Dal Diavolo all’Orso Grigio

giovedì, 21 Gennaio 2016

 Approfondiamo la storia di Alessandria e Milan

Perdroni e Juve

Scontro aereo tra Pedroni e Charles.

Dovendo parlare della sfida tra l’Alessandria e il Milan, non possiamo non considerare i tradizionali travasi di giocatori dalla maglia rossonera a quella grigia che hanno caratterizzato soprattutto gli anni Cinquanta e Sessanta.
Vi parliamo perciò di quei giocatori che – a nostro avviso – possono essere i simboli più significativi di questa storia scritta.

Franco Pedroni

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Rimarrà per sempre il condottiero che scoprì Gianni Rivera e lo segnalò al Milan di Gipo Viani
Classe 1926, ci ha lasciati quindici anni fa: esordì in serie A con il Como nella stagione 1949-‘50, dopo aver ottenuto la promozione dalla B nel corso dell’annata precedente. Nel 1952-‘53 passò al Milan, con cui vinse uno scudetto nel 1954-‘55, oltre alla Coppa Latina del 1956. Poi venne subito ingaggiato fingaggiato dall’Alessandria in serie B, con cui ottenne la promozione in A dopo lo spareggio di San Siro contro il Brescia. Entrò a far parte anche dello staff dei Grigi come secondo dell’allenatore Robotti: fu lui ad allenare il giovane Gianni Rivera e a segnalarlo al manager del Milan Viani.

Sandro Vitali

Vitali

Conosciuto anche come “Bambi”, giunse all’Alessandria nel campionato 1956-‘57, voluto dal presidente Silvio Sacco che stava assemblando la squadra per il ritorno nella massima categoria. Vitali proveniva dal Milan dove, al termine della stagione 1954-‘55, conquistò il titolo tricolore. L’anno dopo la storica promozione dei Grigi in A: segnò l’importante rete del successo – alla prima giornata del torneo – contro la Fiorentina. Messosi in evidenza lo richiese il Napoli, in cui giocò le due successive stagioni. Incontrò ancora i Grigi da avversario e fu proprio Vitali a mettere a segno il gol del pareggio partenopeo contro l’Alessandria nell’aprile del 1960 a Napoli, dopo il vantaggio iniziale di un giovane e promettente grigio: Rivera. In riva al Tanaro nel campionato 1960-‘61 in B, disputò ancora cinque campionati concludendo la carriera nel ruolo di libero.

Giancarlo Migliavacca

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Da promessa del Milan a realtà per l’Alessandria: questo fu il destino di questo giocatore nato in provincia di Varese. Iniziò appena sedicenne nelle giovanili del Milan con i vari Bean, Bagnoli, Radice e Ciceri. Giocò con la squadra delle riserve e si aggiudicò due volte il Torneo De Martino. Esordì in serie A con il Milan a Firenze nel maggio 1958, con la maglia numero 10, alla terza partita del girone di ritorno, e venne confermato nelle due ultime successive partite. Nella stagione 1958-‘59 disputò solo due incontri, a Roma e a Bologna, ma in un Milan con assi del calibro di Grillo, Schiaffino, Liedholm e Altafini gli furono sufficienti per fregiarsi del titolo di campione d’Italia. Seguì la partecipazione ai Campionati mondiali militari e la tournèe in Sudamerica con il Milan. Migliavacca, giocatore con spiccate tendenze nel ruolo di centrocampista, giocò indifferentemente nel ruolo di mezzala e di mediano; fu il tipico giocatore d’ordine che seppe dosare gli sforzi, mentre con buone aperture diede ordine alla manovra della squadra.

Santino Ciceri

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Santino Ciceri e Gigi Radice.

Portiere, riuscì a giocare con il Milan in serie A – una sola presenza in massima serie, il 3 giugno 1956 in occasione della sconfitta interna con la Lazio – ed in Coppa dei Campioni, una presenza in occasione della vittoria esterna sul Saarbrücken del 23 novembre 1955.

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Ciceri in Coppa Campioni contro il Saarbrücken

In seguito militò a lungo in B, in particolare nel Verona con cui scese in campo per 158 volte.
Tra il 1964 e il 1968 giocò nel Monza, con cui vinse il campionato di serie C 1966-‘67; in quella stagione realizzò anche una rete, su calcio di rigore, nella vittoria per 4-0 sul Piacenza. Chiuse la carriera nell’Alessandria, società per la quale fu a più riprese segretario nel corso degli anni Settanta.

Maldera II

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I celebri tre fratelli Maldera.

La storia dei fratelli Maldera è il ritratto di un’Italia lontana e diversa. I genitori partirono da Corato – in provincia Bari – in cerca di fortuna al nord. Il padre faceva il fruttivendolo, poi comprò una bancarella e infine aprì un negozio e riuscì anche a comprarsi un motocarro. Gente semplice, grandi lavoratori. Fatti di ideali che non ci sono più. E così quando Luigi rompeva un paio di scarpe per averci giocato troppo a pallone, papà Antonio tuonava: “Non dovete pensare solo al calcio! Dovete studiare! Prendere un pezzo di carta!”.
Attilio Maldera, nato nel 1949, era indicato anche come Maldera II per distinguerlo dal fratello maggiore Luigi e dal minore Aldo, purtroppo già scomparso, che era soprannominato “Sciur Crippa”.

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L’Alessandria nella stagione 1971-’72. In piedi da sinistra: Maldera II, Zambianchi, Ciceri, Magri, Nimis, Sassaroli. Accosciati: Paesanti, Lorenzetti, Di Pucchio, Colombo, Vanzini.

Cresciuto nel Milan come gli altri due fratelli, giunse ad Alessandria nel 1971, in tempo per vincere la prima Coppa Italia di serie C nel ’73 e per contribuire all’ultima promozione in B dell’Orso Grigio, avvenuta quarantaduenni fa. Ottenne anche un’altra promozione – sempre dalla C alla B – a Bari nel 1977, in una squadra in cui giocava un altro prodotto del vivaio del Milan, alessandrino di nascita e che mise poi il suo sregolato talento al servizio dei Grigi: Pierpaolo Scarrone. Ma Paolino merita sicuramente un articolo tutto suo.

Mario Bocchio

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