Le nostre inchieste. Bettega: “In Italia si pensa al risultato, non a creare i giocatori”

mercoledì, 06 Settembre 2017

L’ex centravanti di Juve e Nazionale -intervenuto venerdì scorso a “L’Orso in diretta” – è critico con il sistema nostrano.

 

Venerdì scorso a “L’Orso in diretta” – la trasmissione di Museo Grigio  su Radio Voce Spazio – è intervenuto telefonicamente Roberto Bettega, intervistato da Mauro Bavastri. L’ex campione di Juventus e Nazionale ha toccato diversi argomenti di ambito calcistico.

“Siamo un paese importatore di calciatori, e non di prima fascia: prendiamo gli scarti – ha voluto sottolineare – A suo tempo, la Germania fece un progetto sui giovani con i centri federali, che portasse risultati a dieci anni; noi però vogliamo tutto subito, scoprire talenti a due lire e venderli a sei. Il settore giovanile è un investimento senza certezza in cui si fa più tattica che educazione e formazione, perché l’obiettivo è vincere subito, non costruire un giocatore. Secondo me invece bisogna lasciare i bimbi liberi di giocare, senza imbrigliarli negli schemi fin da piccoli; poi dare loro la possibilità di giocare e di affermarsi in categorie come la Serie C e avere pazienza. Ma il calcio avrà la forza di aspettare? E il pubblico e i giornali?”.

Nella stessa trasmissione radiofonica – che ha preceduto l’amichevole dell’Alessandria a Caravaggio contro l’Atalanta, spazio anche all’ex bomber nerazzurro e della Lazio Oliviero Garlini.

“Proprio l’Atalanta punta molto sui giovani, credo sia basilare creare dei talenti futuri. Kessiè ad esempio, ma si possono sfornare campioncini utili anche alla nostra Nazionale come l’attaccante Petagna che ha delle qualità importanti e può arrivare lontano – ha detto Garlini, che nel corso della sua carriera vesì anche la maglia dell’Inter- L’importanza del calcio giovanile, questo è il tema: l’attenzione ai dettagli, la cura dei ragazzi e della loro crescita, dentro e fuori dal campo. È il metodo vincente dell’ Atalanta, ottava società al mondo, prima in Italia, per produzione giovanile con corsia preferenziale verso la prima squadra. Circa sessanta osservatori sparsi per il territorio lombardo concentrati prevalentemente sui giovani Under 14 e più di cinquanta tesserati attivi sul campo. Il successo non è vincere tornei giovanili, ma portare un ragazzo in prima squadra”.

Ha concluso Garlini: “L’Atalanta organizza e realizza corsi per gli allenatori, facilitando l’unione di intenti nel lavoro, il che favorisce uno sviluppo chiaro secondo un progetto unitario che semina prevalentemente sul territorio e raccoglie risultati. Come l’iniziativa ‘neonati atalantini’ con cui dal il presidente Percassi ebbe il piacere di regalare a tutti i neonati negli ospedali di Bergamo e della provincia la maglietta nerazzurra dell’Atalanta perchè, a detta sua: ‘Se sei bergamasco non puoi non amare l’Atalanta, la squadra della tua città’ o il progetto estivo ‘Atalanta Camp’, al cui centro vi è l’insegnamento attraverso il divertimento dei ragazzi”.

Mario Bocchio

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