Felice Piccolo, sempre a testa alta come un capo Apache

 

Della squadra scesa negli inferi in Serie B c’era qualche big che non se l’era sentita di scappare, qualcuno che era stato costretto a rimanere e una bella nidiata di giovani pronta a metterci faccia e orgoglio. C’erano – oltre a Buffon, Del Piero e Nedved, vecchi e nuovi protagonisti (seppur a vario titolo) delle vittorie di un tempo e dell’ultimo successo – i Trezeguet, i Camoranesi, ma anche i Marchisio, i De Ceglie e i Mirante, Palladino e Paro. Del Piero, forse nel giorno più bello della sua carriera, cioè quello dopo la vittoria dello scudetto della rivincita, si è ricordato di tutti loro e ha voluto ringraziarli pubblicamente: tra i destinatari, c’era anche Felice Piccolo.

Alla Juve con Del Piero.

 

Nella lunga carriera di questo difensore tecnico dai piedi raffinati (che all’occorrenza può fare anche il mediano come in realtà gli fece fare Deschamps) approdato in maglia grigia (sempre con quel numero 13 di cui non può fare a meno, perchè era quello di Alessandro Nesta il suo preferito di sempre) ci sono episodi che nonostante lui sia ancora in carriera, sono già confinati nella storia. E lì rimarranno per sempre.

Felice Piccolo all’Old Trafford di Manchester cerca di contrastare Javier “Chicharito” Hernandez in Champions League.

 

“Ricordo ancora i brividi davanti all’inno della Champions League, la musica che tutti i bambini che giocano a calcio sognano di poter un giorno ascoltare” racconta. Con la maglia dei romeni del Cluj fece il suo esordio nella massima competizione continentale a Monaco, contro il Bayern, andando peraltro vicino a segnare. Ma ci sono in particolare due momenti che non possono essere mai più scordati: l’inserimento nella Top 11 dell’Uefa dopo il match a Istanbul contro il Galatasaray, e la pazzesca vittoria all’Old Trafford contro il Manchester United di sir Alex Ferguson, quello dei de Gea, di Rooney e del “Chicharito” Hernández.

Due immagini della doppia sfida contro il Galatasaray.

 

“Tra tutti i grandi campioni che ho marcato, quello che più ho temuto è stato di sicuro Zlatan Ibrahimovic, un colosso, una forza della natura che riusciva ad essere molto agile nonostante la stazza” confessa. Con Totti una lunga sfida: “Potevi marcarlo in qualunque modo ma nel momento in cui andava incontro alla palla era finita. Riusciva a fare lanci di settanta metri, spalle alla porta, alla cieca. E con entrambi i piedi. Ne avrò incontrati due o tre così, un altro era Pirlo. Qualità assurda, innata”. A fine gara l’inevitabile scambio delle maglie? “Certamente, ma una volta la maglia gliel’ho strappata di dosso già in campo”.

Trattamento speciale per Totti.

 

Dalla città dell’Alfa, la sua Pomigliano d’Arco, all’Allianz Arena: a volte i sogni si avverano. Chiedere proprio a Piccolo, classe 1983, che il suo eurogol (una rovesciata capolavoro contro il Tuttocuoio) lo ha però realizzato proprio con l’Alessandria.

Il gol realizzato in Tuttocuoio-Alessandria.

 

La sua è una parabola calcistica da raccontare ai più piccoli, in un mondo del pallone fin troppo avvoltolato tra falsi miti ed eroi sportivi di cartapesta che vengono giù alle prime difficoltà.

Piccolo in versione Apache, così come lo ha disegnato il nostro Carlo Dossola.

 

Lui invece, Felice Piccolo, con quel suo volto da fiero capo Apache, viaggia sempre a testa alta, nella vita e nel campo. Proprio come quando va sotto la Curva Nord, nel bene e nel male.

Mario Bocchio

Nella foto sotto il titolo: Thomas Mueller e Felice Piccolo durante Bayern Monaco-Cluj

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