Raiteri, un grintoso che si esaltava nel fango

A CasaleCasale-Alessandria 0-0, campionato 1979-’80. Raiteri contrasta un giocatore nerostellato.

 

L’odore intenso della canfora per i massaggi, le scarpe erano ancora nere. L’eco lontano di un calcio lontano, ma che affascina tanta gente, che allora era giovane.
“Non si può non ricordare con nostalgia quegli anni, sono una parte della tua vita”. Ne è convinto Claudio Raiteri, classe 1959, difensore arcigno ma dai modi gentili.
Si ritiene un zingaro, nel senso di una vita nomade qua e là in Italia, mettendo da parte il cosiddetto politically correct. “Già, proprio uno zingaro. La mia famiglia proviene da Candia Lomellina e io sono nato a Casale Monferrato. Ho giocato a pallone ad Alessandria, poi a Sinigallia, quindi a La Spezia, poi ancora a Mede, Motta Visconti, Casteggio e Robbio. Nel frattempo ho anche vissuto a Milano, mia moglie era insegnante di educazione fisica e quindi ogni volta andava di qui e di là. Poi mi sono separato e oggi vivo con la mia attuale compagna a San Remo in Liguria, dove principalmente mi occupo di immobiliare”.
Ecco che fine ha fatto Raiteri, che molti di noi abbiamo conosciuto in uno dei momenti certamente meno belli della ultracentenaria storia dell’Orso Grigio.

Raiteri (4)S. Angelo-Alessandria 2-1, campionato 1979-’80. Raiteri rincorre il pallone.

 

Notato dagli osservatori alessandrini, fu messo nelle condizioni di svolgere praticamente tutta la trafila nelle giovanili dei Grigi, dove esordì in prima squadra in una gara degli ottavi di finale della Coppa Italia semipro 1976-‘77: Alessandria-Pro Sesto 7-0, con Frigerio e Marullo scatenati. Entrò in corso d’opera al posto niente poco di meno che di Toni Colombo, già predestinato a diventare un’icona.
“Un serio incidente – frattura di tibia e perone – durante una partita delle giovanili contro la Juventus, avrebbe potuto compromettere del tutto la mia carriera”. Invece no, l’esordio in serie C1 è datato 9 giugno 1979, Alessandria-Triestina, ultima partita del campionato, Guido Capello sulla panchina grigia. Il Moccagatta era un’enorme chiazza rossa, invaso da un’orda di tifosi alabardati che volevano spingere la loro storica squadra verso la B. I giuliani vinsero 1-0 con rete di Fontana, ma poi persero lo spareggio contro il Parma. Raiteri disputò tutta la gara, marcando il centravanti Panozzo.

Raiteri (2)Campionato 1979-’80: i Grigi pareggiano 0-0 col Casale al “Natal Palli”. Tra gli alessandrini si riconoscono Picco, Raiteri e il portiere Cannarozzi.

 

“Calcisticamente devo molto in particolare ad un allenatore, Sergio Rampini”.
Sì, proprio lui, il mitico Acrobata, eroe del fango. “E in effetti io, dotato di una struttura fisica ragguardevole, proprio sui terreni pesanti mi esaltavo e davo il meglio di me stesso”.
Raiteri giocò da titolare la stagione 1979-’80, quella della prima retrocessione della storia in C2.
“Mi metto a ridere ancora adesso: a Mantova feci una stupida autorete, ma alla fine fui tra i migliori e la gara terminò 1-1 grazie al pareggio di Picco. Avremmo anche potuto salvarci, ma a compromettere le nostre prestazioni ci fu l’avvicendamento di ben tre allenatori: prima Fantini, poi Tarabbia, infine Cuscela, che ci faceva lavorare moltissimo ma con ossessione”.
Era l’Alessandria di Bruno Cavallo.

RaiteriAlessandria-Juventus amichevole del 1979. Raiteri tiene a bada Bettega.

 

“Lui era un presidente che puntava molto sui giovani, li pagava poco e poi rivendendo i migliori faceva la sua speculazione, come ad Alessandria con Contratto l’anno prima. Cavallo era conosciuto così e non scoprirono certamente l’acqua calda ad Alessandria. Però, ripeto, avremmo anche potuto fare bene, visto che comunque sapevamo combattere come nelle due occasioni del derby contro il Casale, che non riuscì mai a vincere. Ricordo che al Natal Palli il fango mi favorì e Asnicar mi vide sempre come la sua ombra e qualche volta assaggiò pure i miei tacchetti”.

Foto Raiteri 12Un documento molto interessante: la richiesta dell’Alessandria di tutta la documentazione per liquidare le spese sanitarie di Raiteri dopo l’infortunio.
La stagione successiva Raiteri fece le valigie.
“Peccato, non me la sono sentita di rimanere come invece fece Gaudenzi, che fu protagonista della famosa e immediata risalita con Ballacci. Andai nelle Marche a Senigallia, dove vinsi il campionato di serie D. Quindi la mia ultima tappa in C fu a La Spezia, direttore sportivo Roggi e allenatore Robotti. Era un campo molto caldo”.

Raiteri (3) S. Angelo-Alessandria 2-1,campionato 1979-’80. Picco sul pallone, Raiteri segue l’azione.

 

 Cosa è rimasto a Raiteri della maglia grigia?

“L’Alessandria mi ha praticamente fatto calciatore, ma ho il rammarico di non aver mai potuto provare le emozioni che sa trasmetterti un tifo che è unico. Lo stadio era praticamente sempre deserto e i pochi presenti avevano finito per contestare sempre”.

Foto Raiteri4Un’espressione di Raiteri dopo una partita del campionato 1979’80.

 

Uno come Raiteri troverebbe spazio nel calcio di oggi?

“Senza presunzione, dico di sì. Oggi è la squadra con tutta la sua organizzazione in pratica a formare il calciatore, ai miei tempi eravamo noi a farci le ossa e poi a mettere le nostre capacità al servizio della squadra. Quando a un giovane veniva concesso di allenarsi con la prima squadra, doveva sempre bussare alla porta dello spogliatoio e chiedere permesso. Il calcio mi ha anche insegnato ad essere sempre educato nella vita”.

 

Nelle giovanili grigie

Raiteri giovanili (1) Annata 1974-‘,75 Torneo di Pianezza (Torino).

 

Raiteri giovaniliSempre 1974-’75, si gioca al campo dei Ferrovieri.

 

Raiteri giovanili (2)Campionato  1975-76. La squadra Allievi dell’Alessandria perde per 4-1 la finale contro il Giulianova a Civitavecchia e per poco non vince lo scudetto di categoria.

Mario Bocchio