Parma-Alessandria passerà alla storia come il Bignami di una stagione maledetta e assurda

Il corsivo di Mario Bocchio

 

Dopo l’illusione, ci siamo ritrovati in quel dramma che è stato il “degno” epilogo di una stagione che ha dell’incredibile.

Maledetta! Ingenerosa verso un popolo, quello grigio, che da quasi mezzo secolo soffre, spera e trangugia bocconi amari.

Parma-Alessandria non poteva che finire così. Soprattutto perché se l’Alessandria non ha praticamente mai tirato verso la porta avversaria, come avrebbe potuto vincere?

Quel goffo errore di Gonzalez ha chiuso il sipario.

L’Alessandria non avrebbe dovuto nemmeno disputare i playoff, ma approdare direttamente in serie B. Crolli spaventosi hanno tramutato le certezze dapprima in speranze quindi in shock. Quei dieci punti di vantaggio sulla seconda, buttati alle ortiche (per non dire in m….) in un girone di ritorno da incubo, hanno confezionato il suicidio perfetto.

Ricercare le cause solamente in un semplice crollo mentale, ci pare troppo sbrigativo.

Ecco quello che ha scritto sul suo profilo Fb Riccardo Cazzola: “È dura, davvero dura accettare… purtroppo nel calcio come nella vita non basta a volte dare tutto te stesso, probabilmente era scritto così e probabilmente il perchè non troverà mai una risposta… un anno da ricordare si è trasformato in quello che purtroppo sarà impossibile cancellare”.

L’Alessandria è stata più volte descritta come una squadra stellare, in realtà alla lunga ha sofferto grandi squilibri al suo interno. La coppia Gonzalez-Bocalon ha messo a segno complessivamente ben 44 reti, dimostrando di essere certamente da categoria superiore, ma tutto il suo lavoro è stato vanificato dalle vistose carenze in altri reparti alle spalle.

Fidandosi dell’ampio margine di vantaggio in classifica, è stato sottovalutato il cosiddetto mercato di riparazione e non si è dato il giusto peso a quelli che erano stati chiari campanelli d’allarme, come quella bruttissima prestazione a Como.

Mister Piero Braglia – con quel suo bruttissimo carattere, che crediamo (anzi ne siamo quasi certi) sia stato indigesto anche a diversi giocatori – in fondo non ha mai dato una fisionomia certa alla squadra, vivendo alla giornata grazie ad un girone d’andata in cui Gonzalez è stato a dir poco strepitoso.

Il diesse Giuseppe Magalini da parte sua, ha confermato di vivere più di silenzi che di dialogo con la squadra, per cui non è stato in grado di capire che il giocattolo si stava rompendo.

I punti più bassi, per non dire vergognosi, sono stati toccati con la sconfitta casalinga contro la Giana Erminio ed il pareggio di Tivoli contro la Lupa Roma, ma a ben vedere il campionato è stato perso con il rocambolesco pareggio al “Moccagatta” contro il Prato.

Quando il presidente Luca Di Masi ha deciso l’allontanamento di Braglia (dopo il pareggio di Viterbo) e di Magalini (dopo la mancata vittoria contro i quasi dilettanti della Lupa) era troppo tardi.

Il serio Bepi Pillon, gran lavoratore nella migliore tradizione veneta, ha avuto il merito di regalarci l’ultima illusione dei playoff, perchè ci ha consegnato risultati importanti, ricercandoli dopo aver posto rimedio ad uno stato psicologico a dir poco a pezzi.

Poi è venuto il Parma, che non ha disputato una gran bella partita, ma che ha giocato a differenza dei Grigi che non hanno giocato.

Non sarebbe potuto finire che così. Parma-Alessandria passerà alla storia come il Bignami di una stagione maledetta e assurda. Che reclama una causa. Ci sarà tempo per ricercarla. Ma non troppo.

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