Cronaca di una brutta partita, con venenum in cauda

banchero stazioneI giocatori grigi alla stazione ferroviaria di Tortona in occasione di una trasferta a Padova.

 

Il Padova è sempre stato un’avversario ostico per l’Alessandria, ma questa partita è passata alla storia per via di un brutto fatto, che secondo i bianchi padovani, fu attribuito al nostro allenatore Beèla Rèvesz, che da poco aveva assunto la guida dei Grigi. Riportiamo la cronaca e i conseguenti fatti. Anche nella partita di ritorno al “pollaio” degli Orti si verifico il pareggio (2 a 2) ma fortunatamente senza risse.

4 Novembre 1923 (Padova)
A.C. Padova – Alessandria U.S. (1 a 1)

Padova: Lodolo; Danieli, Barzan; Fayenz, Fagiuoli, Girani; Busini I, Melchior, Monti II, Busini III, Monti III.
Alessandria: Cagnina; Costa, Viviano; Ricci, Gandini, Lauro; Capra II, Baloncieri, Banchero I, Bay I, Capra I.
Reti: Banchero I (A), Barzan (P) rigore.
Arbitro: Crivelli di Milano

«A due minuti dalla fine i grigi erano in testa con un vantaggio di un goal. Una numerosissima folla incitava gli atleti padovani che dopo un impetuoso e vivo “serrate”, sembravano rassegnati alla sconfitta. Ma Gandini al limite della sua area di rigore toccava e sosteneva con il braccio il pallone. Fallo la cui intenzionalità era seriamente discutibile, ma fallo chiaro. Crivelli con prontezza giudica calcio di rigore che Barzan trasforma. Se il pareggio conseguito in tal modo e in extremis può suggerire l’impressione che il Padova se la sia cavata per il rotto della cuffia, lo sviluppo del match consacra invece la giustezza del risultato. Che se le rispettive azioni si potessero collocare sulla bilancia, il piatto della vittoria traboccherebbe verso i patavini, più costanti e pericolosi. Sei corners furono inflitti ai grigi contro uno subìto dai bianchi. Cagnina ebbe a risolvere situazioni disperate (superbo al 22’ della ripresa lo “scoiattolo”), mentre a Lodolo non arrivarono che un paio di palloni difficili. […]

padova-al 1927-28--26-01-2014-23-52-31Prima di un incontro a Padova del 1927-’28: i due capitani al centro del
 campo. Nei Grigi si vede il mitico Giovanni Ferrari.

 

Gandini chiamato al confronto con un grande assente (Carcano) fu l’atleta migliore in campo che insieme con Lauro e Ricci formarono una robusta linea mediana capace di veder chiaro nel compito di interdizione. Viviano e Costa cuor di leoni! Se la nota tecnica delle azioni di assalto padovano è stata frustrato lo si deve anche a loro: Cagnina coronò l’efficienza della propria squadra con un egregio lavoro: L’attacco Alessandrino? Sbandato piuttosto; rapido peraltro nello sfruttare le fughe delle ali. Baloncieri, tradito dall’irrequietudine che lo pervase durante la ripresa non seppe collegare i compagni. Il tono del match grigio, fu dato, lo ripetiamo dai sei atleti di difesa. Il primo tempo si chiude zero a zero, dopo un gioco veloce condotto prevalentemente dai patavini. […]Ancora i bianchi guidano all’inizio della ripresa. Al 12’ l’Alessandria gode dell’unico corner. Sul tiro dall’angolo, mischia. Fagiuoli libera con tiro corto. Sopraggiunge Banchero I ed infila la rete di Lodolo. La folla applaude cavallerescamente, ma subito dopo incita con forza i suoi. E il gioco si fa appassionante. Al 22’ la palla folleggia attorno a Cagnina, batte, una, due volte, sul palo, torna in gioco ed è di nuovo proiettata verso il goal, il piccolo goalkeeper respinge e la fase impressionante è chiusa finalmente per l’intervento liberatore di Viviano. Il gioco ora si indurisce e gli animi si eccitano. I colpi non sono risparmiati ma chi bada ad essi in questo drammatico finale? Una fuga alessandrina produce un goal, annullato per palmare offside. Precipita la fine. In un’ennesima strappata del Padova, Gandini commette il fallo citato ed è pareggio al 43’. I bianchi sono lanciati. In un’uscita a lato del pallone, il trainer grigio Revesz indugia a rimetterlo in gioco. Battibecco. Qui le cose si ingarbugliano. Gli si addebita una frase infelicissima, pronunciata verso il pubblico padovano. L’arbitro Crivelli con lodevole avvedutezza taglia corto e spinge il gioco alla fine. Fischio. Mentre i giocatori raggiungono le cabine un gruppo minaccioso si fa sotto a Revesz. Il provvido intervento dei dirigenti veneti risolve l’incidente. Si sfolla. Ma poi, mentre il passaggio delle auto con a bordo gli alessandrini è accolto da grandi applausi, due o tre scapigliati, inerpicatisi sulle predelle delle macchine, colpiscono alla cieca due giocatori grigi e lo stesso Presidente del Padova. Uno degli aggressori è portato via dalla P.S.. L’episodio ha addolorato ed indignato quei padovani che in campo ed all’uscita hanno salutato gli ospiti con i segni della più eletta cortesia. Una nota: ai trainers, specialmente se stranieri, dovrebbe essere assegnato un preciso osservatorio durante lo svolgimento delle partite. L’essere ai margini del campo è spesso occasione di deplorevoli incidenti».

BelaNostra intervista con Béla Révész (nella foto accanto)
(da Guerrin Sportivo del 15 Novembre 1923).

«Dopo l’articolo trasmessovi dal collega padovano ho voluto assumere particolari precisi sui fatti lamentati circa l’incontro Padova- Alessandria del 4 corrente. La miglior fonte ero lo stesso colpito dalle note di accusa, cioè il trainer dei grigi, sig. Béla Révéez. Ho potuto incontrarlo di ritorno dal campo degli Orti e sono subito entrato in argomento.
-Vorrebbe dirmi quanto fondamento può avere la famosa frase anti-italiana di cui Ella è incolpato dal nostro corrispondente di Padova?
– Io, signore, non conoscere mai questa parola “porca italiana!” e giurare davanti a tutti i Santo che non avere potuto dirla: sono un uomo onesto e di tale carattere che, se detto, avrei fatto subito mio dovere e domandare scusa. Solamente quando attorniato, appena finito partita, da gruppo pubblico e uno signore con uno ombrello minacciato me, io ho detto “vigliacco!”. Porto testimoni signori Assandro Domenico, Capra II, Ricci, Viviano, Cagnina e gli stessi Girani e Monti III di Padova. Anzi è stato signor Girani che venuto dopo in spogliatoio a chiedere scusa parole offensive dette a me. Se io detto frase pubblicata certo Girani non venire a fare scuse a me. Comunque se tutto questo fosse vero io essere uomo leale e confessare prendendo responsabilità. Non capire poi perché generalizzare parlando male tutta Ungheria.

archivio grigi 192--06-01-2013-11-57-39Il Padova vince per 2-0 sul campo degli Orti nel 1926.

 

– Così stando le cose io non posso che compiacermi di questa sua smentita e mi farò dovere di renderla pubblica perché tutta la verità si sappia.
-Grazie, signore!
– Da molto tempo lei è in Italia?
– Da dieci mesi. Avere trovato sempre gente amabile molto. Io avere giocato squadra nazionale ungherese e sempre trovato…come si dice?… sportivamente molto cordialità in Italia. Del resto, se io avere parlato male di italiani, capisce, signore, che avrei offeso, senza ragione e prima di altri, miei giocatori stessi e gli alessandrini che essere ospitalissimi. Non solo io ma tutti ungheresi hanno simpatia per Italia, spezialmente dopo la guerra perché Italia è nazione che dimostrare veramente amicizia verso mio povero paese. Io ricevo anche giornali da Ungheria che parlano sempre moltissimo bene di Italia.
– Sono veri gli appunti al contegno di Baloncieri?
– Ecco fa troppo male sentire parlare così di nostro giovane capitano perché molto serio e modesto. Ha fatto proteste per sua squadra perché penalty non giusto: Prego, signore, fare risultare mia protesta energica per ingiuste affermazioni.
– Non dubiti.
(e adesso la parola al nostro corrispondente)».

1923-24

Una formazione dell’Alessandria 1923-’24. In piedi, da sinistra: l’allenatore Béla Révész, il dirigente A. Rangone, Avalle, Baloncieri, Banchero, Baj I, Capra I, il massaggiatore Assandro, Capra II, Gandini, Lauro, Viviano, Cagnina e Costa.

 

(da Guerrin Sportivo del 22 Novembre 1923)

«Il brutto affare di “Porca Italiana”. Confesso che dopo letta la prosa pungente, brillante e sdegnata del sig. Pietro Novelli, ho fatto un rapido esame di coscienza, ma ho concluso subito. Noi navighiamo in questa polemica nel più perfetto regno della buona fede. Il sig . Novelli è in buona fede nel tentativo di annullare le mie asserzioni sulla frase del Révéez, come è in buona fede nel tentativo di persuaderei lettori che Baloncieri non è un petulante. Ma in buona fede si possono anche prendere delle insipidissime gaffes e far delle magre figure. Io domando al sig. Novell: con quale fondamento si possono dettare i particolari della più lampante verità sui dolorosi incidenti avvenuti sul campo del Padova…stando in Alessandria? Purtroppo la verità è qui sotto le cupole di S.Antonio, protettore, tra l’altro, dei trainers un po’ bizzosi. E la verità scaturisce allora non da asserzioni gratuite ma da documenti firmati da persone di insospettabile lealtà, sospettando le quali si esce dalla “buona fede” e dall’ambito di ogni onestà giornalistica e sportiva. ecco cosa ci dice il sig. Fagioli, capitano dell’A.C. Padova, esempio di valore, coscienza ed onestà: “Ho sentito perfettamente la frase pronunciata dal sig Révéez, come pure lo vidi sputare per terra rivolto verso la tribuna, appena fischiata la fine del match.” f.to Aldo Fagioli.
Faccio quindi seguire la dichiarazione del sig. Giorgio Diena da tutti noto per il suo altissimo senso di disciplina e cavalleria sportiva: “Il sig. Révéez si lasciò sfuggire la frase porca italiana perfettamente udita da me. Inoltre noi saremmo molto sorpresi se il sig. Rangone non riconoscesse di aver fatto pressione presso i Dirigenti del Padova affinché l’incidente dovesse risolversi in modo amichevole e pregando insistentemente Baloncieri perché si adoperasse presso il sottoscritto ed il sig. Marzolo onde convincere il giocatore Girani a perdonare e stendere la mano”. f.to Giorgio Diena, v. presidente dell’A.C. Padova.

archivio grigi 202--11-01-2013-10-09-39
Campionato 1926-’27 i Grigi battono il Padova per 6-1.

 

Ecco infine la interessantissima e dettagliata dichiarazione del giocatore Girani: “Mi trovavo sulla linea laterale aspettando che mi dessero il pallone per rimetterlo in gioco. Vidi il sig. Révéez dare un calcio alla palla per allontanarla da me; mi rivolsi risentito per l’atto e con me protestò tutto il pubblico. Fu allora che il sig. Révéez, voltatosi verso la tribuna pronunciò la frase porca italiana accompagnando l’offesa sputando per terra. Offeso, non nella qualità di giocatore, ma in quella di italiano e di soldato mi avventai sul trainer tentando di colpirlo ma ne fui impedito da persone che si interposero. Finito il match il sig. Rangone, da buon e leale sportivo fece ripetutamente pressione sul sigg. Marzolo, Diena e Baloncieri per convincermi ad appianare pacificamente la cosa. Smentisco in modo più assoluto di aver chiesto scusa al Révéez, il quale ha cercato di farmi credere di non conoscere il valore della frase pronunciata. Solo per deferenza verso i miei dirigenti accondiscesi a troncare l’incidente.” f.to Giuseppe Girani.
Testimonianze gravi, dolorose ed inesorabili, di fronte alle quali non c’è che l’eloquenza del silenzio. Ma io voglio lasciare il silenzio ai poeti e spiegare , se non giustificare l’atto del sig. Révéez, ungherese da soli 10 mesi in Italia e perciò assai poco padrone della nostro idioma (come risulta da intervista riportata). Il 4 novembre il sig. Révéez da buono e appassionato sostenitore dei suoi puledri era nervoso e lo dimostra il gesto da lui fatto di gettare il pallone lontano dalla linea dell’out. I nervi che sono spesso pessimi consiglieri, portarono certo il trainer a pronunciare una qualunque frase pungente, un epiteto, una bestemmia, magari. Qualcuno potrebbe obiettare. ma non poteva dirla nella sua lingua? Eh, no! Bisognava fosse capita dai patavini! Ed allora il biondo maestro chiese alla nuova lingua di elezione una frase qualunque che esprimesse la sua stizza. Ma non era facile trovarla. Gli epiteti e le esclamazioni, dopo le brutte parole, sono gli ultimi elementi che si imparano da una lingua nuova! Ma nella mente dell’ungherese vi era una frase, una malaugurata frase, troppo nota a tutti gli ex sudditi di Franz Joseph… e saltò fuori proprio quella…e il 4 Novembre! (la prima guerra mondiale, è noto, fu contro l’impero austro-ungarico n.d.r.).
Ora io domando al Guerino, amatissima palestra del mio povero umorismo: son io che ciurlo nel manico?

Antonio Menegazzo

Il giornale poi così commenta in conclusione.
La F.I.G.C. ha la tutela morale, otre che tecnica, del football italiano. Noi perciò le diciamo questa semplice cosa che è anche un consiglio: “Appuri l’esattezza dei fatti e se quel trainer ungherese è colpevole del miserabile insulto lo inviti a non calcare più un campo sportivo d’Italia. Altrimenti ci sarà chi ci pensa; forse gli alessandrini per primi!».Revesz

Béla Révész giocatore in Ungheria.

 

(da L’Araldo Sportivo del 9 Novembre 1923)

«Allo scoccare del 90’ di gioco l’Alessandria vinceva per uno a zero. Esattamente quattro minuti dopo Crivelli interrompeva la partita per concedere, con leggerezza estrema, un calcio di rigore al Padova. Pareggio e crollo del sogno di vittoria per navanta minuti accarezzato. Commenti. Nessuno! I giornali sportivi hanno raccontato per filo e per segno le vicende del match ed hanno riconosciuto l’alto valore dei nostri undici. Accomuniamo quindi nell’elogio la squadra grigia che in campo avverso seppe con mirabile slancio, con tenacia contenere gli avversari, piegando una delle più temibili squadre al pareggio. Match pari che per noi è vittoria perché – dica l’arbitro ciò che vuole – non riconosciamo assolutamente esatta prosecuzione di ben cinque minuti che ha permesso al Padova di pareggiare. Dopo la partita una folla di scalmanati e delinquenti assalì il nostro trainer, insultandolo e picchiandolo e più tardi qualcuno dei nostri giocatori dovette conoscere le carezze patavine. Poi, fatti accorti del male, certuni propalarono una frase che non sappiamo se più sciocca o malvagia, attribuendola al trainer. Noi che conosciamo il sig. Révéez e non lo riteniamo capace di tanto diciamo ai bollenti e screanzati supporters patavini che non è con la menzogna e con le percosse che si innalza il buon nome di una società. L’A.C. Padova, domenica, è scesa qualche gradino sotto la considerazione dei veri sportivi che memori della partita svoltasi sul campo, hanno dovuto popi ricredersi alquanto sulla tanto decantata cortesia ed ospitalità veneta. …Il Pisa non aveva torto».

Ugo Boccassi