Chi lo ha detto che un’Alessandria giovane non potrà essere vincente?

Il corsivo di Mario Bocchio

 

Avremo tutto il tempo di analizzare i cinque anni di Luca Di Masi presidente dell’Alessandria.

Dati statistici alla mano – Sergio Giovanelli dixit – ci consegnano una squadra che ottiene i risultati migliori negli ultimi quarantaquattro anni.

Certo, le delusioni ci sono state, ma le stesse non devono costituire il pregiudizio.

Della conferenza stampa di ieri del patròn grigio, abbiamo apprezzato il progetto di guardare al futuro puntando sui giovani.

Continuiamo a leggere e ad ascoltare tanti, troppi giudizi superficiali e rancorosi, perchè in fondo non avremmo potuto aspettarci più di tanto da una squadra che comunque le sue imprese le aveva già compiute: approdare ai playoff e vincere la Coppa Italia. Quella che affidiamo già alla storia passata, non era certamente una squadra che avrebbe potuto vincere il campionato.

Ora però serve ripartire perché piangersi addosso serve a poco. Perciò ha fatto bene Di Masi a parlare e dire quello che ha detto. Vanno trovate soluzioni che possano rilanciare le quotazioni del calcio grigio.

Facciamo una considerazione anche a più ampio respiro. Nel calcio italiano c’è tanto da lavorare perchè ora più che mai abbiamo toccato il fondo, considerando colpa grave la mancata partecipazione della Nazionale al Mondiale in Russia.

È stato un colpo durissimo che ha sentenziato in modo inappellabile anche la mancata valorizzazione di un vivaio bisognoso di una riforma profonda.

Ricorrere ai giovani, partendo proprio dalla Serie C, è l’unica strada e, forse, questa è una straordinaria opportunità per farlo.

Un messaggio da recepire non solo dal club Italia ma anche da tutte le società nostrane – Alessandria compresa- infarcite di stranieri a livello giovanile oppure di giocatori di nome ma ormai al tramonto, quando la programmazione dovrebbe essere ben altra cosa.

Serve lavorare più sulla tecnica ed occorrono allenatori più attenti alla formazione che alla conquista di campionati fini a se stessi. Anche la creazione delle famose squadre B potrebbe essere utile.

Quali saranno i calciatori di cui l’Alessandria potrà disporre in vista del prossimo futuro?

Adesso non lo sappiamo ancora e sinceramente non ci interessa più di tanto conoscerli.

Soprattutto il riconfermato diesse Massimo Cerri dovrà essere bravo a creare il giusto mix tra l’esperienza di quei giocatori “anziani” ritenuti più affidabili, e una sana ventata di giovani motivati a crescere.

Chi l’ha detto che i giovani non sono vincenti? Il campionato inglese, tanto per fare un esempio, lo testimonia, merito di strategie mirate che alla fine i frutti li danno. Se non immediatamente, nel medio e con il vantaggio di creare meccanismi collaudati e affidabili.

Le parole di ieri di Di Masi a nostro parere non sono una resa, un annuncio di ridimensionamento. Ma piuttosto l’impegno a rivedere una squadra che non è stata in grado di gestirsi quando invece avrebbe dovuto, che con superficialità ha ancora una volta issato la bandiera bianca nei momenti decisivi.

Ditemi voi: che senso ha avuto, per esempio, ingaggiare un Blanchard? Il nome non basta: lo hai pagato e lui, tanto per limitarci alla sfida con la Feralpi, è stato ininfluente e supponente. Il vortice dei prestiti nei mercati di riparazione il più delle volte ti scotta.

Abbiamo reso chiaro il nostro concetto?

Una riforma come quella annunciata, Di Masi avrebbe già dovuto metterla in atto dopo la finalissima di Firenze contro il Parma.

Basta strapagare quelli che potremmo definire “giocatori delle figurine”, proprio perché noti e alle loro ultime manciate di possibile gloria. Largo ai giovani. Individuiamo quelli idonei, affianchiamoli in campo da “chiocce” fidate e serie, facciamoli gestire da un allenatore preparato. Farli giocare farebbe bene all’Alessandria e al nostro calcio.