Con il Mantova l’ultima volta ha trionfato il “miedo escenico” del Moccagatta

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Successo in rimonta per l’Alessandria lo scorso mese di marzo. Lo stadio “Moccagatta” sa sempre creare quei profondi stimoli capaci di trasformare i giocatori in maglia grigia.
Quello che il grande Gianni Brera definì il “Bernabeu dei poveri”, ha fatto il miracolo. Giunge il tempo del “miedo escenico”, letteralmente paura del palcoscenico. Proprio come accadeva nelle storiche rimonte del Real Madrid di Butragueño & C.. Proprio come è successo alla luce dei riflettori al Mantova, sotto la furia dei Grigi nel secondo tempo furiosi e tremendi.

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Non solo Michele Valentini e Luigi Scotto, gli autori dei due goal, ma l’intera squadra è stata protagonista di quello che ormai era diventato il “quarto d’ora grigio”, senza offendere Valentino Mazzola e il Grande Torino. Perché solo le grandi squadre, quelle con una storia vera, sono capaci di imprese che fanno sognare e commuovere. Allora vai via dallo stadio con il nodo in gola e l’euforia per il domani.

Foto 1“Una partita e un risultato fantastico. E’ stato tutto perfetto stasera”, era stato commento del presidente Luca Di Masi. Giusto. Proprio una notte perfetta. Alessandria-Mantova 2-1.
Nella massima divisione Alessandria e Mantova si sono incontrare solamente quattro volte: due sono i successi dei Grigi, uno dei virgiliani e un pari.
Ma sono i singoli tabellini, per via dei risultati, a meritare attenzione. Il primo match, quello del 5 ottobre 1924 al Campo Mussolini di Mantova, si concluse 1-1: Agostinelli per i lombardi e Baloncieri per l’Alessandria.
Il 1 febbraio 1925 invece, al Campo degli Orti, il “Pollaio”, l’Orso si impose per ben 6-1: doppiette di “Balon” Baloncieri e “Ciaplen” Cattaneo e centri di Gariglio e Ferrari. Ancora Agostinelli per i mantovani.Foto 2
Il Mantova si rifece il 25 ottobre 1925 in casa: 7-1. Doppietta del solito Agostinelli, goal di Prosperi II (Ildebrando) e addirittura quaterna del mediano Arnaldo Prosperi, noto anche come Prosperi III in quanto fratello di Dante Prosperi e Ildebrando Prosperi, anch’essi calciatori. Per la compagine piemontese la rete della bandiera fu realizzata da Tritz.
Ma i Grigi si rifecero con i dovuti interessi il 28 marzo 1926, sempre agli Orti, imponendosi per ben 9-0! Marchina, Avalle, Cattaneo, Banchero su rigore e cinquina di Lőrinc Tritz, attaccante di nazionalità ungherese.
Libero Marchina, alessandrino classe 1907, prevalentemente utilizzato nel ruolo di centrocampista interno, venne poi schierato come punta nel campionato di serie A 1931-’32 per una felice intuizione dell’allenatore dei Grigi Karl Stürmer. In quella stagione segnò 21 reti in 30 gare, risultando terzo cannoniere del campionato dopo Angelo Schiavio e Pedro Petrone, alla pari con Giuseppe Meazza. In seguito un infortunio ne minò la carriera; giocò a sprazzi nelle due stagioni successive e fu poi ceduto allo Spezia, in B, prima di chiudere nelle serie minori.
Edoardo Avalle, anche lui mandrogno, nato nel 1905, di ruolo centrocampista, era un giocatore eclettico schierato principalmente come mediano, ma fu spesso chiamato a ricoprire altri ruoli a centrocampo e in attacco. Esordì in campionato con la maglia dell’Alessandria diciottenne nella stagione 1923-‘24 e con i Grigi piemontesi visse la quasi totalità della sua carriera da calciatore. Con 270 gare ufficiali disputate è ancora oggi il quarto calciatore più presente in maglia grigia dopo Antonio Colombo, il compagno di squadra Renato Cattaneo e Mario Pietruzzi.

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Bruno Nicolè, dopo i successi nella Juventus di Boniperti, Sivori e Charles, vestì le maglie di Mantova e Roma; nel 1964 con i giallorossi vinse la sua terza Coppa Italia, segnando il gol decisivo nella finale contro il Torino. Dopo una breve esperienza alla Sampdoria chiuse con l’Alessandria, in B.
Alessandria e Mantova si sono poi incontrate tante volte in serie C, contribuendo a creare un’accesa rivalità tra le due rispettive tifoserie.

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A Mantova i Grigi colsero la certezza matematica della loro ultima promozione in B con quattro turni d’anticipo, dopo il pareggio 1-1 allo stadio “Martelli”: autogol di Barbiero al 66’ e pareggio di Dalle Vedove 5’ dopo.
L’intero ambiente non era però sereno e l’allenatore Dino Ballacci venne esonerato addirittura prima della fine del campionato, tanto che proprio a Mantova andò in tribuna perché i giocatori lo ritenevano ancora il loro allenatore. Poi staccò da Alessandria.
Nel 1987-‘88 l’Alessandria ancora oggi a detta della critica, praticò un calcio splendido, ma aveva avversarie del calibro di Venezia e Mantova.

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Nel 1994 le attività imprenditoriali del presidente Edoardo Vitale andarono in crisi e ne risentirono anche i giocatori in maglia grigia in maniera irreversibile: dopo i playout contro l’Empoli l’Alessandria retrocedette. Ritornato Gino Amisano al timone del club, i Grigi vennero ripescati in C1 perché proprio il Mantova diede forfait.

Il Piccolo Brasile

Non possiamo non spendere due parole anche su Mantova. Il campionato più epico è forse il 1958-‘59, serie C, dove strapazza gli avversari guadagnandosi da un giornale di Lucca l’appellativo di Piccolo Brasile. Finisce in modo ancora più prosaico: la squadra approda in B dopo uno spareggio in campo neutro, a Genova, il 28 giugno 1959, contro il Siena, in dieci contro undici:1-0.

Foto 4Dopo una stagione di assestamento in B, nel 1960-‘61 il Mantova e Edmondo Fabbri compiono il capolavoro: secondo posto alle spalle del Venezia e prima, storica, promozione in A. Una città ed una provincia intera sognano ad occhi aperti.Foto 5
A partire dal 1961-‘62, in pieno boom economico, il Mantova disputa 12 campionati consecutivi tra serie A e serie B, 7 nella massima divisione e 5 tra i cadetti. In pratica, dalla favola del Piccolo Brasile è nata una realtà concreta e consolidata che getta una ventata di aria fresca nel mondo del calcio non soltanto nazionale. Prima sotto la presidenza di Giuseppe Nuvolari, succeduto ad Arnaldo Bellini, poi con Andrea Zenesini, la squadra biancorossa gioca ad armi pari con gli squadroni blasonati, togliendosi pure parecchie soddisfazioni. E soprattutto molti, partendo dal Mantova, spiccano il volo verso traguardi ulteriormente importanti: Fabbri, dopo una comoda salvezza alla prima stagione in serie A, passa direttamente alla panchina della Nazionale italiana, portandosi in azzurro il portiere William “Carburo” Negri (che vincerà uno scudetto con la maglia del Bologna) e l’oriundo Angelo Benedicto Sormani, il primo brasiliano della storia del Mantova.

Foto 7Anche dietro la scrivania c’è chi fa strada: Italo Allodi, suzzarese, dopo aver fatto il secondo di Fabbri sceglie la carriera dirigenziale e passa nella grande Inter di Angelo Moratti. Il solco tracciato da Fabbri crea anche una specie di scuola allenatori, che dal campo passano alla guida tecnica con ottimi risultati: Giancarlo Cadè e Gustavo Giagnoni, già protagonisti del Piccolo Brasile, riescono nell’impresa di riportare il Mantova per due volte in serie A dopo altrettante retrocessioni. E’ un Mantova che diverte e non fa sconti a nessuno: al debutto in serie A, nientemeno che a Torino contro la Juventus, il Mantova riesce ad imporre il pareggio alla formazione bianconera. Sul finire della stagione 1966-‘67, i virgiliani fanno piangere l’Inter battendola 1-0 e costringendola a lasciare sul terreno del “Martelli” uno scudetto che credeva di avere già cucito sul petto a vantaggio della Juventus.

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Anche il Santos di Pelè viene in amichevole a Mantova, ed i biancorossi sono invitati pure a tornei internazionali. Nell’ultima, fugace apparizione in A, 1971-’72, i la squadra non riesce nell’impresa di salvarsi ma espugna San Siro battendo il Milan di Rivera. L’anno dopo sembra dover essere una stagione di intermezzo in B con il proposito di tornare subito tra le grandi: al contrario, sarà l’ultima in un campionato professionistico, con una retrocessione in C dalla quale il Mantova non saprà rialzarsi per oltre 30 anni.

Mario Bocchio