Presidente Di Masi, perdonali tutti!

Il corsivo di Mario Bocchio

 

“E ti offro l’intelligenza degli elettricisti così almeno un po’ di luce avrà la nostra stanza negli alberghi tristi dove la notte calda ci scioglierà”.

Come non dare ragione al grande Paolo Conte? Tanti anni di tristi attese erano la nostra stanza.  La luce è la Coppa appena vinta. La lunga attesa si è sciolta grazie al calore di chi ama davvero i Grigi. Perché qui stiamo parlando di un sentimento profondo, che potremmo identificare nelle scarpe di quei tifosi che da sempre – e non solo con la smania di farsi fotografare nel momento del successo – hanno camminato a lungo.

Sembrerà assurdo, ma vincere questa Coppa, oltre al valore strettamente sportivo, assume una valenza più generale che riguarda la città di Alessandria. Che giorno dopo giorno – complice anche una classe politica dove l’improvvisazione la fa da protagonista – sta perdendo quelle che erano le sue eccellenze conosciute in tutto il mondo. Questa Coppa ci ricorda che una delle ultime rimasteci è proprio la nostra squadra di calcio, erede di una prestigiosa e antica scuola. Questa Coppa ci deve fare ricordare ogni giorno che non si può avere futuro se alle nostre spalle non c’è una storia e  non ci sono valori in cui credere.

A Venezia la chiamerebbero fatalità, io preferisco parlare di chiaro segno del destino: questa  Coppa giunge anche puntuale a celebrare gli 850 anni della città di Alessandria.

Per questo, grazie presidente Di Masi che ci hai creduto: mia nonna mi ha sempre insegnato che l’impegno ripaga sempre. Il grande male e il grande limite dei giorni nostri sono quelli di volere tutto  e subito, invece i progetti seri, contemplati nel contesto di una programmazione professionale,  sono quelli che si rivelano e  si fanno assaporare nel tempo. Proprio come un nobile vino barricato nelle botti di rovere.

Vorrei anche che questa Coppa fosse portatrice di valori sani tra i giovani, se pensiamo che solo pochi giorni fa è stato addirittura interdetto il traffico sul ponte Meier per permettere a tre musicisti di delirare con la loro produzione inneggiando ad un mondo fittizio di sole esteriorità, addirittura inneggiando alla mafia. Ma dove andiamo a finire?

In tutti questi anni di presidenza di Di Masi, mi sono ribellato più volte, quando tanti cialtroni han preso a coprirlo d’insulti che nulla avevano a che vedere con la sua funzione di presidente ma arrivavano dritti all’uomo, con una perfidia di cui oggi tanti dovrebbero vergognarsi. E invece, ora che vorrei dar libero sfogo all’elogio per coloro che mi hanno ridato l’occasione di sognare, sento dentro di me una rabbia sorda per le nuove offese, caro Luca, che ti rivolgono coloro che, dopo averti tacciato di incapacità, di superbia, d’incompetenza, di perditempo (anche questo hanno detto, lo ricordi? che spendevi troppo per quel che vincevi!), di debolezza, di doppiezza, addirittura di avere smarrito il senno, oggi – con facce di bronzo degne di essere esposte come i guerrieri di Riace – ti esaltano, ti stringono la mano, ti paragonano ai Grandi, s’inginocchiano servili ai tuoi piedi forse già sapendo di arrecarti un’ulteriore offesa, ma proprio per questo pregustando l’occasione di una rivincita non lontana.

Tutto questo avviene con la complicità inconscia di una folla meravigliosa che appena ha potuto vedere coi propri occhi e ragionare con la propria testa, ha ritrovato l’antico amore per i Grigi.

E adesso che mi sono sfogato, presidente, cercherò di coinvolgerti in una precisa iniziativa: la gioia di vincere l’abbiamo goduta sino in fondo; con la conquista della Coppa tu e i tuoi stupendi ragazzi – vicino ai quali oggi mi sento come un fratello maggiore che li guarda ammirato e desidererebbe solo accarezzarli, uno a uno, e dirgli grazie – avete procurato all’intera Alessandria una insolita stagione di gloria e di felicità. Ora la stessa può diventare anche una necessaria occasione di perdono. Per tutti i tifosi pentiti, celebri o anonimi, feroci o punzecchianti, divertenti o insopportabili, letterati o analfabeti, modesti o vanagloriosi; chiedo che siano perdonati tutti quei criticoni dell’informazione che, pur cercando di celarsi nei fiumi della retorica d’occasione o nelle celebrazioni di un successo che hanno subito, hanno già pagato nel momento in cui i loro lettori e ascoltatori li hanno colti in flagrante menzogna o in ritirata, dopo la più clamorosa Caporetto della stampa anti-Grigi.

Solo così, con un ritorno alla serenità totale, la Coppa avrà giovato totalmente.