La giornata grigia di Sarti III: il «superbo portiere» che fece il gran rifiuto

mercoledì, 16 Marzo 2016

a Zurigo--06-04-2014-20-46-29Alessandria-Grasshoppers, anno 1929. Baloncieri torna a vestire la maglia dei Grigi nell’amichevole giocata in occasione dell’inaugurazione dello stadio di Zurigo.

 

Il 20 novembre 1927, sotto una pioggia torrenziale, i grigi conquistarono la sesta vittoria in sei partite di campionato. A soccombere agli Orti fu il Brescia, sconfitto 4-1; la marcia dell’Orso verso la qualificazione al girone finale proseguiva senza intoppi. Quel giorno, il Commissario  tecnico Augusto Rangone non assistette alla gara; ne seguì un’altra, a centinaia di chilometri di distanza, e che non riguardava dirette concorrenti: niente Torino, Milano, Genova, Bologna. Rangone era a Foggia per assistere al derby tra la giovane formazione dauna ed un Bari un po’ diverso da quello che conosciamo oggi, e che aveva da poco abbandonato il romantico nome – «Liberty» – rivelatore delle sue origini inglesi. I quotidiani locali dell’epoca testimoniano la festosa accoglienza riservata al «cavaliere» da parte di «tutti gli sportivi foggiani», che per l’occasione tappezzarono il campo da gioco di «manifestini» con su scritto «W Rangone e il calcio pugliese».RANGONE
Per quale motivo il factotum grigio volle visionare una gara di Prima Divisione? «Per valutare la classe di alcuni giuocatori della nostra regione», spiegava con soddisfazione la «Gazzetta di Puglia», che vedeva azzurro: Rangone (nella foto a fianco), all’epoca, era anche Commissario unico della Nazionale italiana. In odore di convocazione era il ventenne Raffaele Costantino, il «reuccio di Bari», che però non poté giocare a causa di un “fattaccio” accaduto a pochi minuti dall’inizio della gara: «Ero di leva a Trani – raccontò l’interessato, molti anni dopo, a Biagio Fanelli della «Gazzetta del Mezzogiorno» – e quella domenica non avevo avuto il permesso per giocare a Foggia. Ma ci andai ugualmente». Riguardo gli avvenimenti successivi, l’aneddotica non è concorde: lo storico foggiano Pino Autunno parla di una soffiata di alcuni dirigenti rossoneri, mentre Costantino dichiarò che «la segnalazione era partita da Trani, dal comando del Nono Genio»; fatto sta che i carabinieri piombarono negli spogliatoi, in cerca del “fuggiasco”. «Finsi di cadere dalle nuvole. Dissi che non conoscevo nessun Costantino; chiesi la testimonianza dei compagni di squadra. Ma mi “tradì” Rangone, che entrò in quel momento negli spogliatoi, avvicinandosi». L’ala barese fu arrestata e riconsegnata ai suoi superiori, «ma il guaio più grosso fu un altro», lamentò: «Rangone era venuto per osservare me e invece scoprì il portiere foggiano Sarti».
Che Renato Sarti, per il Commissario tecnico, sia stata una scoperta del momento è inverosimile. I giornali già da tempo ne magnificavano le prestazioni: «a guardia della rete foggiana era una garanzia di prim’ordine», dotato com’era di «posizione e colpo d’occhio veramente superbi». Le cronache del lunedì raccontano dell’«abilità» con cui, puntualmente, bloccava «almeno una mezza dozzina di palloni difficili» a partita e del sangue freddo con cui neutralizzava i calci di rigore: proprio a Costantino ne aveva parato uno il 30 gennaio 1927. Il «reuccio» aveva poi insaccato sulla difettosa respinta svelando, forse, un punto debole del portiere che, in ogni caso, è ricordato ancora oggi come l’indiscusso, «primo fuoriclasse del Foggia».Sarti
Difficile anche che Rangone immaginasse Sarti (nella foto a fianco) in Nazionale; la porta azzurra era una questione riservata a Combi e De Prà, mentre quella dell’Italia B (una creazione del Commissario unico che, fino a quel momento, aveva disputato solo due gare e non ne aveva altre in programma) era riservata al bolognese Mario Gianni, il «Gatto Magico». Era piuttosto l’Alessandria a doversi porre qualche interrogativo sui suoi goalkeeper: pareva azzardato puntare sul solo Clemente Morando, più per i guai fisici che per gli indubbi mezzi atletici. E non possiamo sapere se il Commissario tecnico grigio covasse dubbi sul rendimento di Mario Curti, o se addirittura avvertisse foschi presagi di ciò che sarebbe accaduto pochi mesi dopo, con la trasformazione dell’ex Pro Vercelli in «venditore di torroni» nella drammatica gara del girone finale contro il Casale (l’espressione è di Elio Pirari). Quel che è certo è che il Foggia batté il Bari, e che sul taccuino del dirigente alessandrino, accanto al nome di Sarti, finì un giudizio positivo; e, se non fosse bastato questo, il «superbo portiere» avrebbe avuto un’altra occasione per farsi apprezzare dalla società grigia.
Nel 1929, l’Alessandria ricevette il prestigioso invito del Grasshoppers, campione di Svizzera in carica, a disputare un incontro sul terreno del nuovo Letzigrund Stadion di Zurigo, il 28 aprile; per allestire una vera e propria tournée, fu anche fissata un’amichevole a Basilea, pochi giorni dopo. Si pensò d’imbarcare qualche giocatore di grido, per ben figurare; a rafforzare la difesa arrivò Eraldo Monzeglio dal Bologna, mentre per la mediana fu aggregato il casalese Angelo Albertoni; in attacco, a quattro anni dall’amaro divorzio, tornava a vestire la maglia grigia Baloncieri. Mancava un portiere: Curti era ormai storia passata, Morando andava centellinato, il buon Balossino aveva appena debuttato in massima serie e il numero dei palloni che gonfiavano la rete grigia in quei giorni era significativamente più alto più di quelli delle avversarie di campionato. A certificare il problema, sette giorni prima della trasferta di Zurigo, arrivò una pesante sconfitta a Bari; neanche a farlo apposta, per il giorno successivo era stata organizzata un’amichevole sul campo del Foggia, che aveva chiuso al vertice il suo girone nel campionato di Prima Divisione e si preparava a disputare le finali. I mandrogni vinsero, con qualche patema di troppo, per 3-2: fulmineo gol di Brescia per il vantaggio rossonero, pari ospite su rigore di Banchero, sorpasso con doppietta di Ferrari in apertura di secondo tempo e rete di Pavanello, in chiusura, per i padroni di casa.

A Zurigo azione--06-04-2014-20-46-29Ancora un fotogramma di quella lontana e importante sfida Alessandria-Grasshoppers.

 

Non passò inosservato Sarti, «messo a dura prova dal trio grigio», ma «impeccabile nelle sue parate»; anche Carcano, in quell’occasione, poté ammirare l’estremo difensore all’opera e, rimanendone colpito, lo convocò per la tournée elvetica. Foggia accolse la notizia con gioia: «gli sforzi ed i sacrifizi del valoroso e modesto portiere stanno per essere consacrati alla notorietà. Quando tutte le folle del Meridione lo additavano quale migliore tra i migliori, egli non se ne insuperbiva mai […]. Il trainer dell’Alessandria ne è rimasto entusiasta ed ha chiesto al club foggiano il consenso di averlo coi suoi campioni all’estero». E celebrava l’evento la «Gazzetta del Mezzogiorno»: «Oggi non deve passare inosservato ai tecnici del Nord il grande progresso e le affermazioni che va mietendo ogni giorno il calcio del Sud, che attraverso un’accurata propaganda ed una severa selezione ha messo in luce elementi del valore di Costantino e di Sarti III».

storiaFoggia2Il “Divo” Sarti con la maglia del Foggia.
La «tournée» si ridusse all’unica gara zurighese, perché l’amichevole di Basilea fu rinviata di un mese. L’Alessandria trionfò al cospetto di 18.000 persone: «Raramente è stato dato vedere a Zurigo un incontro disputato in un modo così cavalleresco ed improntato ad alta caratura tecnica», scrisse l’inviato svizzero della «Stampa». Il «Littoriale» parlò di «un match di tutta bellezza che ha sorpreso dapprima gli spettatori e li trascinò poi all’entusiasmo. La squadra italiana svolse un gioco brillante, vario e di elevata classe, che sconvolse le file del Grasshoppers». Segnarono le tre reti grigie Banchero al 7′, Baloncieri al 29′ e, su perfetto assist di questi, ancora Banchero al 54′. Al 69′ fu gloria per Sarti: «Monzeglio toccò la palla involontariamente con le mani. L’arbitro accordò il calcio di rigore, ma Sarti con un salto felino parò la cannonata nell’angolo sinistro dell’internazionale Frankenfeld»; già nel finale del primo tempo il portiere aveva «sollevato entusiasmo» con «alcune parate spettacolose». Al 79′ le cavallette siglarono il gol della bandiera con Ablegglen II.
L’impressione lasciata dai grigi sulla folla svizzera fu enorme, come testimoniato dalle parole del giornale «Sport» di Zurigo: «Dopo la partita odierna l’Alessandria può essere pure senz’altro a fianco delle più famose formazioni del continente. Gli ospiti […] hanno disputato una meravigliosa partita […], la coesione tra le linee fu semplicemente spettacolosa». Lodato in particolar modo Bertolini, elogiata l’intesa tra Baloncieri e Banchero, veniva posta in rilievo la «classe elevata» dell’estremo difensore: «la impossibilità dell’anziano Morando di intraprendere il viaggio, indusse la direzione ad azzardare l’esperimento con Sarti». Il «giovanissimo portiere dei grigi […] è stato oggetto alla fine dell’incontro di una ovazione».
Chissà quando arrivò a Sarti la proposta di trasferirsi ad Alessandria, se essa era già stata fatta tempo addietro da Rangone, o se fu opera di Carcano, durante il banchetto con cui la comitiva italiana, ospite del Grasshoppers, chiuse la serata. Quel che è certo è che la straordinaria esperienza vissuta a Zurigo, la prestazione sua e della squadra, le ovazioni e gli elogi tributatigli non furono sufficienti a convincere il portiere a lasciare Foggia. Impossibile per lui – che in realtà era nato altrove, a Rimini – staccarsi dalla città e dalla squadra: le sue priorità erano ben definite, praticava il «foot-ball soltanto per soddisfare la grande passione non essendovi spinto da alcuna necessità economica»; avendo «la fortuna di essere proprietario del ristorante della Stazione di Foggia, il giocare era da lui considerato come un semplice diversivo». Gli aneddoti del cronista Fanelli lo ricordano «dietro il bancone del bar», tra «amici ed avventori» che «si divertivano a bersagliarlo da ogni posizione» con arance, mele e cocomeri «e lui, imperturbabile, parava con la stessa disinvoltura con la quale la domenica difendeva la porta del Foggia», la società che, al ritorno da Zurigo, organizzò in suo onore una festa; un gruppo di sostenitori gli regalò un portasigarette d’oro. Renato_SartiTanto era l’attaccamento verso il Foggia che, nel 1932, quando era ormai «il Divo», Sarti (nuovamente nella foto accanto) ancora «pagava la sua quota di socio onorario, ammontante a 50 lire mensili», incassando l’ammirazione della «Stampa»: «non è davvero incredibile?». Un amore condiviso coi fratelli: uno, Giovanni (Sarti I), era stato tra quei pionieri che avevano acquistato, a rate e di tasca propria, i terreni di via Ascoli su cui il Foggia giocava, che sarebbero poi stati donati al Comune e sui quali sarebbe stato edificato lo stadio Zaccheria. I fratelli Sandro (II, che fu poi allenatore) e Mario (IV) vestirono la maglia dei Satanelli; Renato stesso, che scelse di ritirarsi una prima volta nel 1930 per «problemi fisici» e poi, definitivamente, nel 1932, fece parte della dirigenza del club, per poi dedicarsi ai ristoranti di famiglia in Capitanata e alla struttura alberghiera aperta nel capoluogo.
Il debito sportivo nei confronti dei fratelli fu saldato dalla città pugliese nel 1997, quando fu loro intitolato il piazzale antistante lo stadio. Renato Sarti era venuto a mancare undici anni prima, nel febbraio 1986. Aveva scelto di confinare il suo mito a Foggia e alle serie minori, negandosi l’opportunità di giocare in A e, magari, pure in Europa, visto che respinse anche le offerte del presidente del Bologna Dall’Ara. Ed è proprio alla luce dei «no» che assume un grande valore quella presenza in maglia grigia, l’unica per cui, per un giorno, decise di “tradire” quella, amatissima, rossonera.

Daniele Bolzani

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