“Mi dà profondamente fastidio essere considerato un allenatore da serie D”

alessandria_-_biellese_65Salvatore Iacolino con il presidente Gianni Bianchi, un sodalizio vincente per la resurrezione dei Grigi.

 

Non tradisce il suo aplomb pacato, un’educazione che pare sconfinare nella timidezza. Ma Salvatore Iacolino precisa subito di avere due personalità: “deciso, quando necessario anche duro nello spogliatoio, ma in campo e all’esterno non mi va mai di fare scenate”.
Sarà stato sicuramente l’esser cresciuto all’insegna dello stile Juventus, quando ancora si poteva parlare proprio di stile, i tempi di Boniperti per intenderci.Foto 3

Iacolino in serie A con la Juventus.

 

 

 

 

 

Che giocatore è stato Iacolino?

“Un buon calciatore, con un livello tecnico sopra la media. Ho giocato un anno in serie A, 7 in B e 3 in C. Forse in cuor mio ho il rincrescimento di aver potuto fare qualcosa di più”.
Parlare del suo passato con le scarpe bullonate ai piedi, per Iacolino vuole dire non poter non ricordare Corrado Viciani, il mago della Ternana. Con lui si parlò per la prima volta di calcio totale, altro che l’Olanda oppure il Torino di Gigi Radice. “È vero, Viciani fu un innovatore che già nel 1971 aveva anticipato i tempi, capendo prima di ogni altro cosa sarebbe stato il calcio di oggi. Ci predicava la zona con passaggi corti e continui, proprio come fa il Barcellona.Foto 4

Iacolino durante la nostra intervista.

 

 

 

 

 

 

Ad Alessandria Iacolino è ricordato per essere stato il tecnico della resurrezione, del ritorno tra i professionisti. “Tuttavia mi dà profondamente fastidio essere considerato un allenatore da serie D. Però della serie D è sempre stato un autentico mago, centrando ben sei promozioni, nell’ordine: Ivrea, Casale, Canavese, Alessandria, Savona e Cuneo. “Sono io che ho sempre rifiutato di trasferirmi lontano da Torino dove abito, a costo di dover sacrificare la mia carriera. Ad esempio ho detto di no ad una piazza ambiziosa come quella di Catanzaro, allora in C1. Nei tre anni di C penso di aver fatto bene. A Viterbo Gaucci mi esonerò che eravamo quarti in classifica a 3 punti dal Rimini capolista, ma nessuno ci aveva chiesto di vincere il campionato”.

Grigi promozioneCampionato 2007-’08, i Grigi vincono la serie D. In piedi da sinistra: Lauro, Cammaroto, Casadei, Balestri, Daleno, Zappella. Accosciati: Bolla, Longhi, Buelli, Cretaz, Artico.

Lavagnese-Alessandria 2-2. L’incubo finalmente finisce e l’Orso ritorna a ghermire in serie C!

 

Poi i ricordi, non troppo lontani nel tempo, non tradiscono un’amarezza particolare dovendo parlare dell’Alessandria: “Venni mandato via che eravamo secondi in classifica dietro al Varese, dopo che avevamo vinto il girone d’andata. Forse qualcuno in particolare mi ha sulla coscienza”.

Che rapporto ha con la nostra città?

“Direi unico, mi sono innamorato di Alessandria e dell’Alessandria, un club particolare, una piazza difficile perché delusa da grandi sofferenze e anche dai fallimenti”.

Cosa ricorda di quegli anni?

“In primo luogo il presidente Gianni Bianchi, che mi ha messo a disposizione ciò che volevo e io sono stato bravo a costruire quella squadra capace di ridare entusiasmo. Ve la ricordate ancora quella partita contro la Biellese con lo stadio che ritornò a riempirsi? Spero proprio di sì. Potevamo perderlo solo noi quel campionato. Ripeto, vorrei che la città fosse per sempre grata a Bianchi, ha fatto cose non normali. Ha dato tutto quello che poteva dare, se non di più. Non so se altri lo avrebbero fatto, perché in fondo era il primo vero tifoso dei Grigi. E io ho subito detto di sì alla sua chiamata, nonostante avessi appena portato il Canavese in C. Unica condizione l’acquisto di giocatori di qualità, come Artico, Balestri, Zappella e Bolla tanto per fare dei nomi”.

alessandria_-_biellese_26Capitan Zappella.

 

Ritorniamo a Iacolino calciatore: cos’altro da ricordare?

“Beh, il mio esordio in serie A con la maglia della Juventus: campionato 1969-’70, a Napoli in campo neutro contro il Bari. Poi il mio unico gol in A, segnato con la Ternana a Palermo”.

Quanto ha contato la Juve nel contesto della sua vita sportiva?

Tantissimo, perché mi ha fatto diventare allenatore non solo di patentino ma di testa. Ho lavorato nel settore giovanile dal 1980 al 2000, mia due giorni, lanciando tanti giocatori. Su due piedi mi vengono in mente Sculli, Maietta, Binotto e Giovinco”.

alessandria_-_biellese_35Fabio Artico.

 

Appunto. Ma chi, secondo lei, le deve molto?

La risposta è senza esitazione: Fabio Artico, che ho guidato dai giovanissimi alla Primavera della Juve. Sapete, se non si fosse infortunato nelle Nazionali giovanili in una trasferta in Olanda, forse avrebbe fatto di più a livello di categorie alte. Ebbe una seria lesione ad un piede, che in Olanda ingessarono invece di procedere con altre terapie: il danno fu irreparabile. Chiedete ad Artico stesso se non sono stato importante per lui …”.

alessandria_-_biellese_21Grazie anche a Iacolino, ritornano l’entusiasmo e il grande pubblico al “Moccagatta”.

 

I campionati di serie C non sono più come una volta, quando erano terreno di esperienza per i grandi club che mandavano i giocatori a maturare in provincia.

“Vorrei che i settori giovanili si riproponessero a grandi livelli, bisogna ripartire dalla base per ridare credibilità al calcio italiano, troppo penalizzato dalla libera circolazione di giocatori stranieri non sempre all’altezza dei nostri prodotti. Sempre più rari. Quindi anche la C  finisce per risentirne. Tuttavia in una squadra ci vogliono anche giocatori anziani di grande esperienza. Penso proprio a Taddei nell’Alessandria di oggi. Entusiamo e esperienza, giovani e vecchi, questo è il mix vincente. Nella mia Alessandria voglio ricordare Giuseppe Zappella, uomo dai principi morali altissimi e dalla schiena dritta, un vero esempio e una guida sicura per i più giovani”.

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alessandria_-_biellese_39Dicembre 2007, l’ormai storica partita Alessandria-Biellese 3-1. Lorenzini (B) autogol , Artico (A), Larganà (A) e Lazzaro (B) su rigore.

 

Cosa le ha fatto più male in tutti questi anni da allenatore?

“Oltre ad essere ingiustamente giudicato competitivo solo per la D, il fatto che a Casale non mi abbiano mai perdonato di essere andato ad allenare i Grigi. Va bene il campanile, ma io sono un professionista. Professionista, badate bene, non un mercenario”.

Alessandria-Biellese vista dagli spalti del “Mocca”.

 

Ritornerebbe ad Alessandria?

Il presidente Di Masi, persona che ha le idee chiare e la solidità economica per attuare un serio progetto, mi aveva chiesto di occuparmi del settore giovanile, ma io mi ero imposto un periodo di inattività volontaria. Per riflettere. Ho anche detto di no alla Pistoiese, altro celebre club, che ha messo su un’autentica corazzata che ha finito per stravincere il campionato di D. Oggi voglio nuovamente vincere un campionato, per questo ho scelto di ritornare a Cuneo. Ma lei mi ha chiesto se allenerei l’Alessandria nella C unica? Sicuramente”.

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Iacolino, un cognome che chissà perché, ti fa venire in mente Ercolino. La fonetica è la stessa e i due nomi fanno anche rima. Ercolino, anche lui celebre, cadeva sempre in piedi. Proprio come le squadre affidate a questo allenatore vecchio stampo nei modi ma capace di essere sempre tecnicamente aggiornato, tanto che Lippi più volte voleva coinvolgerlo direttamente nei suoi progetti alla Juve. Ma lui non ha voluto diventare un lippante, troppo fiero di poter camminare da solo. Per dimostrare, raccogliere e innamorarsi. Proprio come è successo ad Alessandria. Dove ho avuto tanto, ma ho anche dato tanto”.

Mario Bocchio