Capitano sul prato, uomo vero nella vita. Taddei si racconta a Museo Grigio

Taddei (2)

 

Il calcio è la disciplina dei tantissimi, troppi interessi, sempre più spesso non più a dimensione umana per via di un professionismo troppo esagerato.
Ma anche nel calcio, se si è capaci di scavare in fondo, ci sono esempi positivi.
Il fantasista Riccardo Taddei, classe 1980, ha esordito nella stagione 1999-2000 in serie A con la maglia della Fiorentina. Talento inespresso sui grandi palcoscenici, a causa di seri problemi fisici, dall’estate 2007 all’inverno 2011 ha vestito la maglia del Brescia, totalizzando 57 presenze e 9 goal in B, 4 presenze senza reti in A. Dopo una breve parentesi alla Triestina in B, la scelta di ripartire dalla Lega Pro con il Casale, il Rimini e oggi con l’Alessandria, club dal pedigree di assoluto valore per cosa ha saputo fare in 102 anni di storia.
La sua classe non è acqua, ricorda quella di Roberto Baggio. “La mia vita calcistica è un invito a non mollare mai anche quando pensi che tutto sia finito”, ammette. Davvero un bell’esempio di sportivo e di persona.

Oggi va nelle scuole a raccontare la sua esperienza, motore trainante del progetto “GiocAlMocca”. “L’intento è di valorizzare il concetto di sport praticato, come espressione di uno stile di vita più sano e più attivo, nella convinzione che giocare e fare movimento faccia bene al corpo, contribuisca a socializzare, stimoli il confronto e le relazioni, insegnando al contempo regole precise di comportamento e vita quotidiana”, spiega Taddei.

Mario Bocchio