Archivio della categoria: I Campioni di un secolo

I Grigi vincono la prestigiosa Coppa Coni

La formazione dell’Alessandria che all’andata pareggiò a casa del Casale
(foto archivio www.museogrigio.it)

La grande paura della stagione precedente fa si che nell’annata 1926-’27, la compagine grigia, voglia prendersi delle belle rivincite su sè stessa. Mancato per un soffio il diritto a partecipare al girone finale del campionato i Grigi vincono la Coppa Coni affermandosi altresì come la squadra più giovane, più volitiva, più fresca. Ritornati da Napoli Carlo Carcano e Giovanni Ferrari, al primo viene affidata la conduzione tecnica della squadra mentre il secondo diviene il titolare della maglia numero 10 (in senso figurato visto che i numeri sulle maglie verranno introdotti solo nel 1939) che onorerà con prestazioni assai valide. Dalla Valenzana giunge l’ala destra ungherese Koszta. L’opera sagace e la preparazione altamente competente imposta da Carcano da’ frutti immediati. Terminato il girone eliminatorio del campionato al quarto posto dietro Torino, Milan e Bologna (le prime tre vengono ammesse al girone finale) i Grigi affrontano l’impegno della Coppa Coni

Nel campionato 1926-’27 la Fortitudo Roma disputò il suo ultimo campionato prima di confluire nella neonata A.S. Roma (dall’archivio di www.museogrigio.it)

Grazie a vittorie sonanti e a prestazioni mirabili l’undici mandrogno ottiene il lasciapassare per disputare la finale contro il Casale vincitore dell’altro girone. La finalissima è giocata con gare di andata e ritorno. Nella città del cemento i Grigi riescono a pareggiare su calcio di rigore, ma sul campo degli Orti la vittoria per 2-1 è degli alessandrini che conquistano in tal modo l’ambitissimo trofeo. … Leggi >

È davvero questo che vogliamo: allenamenti venduti per calcio vero?

Il corsivo di Mario Bocchio

Lo stadio “Moccagatta” al tempo del Coronavirus (foto di Ilaria Cutuli)

Ma come si farà a ricominciare? Almeno in Serie C. Il calcio sta dando il peggio di sé e per una volta tanto ci tocca dare ragione a Silvio Berlusconi che ha sottolineato come proprio il calcio non sia “un’ urgenza: meglio riparlarne dopo l’estate”. Noi tutti amiamo lo sport e quindi non saremo noi io a sottovalutare il valore del calcio, ma non crediamo che riaprire il campionato sia una soluzione, giocare a porte chiuse è triste e comunque c’è il contatto fisico dei giocatori. Il calcio è certamente una passione importante per gli italiani, ma anche un’attività economica che muove capitali e da lavoro a tante persone, non solo ai giocatori, ma adesso ci sentiamo di dire che il calcio non è un’urgenza. Ci sono molte attività più indispensabili del calcio che sono ferme. Se il Consiglio federale – che ha sancito un’evidente frattura tra i presidenti della Figc Gabriele Gravina e della Lega Pro Francesco Ghirelli – ha  deciso così, avrà i suoi perché, dettati dalle leggi di mercato dei profitti. Ma per noi non sta in piedi. Bisogna rendersi conto che ci sono società che fanno estrema fatica e che adesso dovrebbero ricominciare a giocare con calciatori da quasi tre mesi non si sono più allenati. Vogliamo vedere come si farà a rimetterli in forma quando mentalmente hanno già staccato. Poi vogliamo vedere come si faranno … Leggi >

Mirko Ferretti, una vita da secondo

Amilcare Ferretti detto Mirko

Mirko Ferretti, alessandrino classe 1935, è un uomo di calcio. Ha giocato nelle massime categorie (come già il padre negli anni ’30 e ’40) indossando le maglie del Como, del Catania, della Fiorentina, del Torino. Indossò la Maglia Grigia nella sfortunata stagione 1966-’67, culminata con la retrocessione in serie C.

Fu un mediano degli anni ’60, quando le carriere finivano presto, Mirko divenne allenatore, e come secondo di Gigi Radice si sedette sulle panchine del Toro, del Bologna e del Milan. In seguito rimase nell’ambiente granata, tra i giovani, come guida ed esempio di uomo-squadra.

Alessandra Demichelis e Michele Ruggiero narrano la persona, il calciatore, l’allenatore. Un ritratto a tutto tondo, da leggere come un romanzo, da vivere come una partita.

In questi giorni di lockdown ciè tornato utile “Una vita da secondo. Storia di Mirko Ferretti, l’allenatore nell’ombra” edito da ArabaFenice. Lettura interessante, il racconto di un uomo che ha attraversato la storia italiana.

Sulle figurine

Da sempre orgogliosamente di sinistra.Negli anni ’50 e ’60 Torino (ma non solo) era divisa in comunisti e non-comunisti. A Torino c’era una squadra come la Juve “amministrata” dalla Fiat, ed era difficile che lì ci fosse un giocatore “di sinistra”, perlomeno non dichiaratamente, magari in maniera nascosta. Ferretti s’inseriva in un calcio che cominciava a trasformarsi – si pensi all’estro e alla personalità di Meroni – e che darà vita al sindacato dei calciatori.

Nei Grigi, è il terzo
Leggi >

Quella maglia di Rivera con il n. 8

Gianni Rivera in Grigio

Ultima Serie A, campionato 1959-’60: Gianni Rivera usò in alcune partite il 10, in alcune il 9 e in altre il numero 8.

Rivera: foto con autografo

Questa maglia fu prima regalata da Rivera al compianto Gino Armano e poi finì a Giuseppe Ferretti, che dopo averla conservata per trent’anni anni, qualche giorno fa l’ha ceduta a Museo Grigio.

Va a fare compagnia alla n. 10 già presente nella nostra collezione.

La maglia di Rivera con il n. 10

La camicia era prodotta da “Roman”, Romano Anfossi, ditta cittadina, ha i polsini e le pence nelle maniche come una vera e propria camicia e gli spacchi laterali. 

Il debutto di Rivera in Serie A

I bottoni (colletto e polsini) sono tutti diversi in madreperla e presenta parecchi rattoppi in quanto all epoca le maglie usate in un campionato erano una massimo due: subendo parecchi lavaggi, anche lo stemma è rimasto un po’ scolorito.

Roma-Alessandria
Rivera prima della partita Napoli-Roma

Come detto, molte furono le partite in cui Rivera usò il numero 8: tra queste le trasferte di campionato a Napoli e a Roma.

Ciro CassanetiLeggi >

Fu l’Alessandria a segnare il primo gol ad una squadra con il tricolore sulla maglia

Genoa e Alessandria prima della partita

Nel mondo degli sport di squadra quando si deve descrivere la vittoria in una competizione si usano termini che definiscono il campionato (la Premier, la Liga) oppure il trofeo (Lo Schale – lo scudo, premio per la squadra che vince la Bundesliga tedesca – la Champions, o l’anello – premio che va ai giocatori nei campionati professionistici USA). Solo in Italia si parla di scudetto, cioè del triangolino di stoffa che mette sulla maglia la squadra che ha vinto il campionato.

Genoa-Alessandria 3-3

Per moltissimi anni solo le squadre italiane esponevano un distintivo raffigurante le vittorie; negli altri paesi, al massimo, le divise sociali riportavano lo stemma sociale. Con il passare del tempo abbiamo fatto scuola al punto che una formazione italiana che sia contemporaneamente: campione d’ Italia, detentrice della Coppa Italia, vincitrice del Mondiale per club ed abbia vinto in passato almeno 10 titoli italiani e almeno 5 Coppe dei Campioni potrebbe sfoggiare: 1) lo scudetto tricolore; 2) la coccarda tricolore; 3) lo stemma FIFA di campione del Mondo 4) la stella d’oro degli scudetti; 5) sulla manica il badge UEFA con il numero di Champions vinte; 6) partecipando alla Champions lo stemma con il logo della manifestazione; 7) lo stemma societario …

Il secondo gol genoano

Tutto questo per raccontare, in breve, la storia del triangolo tricolore e di un piccolo record che riguarda anche l’Alessandria, benché i Grigi lo scudetto lo abbiano visto solo da lontano.

Una discesa
Leggi >