Il bomber inglese Rawcliffe (voluto dal tecnico Flatley, suo connazionale) che amava gli agnolotti

Rawcliffe

 

L’assemblea generale delle società di calcio, tenutasi a Firenze il 14 maggio 1946, decise con immediata applicazione di consentire il tesseramento per una stessa società di due giocatori di nazionalità straniera e di tre di nazionalità italiana provenienti da federazioni straniere, i cosiddetti “oriundi”. I dirigenti dell’ Alessandria approfittarono subito di questa deroga tesserando dapprima Rosso I, un argentino che debuttò nella stagione 1945-‘46, e successivamente nel torneo 1946-‘47 anche l’albanese Lushta. L’inglese Frank Rawcliffe fu ingaggiato grazie all’allenatore grigio Albert Austin (Bert) Flatley, che in realtà avrebbe voluto portare un certo Gillespie. Presentatosi al raduno, Rawcliffe stupì i compagni ed i tifosi per il possente fisico, più da lottatore che da calciatore. Comunque l’esordio fu dei migliori, alla seconda di campionato entusiasmò il pubblico con una doppietta al Napoli. A fine campionato l’inglese sommò 18 reti risultando cannoniere della squadra. Purtroppo il fisico robusto si appesantì grazie alla cucina italiana, ed a proposito i compagni di squadra e la proprietaria del ristorante “Vittoria”, dove i giocatori si recavano per i pasti, ricordano l’amore dell’inglese per la “minestra a quadretti”, come definiva nel suo italiano stentato gli agnolotti. Disputò ancora un campionato (7 presenze) segnando 4 reti, di cui tre al Magenta, sconfitto per 7-1.

Mario Bocchio