Rava, un campione del mondo in maglia grigia

mercoledì, 09 Marzo 2016

Olimpiade, Coppa Rimet ed uno scudetto nella Juventus

Campione del mondoLa Nazionale italiana campione del mondo nel 1938. Pietro Rava é il terzo accosciato da destra.

Pietro Rava  nacque a Cassine il 21 gennaio 1916: è uno degli unici quattro calciatori italiani, insieme ad Alfredo Foni, Sergio Bertoni ed Ugo Locatelli, ad aver vinto sia la Coppa del Mondo che la medaglia d’oro ai Giochi olimpici.

1934Con la mitica maglia azzurra ai tempi di Vittorio Pozzo.

Berlino_1936_Italia_Olimpiadi di Berlino 1936, l’Italia vince la medaglia d’oro.

Conta 316 presenze e 12 reti in serie A. Crebbe nella Juventus, e in maglia bianconera passò gran parte della sua carriera. Esordì in serie A il 3 novembre 1935, nella partita del campionato 1935-‘36 tra la Fiorentina ed i bianconeri, terminata 1-1.

Rava JuveAl termine della stagione fu chiamato da Vittorio Pozzo a partecipare ai Giochi olimpici di Berlino, dove debuttò in Nazionale il 3 agosto 1936 contro gli Stati Uniti (venne anche espulso, ma non squalificato per le gare successive) per poi disputare tutte le altre tre partite del torneo, compresa la vittoriosa finale del 15 agosto all’ Olympiastadion per 2-1 contro l’Austria. Nel 1937 esordì nella Nazionale maggiore. Fu titolare nella squadra che vinse i Mondiali del 1938. In maglia azzurra disputò 30 partite (2 da capitano) tra il 1936 e il 1946, perdendone una soltanto, nel 1939, contro la Svizzera. Rava (2)Campionato 1946-’47 prima giornata. I Grigi perdono 3-1 in casa col Modena. I giocatori indossano la fascia a lutto per la scomparsa di Giuseppe Moccagatta – sindaco e presidente dell’Alessandria – che darà il nome allo stadio da li a poco. Da sinistra: Bo (massaggiatore), Miglio, Rava, Bertoni II, Arezzi, Rosso II, Tortarolo, Coscia. Accosciati: Giorgino, Sotgiu, Rampini, Pietrasanta.

Descritto da Carlo Felice Chiesa «fisicamente prestante, forte di testa, capace di colpire con entrambi i piedi, abile nell’anticipo» era un terzino «asciutto nel gesto, spiccio nelle entrate, agile nelle incursioni offensive ma sempre con la sbrigatività dell’interdittore di vocazione». Ettore Berra ha paragonato nel 1938, sul “Calcio Illustrato”, lo «slancio» di Rava a quello di Umberto Caligaris: le sue entrate erano spettacolari («affronta l’avversario impetuosamente con quella sua irrompente foga così bella e suggestiva»), il tiro potente («la gamba si distende nel rinvio per raggiungere la massima potenza di tiro») e frequentemente si concedeva incursioni offensive «passando in tromba i mediani e giungendo fino al settore avanzato». Lo stesso Berra ha evidenziato le differenze col compagno di reparto Foni, il cui stile di gioco era «più compassato, più controllato»: a suo giudizio, «le doti dei due giuocatori si completavano a vicenda».

Pietro_Rava_colpo_di_testaUn colpo di testa di Rava, giocatore della Juventus.

Un’altra descrizione è fornita dal giornalista Alberto Fasano: «colpiva benissimo la palla ed entrava in mischia come doveva fare un terzino avanzato, con energia molto vicina alla truculenza. Saltava molto bene di testa e non aveva paura di nulla e di nessuno. La sua compostezza stilistica era addirittura superiore a quella di Caligaris e di Allemandi, suoi predecessori in azzurro». Giulio Nascimbeni ricordava le sue violente rovesciate, paragonate dai cronisti dell’epoca a «grandi cucchiaiate nell’aria».

Juventus_Football_Club_1947-1948Rava (in piedi, terzo da destra) capitano della Juventus nel 1947.

Di se stesso disse: «ero un giocatore potente, mancino, in campo non mi sono mai tirato indietro». L’aneddotica lo ricorda anche come protagonista di alcuni episodi di rissa, come quelli avvenuti in un derby del 1946 e in una gara del 1947 contro l’Internazionale, in cui colpì con un pugno indirizzato a Benito Lorenzi (reo di aver rivolto uno sputo a Boniperti) un incolpevole Quaresima.

Rava (3)L’Alessandria nell”amichevole a Cannes nel corso della stagione 1946-’47. In formazione: Rampini, Lustha, Tortarolo, Rosso, Bertoni II, Rava, Armano, Bodoira, Pietruzzi, Stradella, Pietrasanta e Coscia.

Quando nel 1946 la Juventus manifestò l’intenzione di sostituirlo col più giovane Oscarre Vicich, Rava scelse di abbandonare la Juventus per quella che definì «una specie di ripicca». Riportò all’epoca “La Stampa”: «i rapporti tra il calciatore “nazionale” e la sua società d’origine si erano tanto tesi in questi ultimi tempi che il trasferimento era proprio inevitabile»:. Passò dunque per quattro milioni di lire all’Alessandria, neopromossa in A. Scelto come capitano, si ritagliò un ruolo di primo piano.

RavaPietro Rava con Parola capitano della Juventus.

Ha scritto Vittorio Pozzo che «la compagine» faceva «perno su un solo grande nome, quello di Rava». La squadra ottenne la salvezza ed il terzino la convocazione in Nazionale, destando peraltro l’attenzione di varie squadre metropolitane: «vivamente desideroso di ritornare alla sua società d’origine», si riunì alla Juventus nell’estate 1947. All’Alessandria andarono circa 14 milioni di lire. Il nostro preparatissimo statistico Sergio Giovanelli ci ricorda che la partita della Nazionale fu quella giocata a San Siro il 1 dicembre 1946. L’Italia sconfisse l’Austria per 3-2. Reti:  8′ Castigliano (I) 16′ Mazzola (I), 40′ Epp (A), 64′ Piola (I), 90′ Stojaspal (A).
Italia: Sentimenti, Maroso, Rava, Depetrini, Parola, grezar, Biavati, Castigliano, Piola, Mazzola, Ferraris II. All.: Pozzo.
Austria: Zeman, Pavuza, Bortoli, Brinek, Gernhardt, Joksch, Melchior, Wagner (46′ Decker), Epp, Hahnemann, Stojaspal. All.: Bauer.
Arbitro: Scherz (Swi).

Rava (4)Campionato 1946-’47 Juventus-Alessandria 3-1. In piedi da sinistra: Miglio, Rampini, Rosso, Arezzi, Bertoni II, Rava. Accosciati: Sotgiu, Lushta, Borgogno, Coscia e Tortarolo

La seconda esperienza di Rava in bianconero ebbe il suo apice nel «magnifico campionato» disputato nel 1948-’49 e si fece poi più travagliata nella stagione successiva a causa del cattivo rapporto con l’allenatore Jesse Carver: nel 1949 il difensore fu privato della fascia di capitano e nel 1950 fu inserito in lista di trasferimento con un anno di anticipo sulla scadenza del contratto.

L’unico scudetto della sua carriera fu vinto, per queste ragioni, da comprimario; in questo periodo di conflitto con la società tenne a dichiarare: «Qualsiasi cosa accada mi sentirò sempre juventino. Ho i colori bianconeri nel sangue». Avendo giocato oltre 300 gare ufficiali con la Juventus, risulta 29º nella classifica dei calciatori più presenti in maglia bianconera.

Rava (1)Rava in maglia grigia.

Richiesto dal Milan, fu dirottato al Novara per non rinforzare il diretto concorrente dei bianconeri. Gli azzurri lo schierarono anche al centro della mediana; giunto a Novara fuori forma, si allenò e giocò con regolarità nella stagione 1950-’51 («Rava è una colonna della difesa. Fa piazza pulita in area con i suoi rimandi di settanta metri e la precisione con cui colpisce il pallone indica il giocatore in perfetta efficienza»), per poi passare alla guida delle formazioni giovanili.

Appese le scarpette al chiodo, allenò Padova, Monza, Carrarese, Sampdoria, Palermo, Cuneo, Alessandria e Biellese. Colpito dal morbo di Alzheimer in tarda età, morì nel 2006, a 90 anni, per i postumi di una caduta; era rimasto l’ultimo superstite della Nazionale campione del mondo nel 1938.

Rava allenatoreAlessandria, stagione 1961-’62. Da sinistra in piedi: Migliavacca, De Angelis, Sergio Bettini, Arbizzani, Melideo, Pizzolitto, Schiavoni, l’allenatore Rava. Accosciati: Vitali, Vanara, Cappellaro, Giacomazzi.

Rava e FerrariGiovanni Ferrari e Pietro Rava a Coverciano.

Sul Rava allenatore, ha scritto “La Stampa” nel 1958: «Coscienzioso e scrupolosissimo […] non cerca innovazioni avventate per sbalordire. Ha insegnato ai calciatori che gli sono stati affidati uno dei concetti-base che egli stesso ha ricevuto da grandi allenatori del passato, al tempo dei suoi campionati in maglia juventina: quello della costante preoccupazione difensiva». Il Monza da lui guidato nella stagione 1955-’56 si distinse per «il suo contropiede» considerato «un numero di attrazione per praticità, rapidità, modernità».

Mario Bocchio

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