Se l’Alessandria vince anche la Coppa Italia di Subbuteo

L’Alessandria vincitrice della Coppa Italia 2019

Il Subbuteo, per i pochi o molti (fate voi) che non lo conoscono, è un famoso intrattenimento da tavolo che riproduce fedelmente il gioco del calcio. Nato nel 1947 in Gran Bretagna da una geniale idea dell’ornitologo Peter Adolph, deve il suo nome alla denominazione scientifica di una specie di falco, il falco Subbuteo, per l’appunto, meglio conosciuto come “il lodaiolo” in Italia, e come “the hobby” in Gran Bretagna. Proprio con quest’ultimo nome (hobby in inglese significa infatti passatempo) Adolph  tentò di registrare il suo gioco ma, siccome questioni prettamente  burocratiche non lo permisero, decise allora di chiamare la sua creazione con la denominazione “Subbuteo”.  Per i giovani che vogliono avvicinarsi al Subbuteo (Old Subbuteo…diffidate dalle imitazioni!) e per tutti i nostalgici che vogliono calcare nuovamente le dita sui tappeti verdi, sono sorti diversi club, proprio come a Giulianova. L’altro giorno ci ha contattato Claudio Recinelli per raccontarci una bella storia con al centro l’Alessandria.

Pubblicato da Roberto Di Giovannantonio su Domenica 6 gennaio 2019
Il calcio in punta di dito

“Io tifo la Juve, però quei colori grigio e blu mi hanno colpito vedendo una foto di Rivera. Così ho deciso di partecipare alla Coppa Italia di Subbuteo con la squadra dell’Alessandria degli anni Sessanta” ci ha raccontato.

Fasi di gioco

Il “Risiko”, gioco che deriva dal “La Conquête du Monde” del 1957, è semplicisticamente denominato gioco da tavolo di strategia. In realtà le armate che si impegnano nella conquista di obiettivi che, necessariamente, sono tenuti segreti hanno dietro l’intelligenza umana del giocatore, la sua tattica, il suo intuito, la sua “cattiveria”. La capacità di modificare il proprio agire in corsa, a volte, può essere anche dovuta alla casualità, al caso; ma chi gioca, qualsiasi sia il gioco, vi dirà che la fortuna esiste sino ad un certo punto. Ci vuole ambizione, forza, fermezza, coraggio. E a volte vince chi non ti aspetti, quantomeno una “battaglia” che può dare una svolta differente alla “guerra”. La realtà di queste affermazioni sta negli esiti della Coppa Italia del 5 gennaio 2019. In molti hanno pensato, anche tornando con la mente all’anno precedente e all’affermazione del Lecce, che la Coppa potesse essere ambizione da outsider, anche se i segnali che vedevano favorita la Cavese erano forti, quasi lampanti. Invece alla fine giunge forte l’urlo dell’Orso alessandrino, e non c’è né casualità né fato nella vittoria.

I Grigi agguantano la Coppa Italia

Quando si è arrivati alle semifinali, Cavese – Alessandria da una parte e Carpi – Pistoiese dall’altra la sensazione di tutti è stata che i Grigi avrebbero potuto accontentarsi dell’obiettivo mentre l’altra semifinale appariva molto più aperta. I campani, invece, hanno pagato il timore del loro mister che spesso si palesa nei momenti decisivi; vero è che la sfida è stata risolta agli shootout ma la Cavese deve rimproverarsi di non aver imposto la presunta superiorità tecnica. Carpi – Pistoiese equilibratissima è stata vinta per 1 a 0 dagli emiliani.

L’Alessandria, con sullo sfondo la mitica Curva Nord

Finale bellissima con i piemontesi sempre avanti (1 – 0; 1 – 1; 2 – 1; 3 – 1 e 3 – 2 finale) e col Carpi a volte scriteriato in un difetto che fa fatica a correggere; non si comprende, infatti, perché sul pareggio i biancorossi si siano buttati in avanti come se non ci fosse un domani. Riassumendo: il Carpi si ferma ad un passo dall’ennesimo “trofeo di un giorno” (tre Champions nel palmares di Hannibal), alla Pistoiese manca perennemente una pezza per fare trentuno, per la Cavese le semifinali di Coppa Italia hanno lo stesso impatto di una peperonata a mezzanotte: indigeste. La terza di fila dove trova il cartello di stop. In tutto questo il Moccagatta come Copacabana a carnevale con 10000 tifosi ad attendere la squadra al ritorno. Subbuteo, splendida imitazione di cosa può succedere nella realtà

Mario Bocchio