Taglio netto con il passato. Diamo fiducia agli Orsacchiotti che vogliono diventare Orsi veri

Il corsivo di Mario Bocchio

 

La partenza di Pablo Gonzalez segna il definitivo taglio con il passato. Soprattutto quello doloroso della mancata promozione in Serie B nel 2017.

Di quella “rosa” non rimane praticamente più nessuno, fatta eccezione per Matteo Fissore che a gennaio 2016 venne girato in prestito al Como, dopo che nella prima parte del campionato non aveva praticamente mai giocato.

A nostro giudizio è stato giusto tracciare una netta linea di confine e ripartire con volti nuovi.

Ascoltando le parole di commiato di Gonzalez ci siamo convinti della scelta operata dal presidente Luca Di Masi, che aveva percepito come in quei giocatori stesse venendo meno quel desiderio che dà la speranza di farcela, quello che scatena la forza di combattere.

La voglia di ripartire puntando su un organico rinnovato è un preciso segnale lanciato all’opinione pubblica grigia, che più volte aveva incalzato Di Masi sulla necessità di una svolta.

È un messaggio che va colto positivamente e con fiducia.

Tutti quanti, dai tifosi alla stampa, dobbiamo sentirci parte integrante di questo progetto, convinti che sia giusto dare spazio alle nuove generazioni anche attraverso criteri di meritocrazia, garantiti da un tecnico giovane di esperienza ma con il concetto di merito imparato in tanti anni di Serie A conquistata e giocata da protagonista.

Non vediamo nessuna scelta di comodo o di facciata per sfilarsi gradualmente in tempi difficili, segnati da rancore e tensioni.

Le linee guida dei prossimi anni vanno invece nella necessità di affrontare le sfide contando soprattutto sulla fame di giocatori desiderosi di dimostrare il loro valore e non con la pancia piena, appagati dai lauti ingaggi pluriennali.

C’è poi un passaggio culturale da cogliere e da valorizzare nella scelta di Di Masi, quello che va nella direzione di riconsiderare la Serie C: non più un album sul quale appiccicare le figurine di calciatori dai nomi altisonanti – disposti a scendere di categoria per incamerare gli ultimi guadagni della carriera, ma non garanzia assoluta di successi -, ma palestra e vetrina in cui fare crescere i giovani. Un percorso che non può che far bene, non solo all’Alessandria, ma al calcio italiano.

Certo, è un azzardo, perché con i giovani è necessario saper aspettare e non volere tutto e subito, ma è un percorso affascinante.

L’altra conquista importante sarà il superamento di alcuni codici culturali legati ad “Alessandria piazza difficile ed esigente”.

Attenzione: non abbiamo cambiato l’interpretazione di cosa significhi la Maglia Grigia, ma siamo convinti che i giovani sapranno fare da ponte. È necessario solo saperli coinvolgere e motivare: anche loro hanno il diritto di fare parte della comunità grigia a pieno titolo.

Senza fiducia non si va lontano.

Dialogo, buon senso, cammino comune alla ricerca di ciò che unisce e non di ciò che divide.

Forza allora: apprestiamoci a fare questa esperienze tutti insieme, attraversando forti resistenze e pregiudizi. Il lavoro comune dà frutti, anche piccoli ma preziosi, e permette di superare diffidenze e stereotipi, trasformando gli Orsacchiotti in veri Orsi.