È davvero questo che vogliamo: allenamenti venduti per calcio vero?

Il corsivo di Mario Bocchio

Lo stadio “Moccagatta” al tempo del Coronavirus (foto di Ilaria Cutuli)

Ma come si farà a ricominciare? Almeno in Serie C. Il calcio sta dando il peggio di sé e per una volta tanto ci tocca dare ragione a Silvio Berlusconi che ha sottolineato come proprio il calcio non sia “un’ urgenza: meglio riparlarne dopo l’estate”. Noi tutti amiamo lo sport e quindi non saremo noi io a sottovalutare il valore del calcio, ma non crediamo che riaprire il campionato sia una soluzione, giocare a porte chiuse è triste e comunque c’è il contatto fisico dei giocatori. Il calcio è certamente una passione importante per gli italiani, ma anche un’attività economica che muove capitali e da lavoro a tante persone, non solo ai giocatori, ma adesso ci sentiamo di dire che il calcio non è un’urgenza. Ci sono molte attività più indispensabili del calcio che sono ferme. Se il Consiglio federale – che ha sancito un’evidente frattura tra i presidenti della Figc Gabriele Gravina e della Lega Pro Francesco Ghirelli – ha  deciso così, avrà i suoi perché, dettati dalle leggi di mercato dei profitti. Ma per noi non sta in piedi. Bisogna rendersi conto che ci sono società che fanno estrema fatica e che adesso dovrebbero ricominciare a giocare con calciatori da quasi tre mesi non si sono più allenati. Vogliamo vedere come si farà a rimetterli in forma quando mentalmente hanno già staccato. Poi vogliamo vedere come si faranno a gestire allenamenti, trasferte, pullman, alberghi. E i tamponi e gli esami sierologici, che mancano alle persone comuni e che finirebbero per gettare ulteriormente i calciatori nel già antipatico ruolo di privilegiati. Se la Serie A ripartirà sarà soprattutto per i diritti tv: se finisci in tribunale si rischiano tempi lunghissimi e alla fine restano scontenti tutti. Andare in giudizio è un diritto, ma rappresenta una sconfitta del sistema calcio. Il calcio è condizionato dai diritti tv. Ma la Serie C? Ghirelli è una persona perbene, aveva incassato la disponibilità dei presidenti dei clubs a chiudere il sipario, ma ha sbagliato tattica d’approccio con Gravina, al quale forse avrebbe dovuto esporre le difficoltà della Serie C a proseguire piuttosto che imporre una decisione come se fosse già cosa fatta. Il calcio, tutto il calcio, avrebbe invece dovuto approfittare di ciò che è accaduto per studiare quelle riforme strutturali indispensabili per avere prospettive diverse rispetto alle attuali. Ci sono problemi sotto gli occhi di tutti che vanno risolti. Ora o mai più. A cominciare dal taglio degli stipendi dei calciatori. Doveroso. Abbiamo appena visto la Bundesliga riprendere il campionato, non è stata la prima partita vista a porte chiuse, in uno stadio vuoto, ma oggi più di ieri rimane quell’impressione proprio di calcio sotto vuoto. In cui si sente ancora di più l’assenza del pubblico. I giocatori che non si abbracciano dopo i gol ci ricordano più di prima che siamo in una condizione anomala, eccezionale. Una partita di plastica, come hanno scritto, una partita di allenamento camuffata per calcio vero. Siamo sicuri che vogliamo questo calcio, unicamente perché ci serve un risultato, una classifica e qualcosa di simile al calcio da trasmettere alla tv? Francamente questo non ci sembra nemmeno calcio. Ci chiediamo perché gente stessa di questo mondo come Zeman o Prandelli (lasciamo stare i presidenti di Serie C, tra i quali il nostro Luca Di Masi) dicano che non è il caso. E soprattutto ci chiediamo, al di là di tutti i problemi derivanti dalla paura e della necessità di evitare il contagio, se sia davvero questo che vogliamo: allenamenti venduti per calcio vero. E su cui costruire addirittura un campionato vero. Possiamo farlo, ma che cosa ne uscirà? Stiamo attenti, si dovrà stare attenti a quello che si farà, altrimenti si farà un disastro.