“Cicciogol” ha fatto sognare un’intera generazione

Cicciogol

Per tutti è sempre stato “Cicciogol”, un idolo venerato dalla tifoseria ancora oggi. Stiamo parlando di Franco Marescalco. Stacco di testa, scatto bruciante, tiro fulminante e quella corsa rabbiosa sotto la curva: così Marescalco si è guadagnato un posto tra i migliori Grigi di ogni epoca, nonostante le sue reti non siano mai valse una promozione.

Nel 1984-‘85 ci andò molto vicino: fu infatti lui a trascinare i Grigi alla rimonta nel girone di ritorno, all’aggancio al Prato in seconda posizione ed al conseguente spareggio.

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Sua anche la segnatura iniziale nello spareggio di Modena, ma esultarono i toscani (3-2). Nel 1987-‘88 giocò in un’Alessandria che praticava un calcio splendido, ma che aveva avversarie del calibro di Venezia e Mantova. Quarto posto finale, 13 reti per “Ciccio” ma la C1 arrivò solo l’anno seguente, quando Marescalco giocò solo sei partite all’inizio e poi si accasò altrove.

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Partito, si scatenò Pino Tortora e l’utilitaristica squadra guidata da Renzo Melani festeggiò il salto di categoria. Figlio di emigranti calabresi all’estero, conoscitore da vicino di cosa è stata la vita da meridionale andato a cercare fortuna nelle metropoli del Nord, in questo caso Milano, Marescalco fece anche il garzone come idraulico. L’esordio agonistico di un certo rilievo, rincorrendo i sogni di gloria dietro ad un pallone (nella speranza di poter cambiare anche il proprio tenore di vita, apportando una certa forma di benessere anche a tutta la famiglia) avvenne a Rapallo con la Ruentes.

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“Cicciogol” a più riprese venne soprannominato il “Maradona della C”. Il vero “Pibe de Oro” incanta le platee internazionali, lui un’intera città, Alessandria. I due si assomigliano, nel fisico (entrambi tracagnotti, i capelli un trionfo di permanente) e in tante movenze (rapidità, astuzia, gran tocco di palla). Marescalco riuscì a superare a distanza il divo mondiale, perché era abile di testa. Avrebbe potuto affermarsi in categorie superiori, ma ha sempre preferito essere il numero uno in C, facendo rimpiangere le tifoserie che lo hanno esaltato e che da lui sono state esaltate. Chiedete ad esempio ai supporters del Marsala, della Reggina, del Francavilla e dell’Avezzano e vi sarà detto. Ma chiedete soprattutto a chi, allora giovane, andava letteralmente in estasi in Curva Nord, allo stadio “Moccagatta”, la tana dei Grigi, dove lui, come in una codificata liturgia, rabbiosamente si catapultava dopo ogni gol segnato. L’ ex bomber si è commosso ritornando ad Alessandria per il convegno sulla storia dei Grigi, il 10 giugno 2011.

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Ha addirittura pianto quando al pomeriggio ha voluto ritornare allo stadio “Moccagatta” per calcare nuovamente quel prato che lo aveva esaltato e grazie al quale lui ha trovato gli stimoli giusti per entrare a pieno titolo nella storia dei grandi calciatori che hanno indossato la maglia grigia. A raffica l’Alessandria secondo “Cicciogol”, con affermazioni sintetiche e trancianti come le sue reti: “I Grigi avranno futuro solo se sapranno affidarsi a dirigenze serie, non di speculatori, ma fatte di uomini che amino veramente questa maglia come sono stati Sandroni, Cerafogli, Pettazzi e Iacampo, con i quali ho avuto la fortuna di lavorare. Come lo è oggi Luca Di Masi. Abbattere lo stadio ‘Moccagatta’? Ma siete pazzi, sarebbe come buttare giù il Colosseo a Roma e a voi sembra possibile tutto ciò? I playoff contro la Salernitana? Ho visto entrambe le partite in televisione e mi sono arrabbiato in occasione della sfida del ‘Moccagatta’. Per come si è sviluppata la stagione, a questi Grigi non si possono fare processi ma la sfida di ritorno l’hanno ‘ciccata’, non c’era lo spirito giusto, quello cattivo dei momenti che contano, e nemmeno una corretta predisposizione tattica. L’allenatore non ha saputo leggere la partita, ovvero correggerla a seconda dei mutati cambiamenti di gioco, soprattutto dopo il nostro vantaggio. Non si può andare il vantaggio in casa e farsi raggiungere: d’accordo che il rigore era inesistente, ma tu non puoi farti imporre il contropiede, devi costruire una diga a centrocampo, entrare duro sulle caviglie degli avversari e se il caso buttare ogni volta il pallone sugli spalti. E gli attaccanti devono rischiare ogni volta di farsi male pur di spingere il pallone verso la rete avversaria. Insomma, bisogna morire sino alla fine e ve lo dice uno che di partite decisive ne ha giocate tante e tante ne ha risolte: pensate che per fermarmi i difensori avversari si molavano anche i tacchetti di alluminio per farmi più male e si mettevano la crema ‘Capsulin’ sulle dita per farmi lacrimare gli occhi!”.

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“Cicciogol” ha chiuso la sua “confessione” con altri tre aneddoti e ricordi: “La rete più bella che ho realizzato ad Alessandria? Me lo chiese l’allora giornalista della Rai Franco Costa ed io gli risposi: ‘Quella che devo ancora fare!’. Il momento più brutto? Il presidente Gino Amisano mi fece ritornare ad Alessandria ma poi un uomo troppo pieno di sé come Renzo Melani mi mandò via, al Novara, proprio alla vigilia della promozione in C1 al termine del campionato 1988-‘89.

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La partita che vorrei rigiocare? Lo spareggio di Modena del 1985 contro il Prato. In attacco eravamo implacabili, andammo in vantaggio con il mio gol. Il centrocampo era nelle mani sicure di un autentico campione quale Paolino Scarrone, che dettava continuamente i tempi al ‘motorino’ Camolese. Ma la difesa, seppur composta da gente che avrebbe poi fatto strada come Gregucci e Carrera, era purtroppo ancora troppo inesperta per la giovane età.

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Il Prato ci rifilò ben tre gol, ma noi non rinunciammo a combattere e riuscimmo ad accorciare le distanze con Da Re. Gli ultimi minuti furono un inferno, credemmo sino alla fine di poter pareggiare e addirittura di vincere e solo la traversa ci fermò per quello che sarebbe stato un gol epico. Alla fine il presidente del Prato Toccafondi si fece il segno della croce e mi confessò di essersi ‘ca … to’ nei calzoni. Poi mi disse: ‘Signor Marescalco, io la vorrei a Prato, perché ogni volta contro di noi lei segna’. Dopo poche settimane mi telefonò l’allenatore Pippo Marchioro. Negli spogliatoi di Modena, per la delusione, io spaccai la porta del bagno con un pugno. Ecco perché non mi è piaciuta l’Alessandria contro la Salernitana”.

Mario Bocchio