiormente nella testa proprio dei Grigi, che difficilmente potranno impostare il match solo su ripartenze e lanci lunghi.
L’Alessandria dovrà cercare di essere più concreta, sfruttare al massimo ogni singola occasione. Giocare con intelligenza senza sprecare energie perchè la gara ricordiamo potrebbe allungarsi anche ai tempi supplementari, dove fondamentale sarà la tenuta fisica ma anche mentale.
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