Alessandria-AlbinoLeffe 2-2. Andrea Arrighini (foto www.museogrigio.it)

Avessi dovuto preparare questo pezzo mercoledì sera avrei scritto di tutto: lacrime, sangue, incazzatura. Non avrei esitato a sparare a zero su un gruppo che se l’era fatta sotto nel momento topico della stagione, fottuto dalla paura e dall’ansia nel momento in cui c’era semplicemente da passare alla cassa e raccogliere quanto meritatamente seminato. Sono stato divorato dall’ansia per tutta la partita, atterrito dalla paura di non farcela, di farci sfuggire l’attimo fuggente nel momento più bello; mi sono rilassato solo al gol di Stanco, perché convinto (poi a ragione) che a quel punto ci avrebbe improvvisamente spianato la strada, perché quelli dell’AlbinoLeffe (che sono stati una gran bella squadra) a quel punto non ce l’avrebbero più fatta, colpiti a morte nel morale più che nel fisico. Ecco, dopo il fischio finale ho pensato proprio a questi due aspetti, e cioè che la nostra prestazione era proprio lo specchio di quello che avevo vissuto io: un mix di ansia e di paura di non farcela ed una sorta di rassegnazione che tanto prima o poi la solita storica delusione sarebbe inevitabilmente arrivata. Ne è nata una gara strana, dove ad un certo punto nei giocatori si è visto il famoso “occhio della tigre” che ci ha condotti a prendere il risultato con la rabbia e la forza.

Simone Corazza (foto www.museogrigio.it)

La  gara di mercoledì sera con l’AlbinoLeffe, quest’anno nel girone d’andata l’avevamo vista già altre volte, troppe, e forse non si è trattato di una improvvisa mancanza di “palle” dovuta all’ansia, al famoso braccino che ti viene mentre stai servendo per il match. No, Alessandria-AlbinoLeffe è stata la replica di altre gare! È stata la conferma che a ben vedere c’è ancora un limite strutturale (e quindi non capitato una tantum), di un “difetto di fabbrica” che ci portiamo dietro sin dal momento della costruzione di questa squadra. Un difetto di personalità misto alla carenza di un vero centravanti in grado di mettere in difficoltà gli avversari, di dominarli, che, guarda caso, vengono in casa nostra a giocare solo a limitarci e che invece in trasferta battiamo con una puntualità svizzera!

Federico Casarini (foto www.museogrigio.it)

Queste apparenti partite non-giocate ed approcciate malissimo non sono certo state una sorpresa di mercoledì sera contro i bergamaschi, ma, al contrario, erano state una triste e pericolosa costante che siamo riusciti a migliorare con l’avvento di un tecnico del calibro di Moreno Longo, bravissimo a capire che prima che sugli schemi e le posizioni in campo, bisogna agire nella testa dei giocatori. Purtroppo in casa, con certi tipi di partite, l’Alessandria è troppo Arrighini-centrica e questo giocatore, al quale dovremo sempre dire grazie per quanto fatto quest’anno, non è un centravanti. Ma è altrettanto vero che, al contrario, questa squadra è fatta per esaltarsi in trasferta, quando le partite vengono “giocate” da entrambe le squadre, e quando il gioco e l’organizzazione che Mister Longo ha dato ai suoi Grigi gli permettono di esprimersi al meglio e di venire fuori anche nei momenti di grande difficoltà. Perché se questa squadra fosse priva di attributi, non si spiegherebbero le vittorie in trasferta che hanno reso possibile la rimonta sul Como nella regular season, e anche nell’andata dei play off contro l’AlbinoLeffe.

La Curva Nord (foto www.museogrigio.it)

Ed allora, per questi motivi, abbiamo l’obbligo di sperare che sia possibile l’impresa all’ Euganeo di Padova, anche se andiamo a giocarcela contro l’avversario in assoluto più scomodo. Ma i patavini se la giocheranno a viso aperto, ed è per questo che noi dovremo essere bravi e concentrati per controllare la partita e colpirli quando ne avremo l’occasione. Abbiamo cinquanta e più milioni di motivi per farcela, oltre ad avere, come questa stagione ci ha insegnato, le capacità e le qualità per andare a vincere a Padova. Ad oggi – a detta di molti – abbiamo il pronostico contro, ma il destino è ben saldo nelle nostre mani. Forza Grigi, andiamocela a prendere!

Mario Bocchio