Archivio della categoria: I Campioni di un secolo

Ancora una volta Tavano per la Pistoiese. Il Piace vince in rimonta, Alessandria bella ad Arezzo, l’Entella di misura il derby ligure

 

La quindicesima giornata del Girone A di Serie C offre tanti gol ed emozioni e conferma le certezze e il buon momento di quelle che in definitiva sono le principali favorite alla vittoria finale. La Carrarese, nonostante un primo tempo sotto, alla fine, ha la meglio su una Pistoiese (foto sopra, La Nazione) coraggiosa, ma troppo poco pratica concreta. Ancora una volta è Tavano a regalare i tre punti ai suoi ed la manovra corale, sull’asse Piscopo-Caccavallo, che porta al gol vittoria che impreziosisce ancora di più il cammino della capolista. Anche il Piacenza si ritrova costretto alla rimonta: sotto di un gol contro l’Arzachena 8foto sotto, Pioacenza Calcio) trova la forza per reagire e chiudere il primo tempo sull’1-1; nella ripresa Lussardi, in panchina al posto dello squalificato Franzini, manda in campo Corradi e diventa lui l’uomo della provvidenza per gli emiliani con un assist e un gol.

Mezzo passo falso, invece, per l’Arezzo che, sotto di un gol a 25 dal termine, prova il tutto e per tutto per riagguantare l’incontro e vi riesce a tempo abbondantemente scaduto con il solito “salvatore della patria” Aniello Cutolo. Va sotto inizialmente anche il Pontedera di Maraia e anche in questo caso la riscossa “si alza dalla panchina”: l’uomo da tre punti corrisponde a quello di Lorenzo Pinzauti, il quale viene chiamato in causa a inizio ripresa e firma la doppietta da tre punti. Per Arzachena e Pro Piacenza arriva, quindi, un’altra sonora sconfitta e per … Leggi >

Bruno Nicolè, il più giovane capitano della storia della Nazionale che vestì anche il grigio

 

“Bruno Nicolè. Ho amato lo sport e ho scelto il calcio, ho amato il calcio e ho scelto lo sport”, di Fabio Nicolè, edito da Berica Editrice, racconta la storia di una carriera calcistica cominciata nella provincia padovana e arrivata ai livelli più alti cui un calciatore possa ambire. A raccontarla è Fabio Nicolè, figlio di Bruno Nicolè, fortissima ala della Juventus “della Prima Stella” e più giovane capitano della Nazionale della storia. Fabio si mette letteralmente nei panni del padre e racconta in prima persona le vicende che hanno portato Bruno dal calcio giovanile alla Serie A.

Nicolè nella Juventus, campionato 1958-’59.

 

Ma non è semplicemente un libro sul calcio. Con la storia di Bruno possiamo rivivere anche la storia del nostro paese. Una memoria che merita di essere rivissuta e ricordata anche attraverso gli occhi di un giovane ragazzo veneto che si ritrova catapultato nel calcio che conta.

E non è semplicemente un libro su un calciatore perché Bruno non è semplicemente un calciatore. La sua passione per lo sport lo porta a ricoprire, troppo prematuramente, il ruolo di professore di educazione fisica alle scuole medie e superiori con assoluta dedizione, come evidenzia il sottotitolo “…ho amato il calcio e ho scelto lo sport”.

La copertina del libro.

 

…il maggior numero di messaggi dai lettori mi arrivò per Nicolè. “Non sapevamo la storia”. “Sembra incredibile”. “Intelligente e sfortunato”. Cose così. Intelligente si, sfortunato forse. Quando ci siamo incontrati, Nicolè mi è Leggi >

Lo sfortunato Taccola giocò 21 partite con i Grigi

 

Il 16 marzo 1969 moriva, negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari, Giuliano Taccola, giovane giocatore della formazione romana.

Taccola in quella partita non era sceso in campo, perché già prima dell’incontro non si sentiva molto bene, ma nessuno immaginava quanto sarebbe successo un paio d’ore più tardi.

Toscano di Uliveto Terme, cresciuto nel Genoa, Taccola venne inviato, poco più che diciannovenne all’Alessandria, a “farsi le ossa”. Campionato di Serie B 1962-‘63. Alla corte grigia rimase poco meno di un campionato. Quarantadue minuti dopo l’inizio della sua prima presenza con l’Orso siglò la sua prima rete nella sfortunata partita interna con il Messina, persa 2-1. Giocò in totale ventuno gare segnando due gol pochi, forse, ma sufficienti a far vedere che la stoffa c’era. Rientrato al Genoa dopo un paio di altri prestiti fu ceduto alla Roma. Helenio Herrera, sulla panchina giallorossa vedeva bene questo ragazzo tanto da farne un titolare inamovibile della squadra, prima del tragico epilogo di Cagliari.

Sergio GiovanelliLeggi >

Uno dei tipici esponenti della scuola piemontese di provincia

 

Giuseppe Gandini viene ricordato come un “tipico esponente della scuola piemontese di provincia che prima e dopo della Grande Guerra esprime un calcio grintoso, ruvido, molto concreto. […] Un combattente, sia pur con piedi discreti”. Nel corso della sua carriera rivestì diversi ruoli. Inizialmente, secondo Carlo Felice Chiesa, si affermò da attaccante interno per “notevoli doti fisiche e irruente agonismo”.

Figurine di tre protagonisti della Coppa Coni.

 

Quando fu spostato dall’allenatore dell’Alessandria Béla Révész sulla fascia sinistra nel 1923 e poi, dall’anno successivo, al ruolo di centrosostegno rivelò “il tocco nitido dell’attaccante e il piglio del grande trascinatore”.

Originario del sobborgo di Spinetta Marengo, iniziò a praticare il calcio nell’uliciana Liberi e Forti di Alessandria. In gioventù lavorò come operaio all’Ansaldo di San Pier d’Arena, per poi ritornare in Piemonte durante il servizio di leva e debuttare in massima serie con la Valenzana.

Giocò nell’Alessandria per oltre un decennio. Interrotta improvvisamente la carriera nel 1932 per un infortunio patito in allenamento, lasciò il mondo del calcio e divenne impresario edile.

Debuttò in Prima Divisione con la Valenzana nella stagione 1920-‘21; notato da Augusto Rangone, passò al termine di quel torneo all’Alessandria. Giocò la sua prima partita in maglia grigia il 2 ottobre 1921, a Casale Monferrato, nel derby Casale-Alessandria 0-0.

Il “Guerin Sportivo” del 2 maggio 1928. Le caricature dell’Orso Grigio e di alcuni giocatori alessandrini, tra i quali Gandini, tratteggiate dall’abile mano di Carlin.

 

Rimase tra i Grigi per Leggi >

Felice Piccolo, sempre a testa alta come un capo Apache

 

Della squadra scesa negli inferi in Serie B c’era qualche big che non se l’era sentita di scappare, qualcuno che era stato costretto a rimanere e una bella nidiata di giovani pronta a metterci faccia e orgoglio. C’erano – oltre a Buffon, Del Piero e Nedved, vecchi e nuovi protagonisti (seppur a vario titolo) delle vittorie di un tempo e dell’ultimo successo – i Trezeguet, i Camoranesi, ma anche i Marchisio, i De Ceglie e i Mirante, Palladino e Paro. Del Piero, forse nel giorno più bello della sua carriera, cioè quello dopo la vittoria dello scudetto della rivincita, si è ricordato di tutti loro e ha voluto ringraziarli pubblicamente: tra i destinatari, c’era anche Felice Piccolo.

Alla Juve con Del Piero.

 

Nella lunga carriera di questo difensore tecnico dai piedi raffinati (che all’occorrenza può fare anche il mediano come in realtà gli fece fare Deschamps) approdato in maglia grigia (sempre con quel numero 13 di cui non può fare a meno, perchè era quello di Alessandro Nesta il suo preferito di sempre) ci sono episodi che nonostante lui sia ancora in carriera, sono già confinati nella storia. E lì rimarranno per sempre.

Felice Piccolo all’Old Trafford di Manchester cerca di contrastare Javier “Chicharito” Hernandez in Champions League.

 

“Ricordo ancora i brividi davanti all’inno della Champions League, la musica che tutti i bambini che giocano a calcio sognano di poter un giorno ascoltare” racconta. Con la maglia dei romeni del Cluj fece Leggi >