Nell’aria abbiamo sentito la presenza dei campioni del passato. E abbiamo pianto

Ad un certo punto della festa per inaugurare il nuovo stadio Moccagatta, abbiamo come sentito un forte richiamo proveniente dal cielo.I giochi di musiche e di luci, un fulmine che ci ha colpito in profondità. Cuore, grinta, battaglia, lacrime.

È come se dall’alto – da dove li immaginiamo stiano ancora giocando con la loro classe – i nostri grandi campioni del nostro glorioso passato fossero tutti lì con noi.

Mai come ieri sera li abbiamo sentiti vicini vicini i nostri campioni del passato: Carcano, Baloncieri, Bertolini, Banchero, Cattaneo, Gandini, Avalle, Banchero, Ferrari, Rampini, Pietruzzi, Cassano, Armano, Tinazzi e Vitali… i gloriosi capitani come Bussetti e Pedroni… i giocolieri come Lojacono e l’Arrigo Dolso. Non ci stavano a perdere questa grandissima occasione di ritornare nella storia. E come se avessero detto: “Sù, fatelo anche per noi!”.

Mai come ieri sera abbiamo sentito vicini vicini quei nostri nonni, padri e amici cari che al Moccagatta sognarono e provarono delusioni. Il Mocca in fondo è la vita. È la casa a cui desideriamo fare ritorno, una sorta di nostra Itaca. Il punto di partenza che in ogni grande romanzo di avventure è anche il punto di arrivo.

È la storia che insegue un pallone di cuoio insieme al popolo grigio in perenne equilibrio tra la gioia e lo sconforto, la felicità e la rabbia.

Ci risuonano nel cuore le parole che ieri sera ha voluto, con tanta umiltà e genuinità, regalarci il presidente Luca Di Masi e capiamo che nessuno può rinnegare la propria storia per troppo tempo, prima o poi succede qualcosa che ci fa tornare là da dove veniamo.

Ecco, qualcosa è successo ieri sera.

Abbiamo pianto e abbiamo capito che il Moccagatta resterà per sempre la nostra casa.

Mario Bocchio