Ionut Pop e le intriganti storie dei portieri della Romania

 

Sicuramente avrà sentito parlare di questo portiere annegato a trentasei anni nel Danubio. Ci rimase male. Molto male. Aveva messo sei compagni in barriera e Pelè gli fece gol proprio da quella parte. Rivelino prese la rincorsa, e lui pensò che nelle partite precedenti le punizioni le aveva calciate lui. Pelé gli aveva lasciato il pallone anche un attimo prima, ma l’arbitro volle che il tiro fosse ripetuto.

Storica telefoto del gol di Pelè alla Romania ai Mondiali in Messico del 1970.

 

Stavolta successe che Rivelino allargò le gambe nel passare sulla palla, una finta, dietro c’era Pelé che partì, tirò e fece gol.

A lui, numero 21 della Romania. Stere. Stere Adamache. Mondiale del 1970 in Messico. In quella manifestazione fu il primo portiere in assoluto ad essere sostituito nella storia dei Mondiali.

Romeni con il sombrero a Mexico ’70. Partendo da sinistra: Cornel Dinu, Florea Dumitrache, il portiere Rica Raducanu e Mircea Lucescu.

 

Il portiere dell’Alessandria, Ionut Alin Pop, classe 1997, romeno di Oradea (sul confine con l’Ungheria) ha tanti sogni. Come lecito per un giovane.

Il gigantesco Raducanu.

 

La Romania – terra di campioni dal talento immenso e dalla sorprendente discontinuità (ma dove avrebbe potuto arrivare quella Nazionale di Gica Hagi, che fece fuori l’Argentina nel Mondiale americano del 1994?) – ha sempre avuto anche una buonissima tradizione di portieri. I giovani di oggi parlano di Ciprian Tatarusanu,  al Nantes, ma diventato famoso con la Fiorentina.

Quelli indietro negli anni si ricordano di autentici “mostri sacri” come il gigante Necula Raducanu, oppure Dumitru Moraru, Lung papà, Silviu e Vasile Iordache; quelli meno anziani di Florin Prunea e di Bogdan Stelea.

Dumitru Moraru.

 

Ma come dimenticarsi soprattutto di lui? Pop non esita: “Chiunque in Romania giochi a calcio e per di più faccia il portiere, non può non conoscere Helmuth Duckadam. Siamo cresciuti nel suo mito, ancor di più io che facevo il tifo per la Steaua Bucarest”.

Chi è Duckadam? Un eroe per una notte, un fenomeno e uno sfortunato campione che non ha avuto l’opportunità di affermarsi. Ecco, tutto questo è lui. Nel calcio, troppo spesso, ci sono personaggi che si trasformano in eroi per un solo giorno ma che poi, per motivi più o meno noti, vengono sistematicamente archiviati nel dimenticatoio. È questo il caso di Duckadam, portiere romeno della Steaua Bucarest che conquistò la Coppa Campioni nel 1986 battendo in finale il superfavorito Barcellona. Lui parò ben quattro rigori ai giocatori blaugrana.

Duckadam nell’epica notte di Siviglia.

 

Pop sogna di poter giocare con continuità nell’Alessandria, consocio di dover reggere la concorrenza dell’esperto Michael Agazzi e di Gianmarco Vannucchi. Ma non ha fretta. Vuole maturare bene, con i consigli di quell’Andrea Servili autentica bandiera grigia, che quando giocava i tifosi lo volevano vedere sempre titolare. E si esaltavano.

Ma il grande sogno – e per favore non sorridete sarcasticamente, proprio perché è il sogno genuino di un giovane che interpreta seriamente il calcio – è quello di giocare nella Champions League, di poter sentire dal campo l’unicità di quella musica che ti mette i brividi in corpo.

Pop un assaggio di grande calcio lo ha già avuto, avendo militato per due campionati nella Primavera della Roma.

“Venni accolto a braccia aperte in campo a Trigoria da un altro portiere del mio Paese, Bogdan Lobont, e ho avuto modo di stare vicino ad un autentico campione come Totti e a giocatori del calibro di Maicon. Ho svolto un ritiro precampionato a Melbourne in Australia, con la prima squadra. Mi è servito molto” racconta.

Una plastica presa di Pop durante un derby Primavera tra Roma e Lazio.

 

I suoi idoli di adesso sono il tedesco Manuel Neuer del Bayern Monaco e lo sloveno Jan Oblak dell’Atletico Madrid.

Ma ringrazia anche tanto Giacomo “Jack” Poluzzi, anche lui ex grigio, attuale riserva della Spal.

“Lui è stato mio compagno lo scorso anno ad Andria, dove mi diceva grandi cose dell’Alessandria. Ecco perché sono molto soddisfatto di questa scelta” ci confessa.

In uscita, nella Fidelis Andria.

 

Dopo la Roma? “La Lega Pro e Andria sono stati il passaggio successivo – ci spiega – Calcio vero, situazione calda con una tifoseria appassionata che non perdona. Una bella esperienza con tredici partite da titolare quando Poluzzi è andato alla Spal. Oggi mi sento cresciuto di più, e sono pronto per mettermi a disposizione per una stagione importante, dando il mio contributo. Ma so aspettare, non voglio bruciarmi” ci spiega.

Oggi Pop è diventato tifoso della Roma, e non potrebbe essere altrimenti. Roma-Lazio 2-0 del campionato 2013-‘14, è stato il primo derby che ho visto. E come sempre succede, le prime volte non si scordano mai.

Tutto questo è Ionut Alin Pop da Oradea, Romania. Se in una torrida serata di maggio del 1986 la Steaua (il glorioso club dell’Esercito romeno) riuscì a conquistare la Coppa dei Campioni – prima squadra dell’Europa dell’Est  – grazie a tutti quei rigori neutralizzati da Duckadam, significa che i sogni possono diventare realtà. Proprio come quello di Pop di un domani giocare per la coppa dalle grandi orecchie. Noroc! Buona fortuna!

Come vedete, nella nostra storia, è sempre e comunque una questione di portieri.

Mario Bocchio

Aascolta l’intervista

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