I gol a “richiesta” e le lacrime di Gianni

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L’Alessandria dopo le prime quattro giornate di campionato è ancora imbattuta. Vittoria all’esordio per 3 a 1 sul Milan di Liedholm e Altafini, poi tre pareggi con il Bari, l ’Atalanta e il Bologna.

 

L’entusiasmo è alle stelle. Squadra compatta e rocciosa quella grigia con l’astro nascente Gianni Rivera a deliziare con le sue giocate.

image003Alessandria-Juventus 0-2 1959-’60: azione di Tacchi.

 

Alla quinta, domenica 18 ottobre 1959, è in calendario la trasferta a Torino contro la Juventus. Malgrado la forza dell’avversaria tra gli alessandrini c’è ottimismo e l’allenatore-giocatore Franco Pedroni dispensa fiducia che fa molta presa nei tifosi che si riversano numerosissimi al Comunale torinese che, in una giornata nuvolosa, ma gradevole, regala uno splendido colpo d’occhio.

image009Alessandria-Juventus 0-2 campionato 1959-’60: scontro aereo Pedroni-Charles.

 

Nel primo tempo i Grigi riescono in qualche modo a contenere quell’attacco bianconero da paura formato da Nicolè, Boniperti, Charles, Sivori e Stivanello, ma nulla possono prima su una subdola punizione dal limite dello specialista Cervato e poi sulla piroetta di Omar Sivori. La partita è segnata, ma la prestazione dell’Alessandria è positiva e dignitosa.

image005Juventus-Alessandria 7-0 campionato 1959-’60. Fotogramma.

 

Il brutto, ahimè, deve però ancora avvenire. Al ritorno in campo gli juventini sembrano morsi dalla tarantola, sono letteralmente incontenibili. Quei loro camicioni si gonfiano sulle spalle (di qui il termine “gobbi” a loro poi affibbiato) durante i continui, velocissimi e velenosissimi attacchi. Alla segnatura della terza meritatissima rete, succede però quello che in tanti anni non mi capiterà mai più di sentire in nessun campo di calcio: tutto il pubblico di fede bianconera inizia infatti a scandire la richiesta del gol in più.

image007Omar Sivori, non può fare nulla la difesa dell’Orso Grigio.

 

I giocatori della Juve puntualmente eseguono e così ecco che arriva la quarta rete, poi sempre dietro richiesta anche la quinta, quindi la sesta e poi ancora la settima prima che l’arbitro Annoscia di Bari, forse anche lui incredulo per ciò che stava accadendo decida, con un po’ di anticipo, di fischiare la fine dell’incontro chiudendo una contesa che ormai era diventata umiliante e insopportabile. L’immagine emblematica che più di ogni altra dà l’esatta sofferenza di quel pomeriggio è il diciassettenne Gianni Rivera che esce dal campo in lacrime consolato da tutti i compagni di squadra. Un’esperienza unica e forse irripetibile.

Marcello Marcellini