Quando i Grigi umiliarono il Grande Torino

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Nel 1927, dopo un deludente campionato al termine del quale la salvezza dalla retrocessione in Prima divisione era arrivata solamente dopo una serie di spareggi vinta contro Pisa, Legnano e Novara, per l’Alessandria arrivò il primo trofeo, vinto con in campo i futuri campioni del mondo Giovanni Ferrari e Luigi Bertolini e con Carlo Carcano in panchina: la Coppa Coni, alla prima edizione, conquistata dopo una doppia finale contro i cugini del Casale (1-1 a Casale Monferrato e 2-1 ad Alessandria). Nelle eliminatore l’Alessandria aveva sconfitto Livorno, Andrea Doria, Brescia, Alba Roma e Napoli. Nel 1928 i Grigi sfiorarono la conquista dello scudetto; superata la prima fase del campionato, nel girone finale a otto squadre i lanciatissimi alessandrini si ritrovarono a lottare per il titolo contro il Torino dell’ex Baloncieri. Fu però una pesante, inopinata sconfitta subita sul campo di un Casale ultimo in classifica a cancellare i sogni di gloria della squadra di Carcano, alla quale non bastò sconfiggere proprio il Toro nello scontro diretto per riagganciarlo in vetta.

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Con il passaggio dalla Divisione nazionale alla serie A, primo passo verso il professionismo, si andava chiudendo il periodo più luminoso della storia dell’Alessandria e, in generale, di tutto il calcio della provincia piemontese. Pur avendo la squadra di Carcano saputo reagire ottimamente, nella stagione 1927-‘28, alla cessione di Adolfo Baloncieri al ricco Torino del conte Marone Cinzano, il divario tra Grigi e granata andò aumentando. L’ultimo campionato prima dell’avvento della serie A a girone unico vide le due squadre inserite nello stesso girone (quello A, dai nomi altisonanti e tecnicamente più valido) e ripresentò un confronto questa volta impari, come dimostrano i risultati degli scontri diretti: nettissima vittoria dei padroni di casa nella gara di andata al Filadelfia, pareggio 3-3 sul neutro di Genova, con tripletta dell’ex attaccante grigio, in quella di ritorno.

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Il Torino vinse nettamente il girone, l’Alessandria condivise un buon terzo posto assieme all’emergente Roma. Proprio lo scontro diretto contro i capitolini agli Orti fu turbato da incidenti: agli ospiti era stato assegnato un rigore successivamente a uno scontro di gioco che aveva costretto però all’uscita l’infortunato portiere grigio Morando; nella confusionaria continuazione della gara (a difendere la porta dei grigi andò Ferrari, che non riuscì a parare il rigore), dopo il secondo gol della Roma, il pubblico invase il campo, aggredendo l’arbitro. La partita fu omologata con lo 0-2 per i giallorossi. Il 16 giugno gli Orti ospitarono l’ultima gara dell’Unione Sportiva, che nella stagione successiva si trasferì al Campo del Littorio, ormai pronto per l’inaugurazione.
Ma torniamo alla storia degli scontri diretti tra Alessandria e Torino. Nel 1936 la squadra raggiunse, dopo aver battuto Cremonese, Modena, Lazio e Milan, la finale di Coppa Italia, giocata a Genova l’11 giugno 1936 e persa per 5-1 contro i granata.
“Era di scena ad Alessandria il fortissimo Torino, quando si ammalò il mediano Papa. Carcano mi cercò (era di sabato) e mi avvertì che il giorno seguente avrei esordito in Serie A. ‘Giocherai mediano’ mi disse svelto e se ne andò. Gli corsi appresso: ‘Come mediano? Ma se sono il centravanti delle riserve. Il mediano non lo so fare. E poi, proprio contro il Torino’. ‘Non ti preoccupare’ fu la risposta. ‘Gioca come sai e andrà tutto bene’. Vincemmo per 3-1 su di un campo più fango che prato. Feci una gara spettacolosa. Vezzani e Baloncieri toccarono pochi palloni ed impararono a conoscermi. Divenni, in un’ora e mezzo, l’idolo di Alessandria. Mi pareva di sognare. Un anno prima dormivo d’estate sotto il ponte del Tanaro, in una specie di capanna con un letto di paglia e di fieno”. Il racconto è quello che amava fare Luigi Bertolini, il celebre “Testa fasciata”.
Mario Pietruzzi non ha mai dimenticato il 2-0 al Grande Torino. Una balbettante prima parte del campionato, poi la sterzata, il passaggio dal “modulo” al “sistema”, quello con il quadrilatero formato dalle due mezze ali e dai due mediani. Che rimonta: l’Alessandria era quasi ultima dopo una dozzina di giornate, ma Pietruzzi e compagni finirono a metà classifica.
Il Grande Torino di Grezar, Gabetto e Mazzola venne umiliato da una grande Alessandria il 19 gennaio 1947: 2-0 con reti di Bertoni e Stradella. Pochi giorni dopo, il 23 febbraio 1947: Alessandria-Juvents 2-0, reti di Rosso e Pietruzzi.

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Al termine del campionato 1947-’48, il suo decimo in serie A, l’Alessandria retrocesse; guidata ancora da Kovács la squadra giocò un buon inizio di campionato, nell’unico torneo di massima serie a ventuno partecipanti mai disputato in Italia. Nel finale i Grigi andarono incontro a una crisi di risultati, con un solo punto guadagnato tra la trentacinquesima e la quarantunesima giornata, e persero lentamente posizioni. Clamorosa fu poi la debacle, proprio contro il Torino del 2 maggio 1948: il 10-0 è ancora oggi la sconfitta più netta subita da una squadra nella storia della serie A a girone unico. L’infierire dei granata nell’ultimo quarto d’ora fu dovuto fu dovuto agli screzi tra Valentino Mazzola e un tifoso che lo sbeffeggiava da bordo campo (“Tua moglie è a letto con il macellaio”), oltre che all’impegno profuso nel tentativo di raggiungere i 100 gol in campionato, obiettivo centrato con il decimo sigillo di Guglielmo Gabetto.
Quello 1957-’58, il primo dopo l’ultima promozione in serie A (lo spareggio vittorioso contro il Brescia a San Siro) viene considerato il più bel torneo in assoluto disputato dall’Alessandria nel dopoguerra.
Come all’andata Alessandria e Torino terminò 0-0, ma al Moccagatta furono i Grigi a meritare il successo, con i difensori granata che fecero fatica a contenere il gioco alessandrino.

Nel match del Filadelfia, allo scadere del primo tempo scoppiò una rissa rimasta ancora adesso famosa. L’arcigna difesa mandrogna riuscì a contenere gli affondi di un Toro a dire il vero confuso nonostante la presenza di giocatori del calibro di Bearzot, Fogli, Bonifaci, Ricagni e dell’ex Ginetto Armano. L’alessandrino Nardi sferrò un brutto calcio a Russi e nel conseguente parapiglia Giacomazzi tirò un pugno in faccia a Bertoloni. Alla fine l’arbitro Famulari allontanò dal terreno di gioco i due Grigi e Russi. L’Alessandria per tutto il resto della sfida si chiuse a riccio per proteggere la porta di Stefani, lasciando in avanti il solo svizzero Vonlanthen; il Toro, nonostante la spinta del tifo del Fila e rabbiose folate offensive sul campo, non riuscì a passare.
Nel girone di ritorno si temettero vendette, ma al contrario la sfida fu molto corretta. Il Torino si affidò in avanti al solo estro di Armano, visto che non vennero schierati Ricagni, Arce e Tacchi, ma non era in giornata buona. Al contrario fu l’Alessandria a martellare e solo la bravura del portiere Rigamonti evitò alla squadra granata di fare ritorno sotto la Mole senza punti.

Mario Bocchio