Pianeta tifo: nel covo dei Mandrogni

I Mandrogni (2)

 

Il nostro Davide Ravan è andato alla scoperta del pianeta del tifo grigio, che popola la mitica Curva Nord.

È la volta dei Mandrogni.

I Mandrogni

Quando nasce Mandrogni?

Se dovessimo indicare una data precisa, probabilmente come riferimento utilizzeremmo la trasferta di Monza del campionato 2014/15. Precisamente il 29 novembre 2014. In realtà già da tempo se ne parlava.

Per quale motivo si sentiva l’esigenza di progettare questo percorso?

Rispondere nel breve è difficile. Le motivazioni furono molte ed articolate. Ci limitiamo a dire che questa esigenza si annusava nell’aria, in un momento di oggettiva difficoltà comune a molte altre curve. Tra i vari fattori vi fu certamente la necessità di riorganizzarsi per trasferte, coreografie, momenti di solidarietà, ne citiamo una per tutte, la raccolta fondi per Rocco organizzata insieme ad Orgoglio, cosa di cui siamo particolarmente orgogliosi. Lo abbiamo fatto come piace a noi, senza cercare facile visibilità, sui giornali o altrove. Mossi solo dall’affetto per un nostro fratello a cui vogliamo un gran bene.

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Quali sono i punti fondamentali su cui si basa Mandrogni?

Sintetizzando: Rispetto, Solidarietà, Fratellanza, Autogestione, Trasparenza, Senso Collettivo, Rifiuto di qualsiasi forma di prevaricazione (razziale ,sessista ecc.), Nessun rapporto con le Forze dell’ordine, Nessun rapporto con la Società. La nostra realtà ha una connotazione popolare. Si tifa dal basso. Questo è il motivo per cui leggerete su alcune nostre magliette la frase “Settore popolari”. Essa ha una doppia significazione. Oltreché essere la denominazione con la quale veniva indicata molti anni fa la Gradinata Nord, ci rimanda ad un epoca in cui il calcio era della gente. Abbiamo deciso di utilizzare questo concetto al presente: “Il futbal l’è d’la gent”.

Quali obiettivi vi sentite di aver già ottenuto e quali altri ancora vorreste raggiungere?

In realtà tutto è in divenire. In linea generale uno dei nostri obiettivi è quello di avvicinare i più giovani ai nostri colori, sulla base di valori e senso di appartenenza, indipendentemente dalle origini. Quando arrivano da noi, subito si accorgono che tutti contano moltissimo, ma nessuno più di altri. Questo aspetto è fortemente caratterizzante nel nostro percorso. Esiste una grossa differenza fra autoritarismo ed autorevolezza. Tutto viene deciso in riunioni. Questa intervista era stata inizialmente proposta ad uno di noi, ma in linea con i nostri principi si è deciso che non sarebbe stato corretto far parlare solo lui per tutti e quindi si è deciso per questa chiacchierata collettiva. Non amiamo ed evitiamo singoli protagonismi, in quanto per noi il collettivo è tutto. I Grigi non sono solo un simbolo sportivo ma un patrimonio della città, dei tifosi e più in generale di tutti gli alessandrini. Intesi come cittadini ovviamente. Non osino partiti o politici a strumentalizzarla per i propri scopi. Su questo vigileremo.

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Qual è l’atteggiamento nei confronti di giocatori e società? Cioè credete che le tre anime debbano collaborare o pensate sia meglio che giocatori e società facciano il loro e i tifosi continuino il loro percorso senza che via sia l’appoggio o il sostegno da parte della società?

Dicevamo prima, “nessun rapporto con la società”. Ciò non va inteso in senso polemico. E’ naturale conseguenza di una semplice constatazione realistica. Le società di calcio per sopravvivere devono essere razionali, badare al profitto. I tifosi invece vivono di passioni e non debbono ambire ad interessi di tipo personale. Come Mandrogni non abbiamo mai chiesto aiuti, ne trattamenti di favore per biglietti, trasferte e quant’altro e mai lo faremo. Quanto ai giocatori, siamo ben consci che la sconfitta va messa in conto. Quello che pretendiamo da parte loro è la professionalità. Non attaccamento ai colori. Quella è una roba rara. Gente strapagata per “giocare”, deve dare tutto quando scende in campo.

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Quanto la nascita della sede ha influito positivamente nel progetto?

Il progetto esiste quasi da tre anni mentre la sede l’abbiamo inaugurata solo ad Aprile. Tuttavia ora ci pare quasi impossibile immaginarcene privi. Il nostro percorso viaggia su due binari differenti. Il primo è quello dello Stadio, dove i Mandrogni sono oramai un gruppo a tutti gli effetti. Il secondo è quello del Covo, chiamiamo così la nostra sede, con finalità aggregative, sociali. Il Covo è frequentato anche da individualità e componenti di altri gruppi. Ma non solo: bambini, anziani, gente comune del vicinato. Si può dire che stia diventando una realtà di quartiere. In una città dove negli ultimi anni prevalgono l’interesse, l’egoismo, non può che far bene che esistano luoghi come il nostro, dove c’è gente che in maniera disinteressata si organizza per fini comuni.

Dopo 2 fine campionati deludenti, quale sarà l’atteggiamento di Mandrogni in questa stagione?

Ultimi due campionati deludenti rispetto alle aspettative, alle quali in questi ultimi 40 anni non eravamo mai stati abituati. Sicuro sosterremo sempre nei 90 minuti la squadra. Alla fine poi giudicheremo dai fatti.

Avete l’impressione che al di fuori di Alessandria il progetto inizi ad essere conosciuto? Vi sono tifoserie o singoli supporter di altre squadre che hanno già dimostrato interesse per questo progetto?

Si, questo è accaduto e accade tuttora. Più che di tifoserie è il caso di gruppi o individualità. Nulla di strano, chi vive il nostro mondo con passione, ha curiosità di conoscere realtà differenti, al di la di amicizie e rivalità.

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Quanto è importante il legame tra squadra e città?

Per noi è una condizione essenziale. Ovviamente intendendo la squadra dal punto di vista dei simboli e dei significati profondi. I giocatori vanno e vengono. Alessandria odora ancora oggi di Grigi, nonostante la vicinanza a grandi città come Torino, Milano, Genova dove risiedono alcune delle squadre più blasonate d’Italia e una serie inenarrabile di sventure societarie e sportive. La nostra è una realtà minore che ci teniamo stretta e di cui siamo orgogliosi. Essa conserva quella genuinità che il calcio stellare non permette più. Alessandria resiste ancora.

Cosa ne pensate della scelta di presentare la squadra a Bardonecchia e non in città?

Non vogliamo riaprire questa polemica di cui avremmo fatto volentieri a meno. D’altro canto uscì un nostro breve comunicato che chiarì bene la nostra posizione al riguardo. Ora si pensa al campionato e a tifare i Grigi, nella speranza che non ci si ritrovi più costretti a dover rispondere ad altre esternazioni inopportune.

Davide Ravan