L’impresa che ci fa ritornare indietro con il tempo

 

Come ogni città italiane che si rispetti, Alessandria ha un’antichissima tradizione comunale, risalente al 1168, ed è da sempre punto nevraglgico del Nord-italia, situata al centro del cosiddetto triangolo industriale Milano-Torino-Genova. Ah, e naturalmente, sempre come ogni città italiana che si rispetti, Alessandria ha una squadra di calcio che scalda i cuori dei suoi abitanti, nonostante militi ancora in Lega Pro. Nulla di strano, a prima vista. Non fosse che questa squadra, L’Alessandria Calcio, è stata capace di raggiungere un traguardo inimmaginabile: la semifinale di Coppa Italia.

Questa impresa ci fa ritornare indietro con il tempo, negli anni a cavallo tra le due guerre, quando con Novara, Pro Vercelli e Casale, l’Alessandria formava il “quadrilatero piemontese”. In quel periodo l’Alessandria era una fucina di grandi talenti tra i quali Adolfo Baloncieri, uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi, capace negli anni 20 di trascinare l’Italia alla conquista del bronzo olimpico, e sesto miglior marcatore della storia della nazionale azzurra. La nascita della squadra piemontese è datata 1912, quando un gruppo di ragazzi decise di far diventare una piccola società sportiva, dal nome Forza e Coraggio, un simbolo e un vanto per l’intera città. I “Grigi” hanno toccato il punto più alto della loro gloriosa storia nel 1936 quando conquistarono la loro prima ed unica finale di Coppa Italia, sconfitti dal Grande Torino; erano i tempi dell’Ambrosiana, dell’Italia capace di vincere due mondiali consecutivi, della Juventus che a Torino faceva da sparring partner ai più blasonati cugini…Insomma era davvero un’altra epoca, un altro calcio.

 

L’ALESSANDRIA NELLA CULTURA POPOLARE

L’ Alessandria appartiene alla schiera delle “nobili decadute”, ovvero tutte quelle squadre provinciali che hanno animato il calcio degli anni 20, ma che per motivi economici non hanno saputo fare il salto definitivo dal calcio semiprofessionistico a quello professionistico. Negli anni però il mito dell’Alessandria e del suo stadio, il celebre Moccagatta, ha indotto giornalisti e romanzieri a far rivivere e a raccontare la passione per il “grigio alessandrino”. L’Alessandria vanta anche una tifoseria caldissima, che da sempre ha preparato alle squadre avversarie accoglienze “molto calorose”. Una passione smodata, figlia del grande affetto per la squadra, ma anche dell’amore per la città. Una passione che ha portato la celebre “signorina Castelli” nel 1957 a recarsi a piedi da Felizzano a Castellazzo, fino al santuario, per ringraziare la Madonnina per il successo dell’Alessandria nello spareggio che avrebbe assicurato la serie A. Il gesto è rimasto nell’immaginario collettivo a dimostrazione di come le gesta dell’Alessandria mobilitassero un’intera città, anche le donne che erano poco considerate dal “mondo pallonaro”. Il legame profondo fra squadra e tifosi fu testimoniato da un’indagine della Lega Nazionale che stabilì che l’Alessandria era il centro con maggiore affluenza di spettatori alle partite di campionato di serie A in rapporto alla popolazione effettiva. La calorosità degli ultras era ben nota tanto che la squadra piemontese può fregiarsi di un primato poco invidiabile, essendo la prima squadra che ha ricevuto un Daspo a causa delle intemperanze di un suo tifoso, reo di aver commesso oltraggio a pubblico ufficiale nel 1988 durante la partita fra Alessandria e Mantova.

LA CAVALCATA ALESSANDRINA

La stagione 2015-‘16 è iniziata in maniera piuttosto altalenante tanto che il presidente Luca Di Masi ha deciso di esonerare Giuseppe Scienza per richiamare una vecchia conoscenza della Lega Pro, Angelo Gregucci, reduce dall’esperienza oltremanica con il Leyton Orient. Gregucci ha saputo creare un gruppo solido, tenace, capace di issarsi al secondo posto nel campionato di Lega Pro dietro al Feralpì Salò. La cavalcata in Coppa Italia è iniziata ad Agosto con la vittoria ai danni dell’Altovicentino, per poi proseguire contro Il Pro Vercelli, in un derby in cui i “Grigi” hanno battuto i cugini a domicilio per 2-1. Nel terzo turno l’Alessandria ha sconfitto la sempre ostica Juve Stabia, risultato che le ha permesso di accedere ad un quarto turno di grande fascino contro il Palermo, per una sfida che visti i valori in campo sembrava aver poco da dire. L’Alessandria invece ha ribaltato tutti i pronostici, giocando un primo tempo fantastico, grazie al quale si è imposta con un 3-0 stordendo i rosanero. Nel secondo tempo il Palermo è riuscito ad accorciare le distanze segnando 2 gol in pochi minuti, mettendo notevole pressione sulla retroguardia piemontese. La squadra allenata da Gregucci però è riuscita a resistere agl’ultimi assalti e a portare a casa un risultato di assoluto prestigio: gli ottavi di finale. Il tabellone della Coppa Italia ha messo di fronte alla compagine di Gregucci il Genoa, in una sfida piena di emozioni e ricordi che ha fatto rivivere le epiche battaglie dei primi anni del 900 tra le squadre Liguri e Piemontesi, che si spartivano la supremazia del calcio nostrano. L’Alessandria è stata protagonista di una partita “gagliarda”, nella quale il gol decisivo è arrivato ai tempi supplementari in dieci contro undici, dopo che Pavoletti aveva regalato l’insperato pareggio al Grifone nei minuti di recupero. Gli eroi della partita sono stati l’estremo difensore Vannucchi capace di parare l’impossibile agli attaccanti genoani e la punta Bocalon che al 114’ ha fatto letteralmente esplodere i tifosi Alessandrini. L’ultimo ostacolo prima della semifinale contro il Milan era rappresentato dalla Spezia, capace nei quarti di eliminare la Roma ai calci di rigore. La partita assume i contorni di un duello rusticano, in cui gli spezzini riescono a mettersi in evidenza grazie al rigore trasformato “dall’arciere” Calaiò che sembrava dare un indirizzo preciso all’incontro. Gli ultimi minuti della partita per intensità e per colpi di scena sono degni di un film thriller in cui fino all’ultimo non si sa chi è l’assassino. Dall’83’ al 88’ infatti accade l’incredibile, tanto da far parlare tutti di miracolo. Bocalon appena entrato dalla panchina segna una doppietta storica, un mix di rara potenza e determinazione che annichilisce lo Spezia e manda il delirio i tantissimi tifosi che hanno seguito i ragazzi di Alessandria in Liguria, che ormai è diventata terra di conquista.

Poi è giunta è parola fine. La cavalcata eccezionale si è interrotta alla Scala del calcio. Ma la vittoria del Milan, paradossalmente, ha aggiungere un’altra pagina storica, molto storica, a questo meraviglioso romanzo.

Mario Bocchio

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