Archivio mensile:Aprile 2020

La prima volta in assoluto che si parlò dell’Orso Grigio

Il primo celebre Orso Grigio pubblicato sul Guerin Sportivo

Ma quando nacque l’appellativo Orso Grigio per identificare l’Alessandria? Fino ad oggi eravamo convinti che fosse stato il famoso Carlo Bergoglio, detto Carlin, sul Guerin Sportivo. Nel fantasioso vocabolario dei tifosi, ad esempio, il Toro per il Torino e la Zebra per Juventus erano conseguenze logiche di assonanze foniche o di similitudini visive.

L’araldica dei calci, sul Guerin Sportivo nel 1928

Certo è che, con il suo contributo e con la forza di quello che era allora uno dei più seguiti giornali sportivi, la moda si radicò e si diffuse ad altre realtà calcistiche, tanto da codificare una sorta di “araldica dei calci” proprio sulla prima pagina del Guerin Sportivo del 10 ottobre del 1928, dove, nei blasoni, la metafora “graficanimal” faceva la parte del… leone.

L’articolo pubblicato sul Guerin Sportivo il 21 novembre 1927

Questo processo identificativo, anzi, da qualche tempo, era reclamato anche da altre squadre non ancora connotate. Ma c’è un precedente. Lo ha scovato Lele Bellingeri nell’infinito archivio di Museo Grigio. Divisione nazionale 1927-’28, 20 novembre 1927, al Campo degli Orti si gioca Alessandria-Brescia, terminata 4-1 per i Grigi, con tripletta di Giovanni Ferrari, rete di Elvio Banchero, mentre per i lombardi fu Barbieri a realizzare il punto della bandiera. Il mercoledì successivo sempre il Guerin Sportivo pubblicò l’articolo dal titolo “La leonessa morsicata dall’orso grigio” a firma di un tale Turco. “Non c’è più gusto, ormai, ad andare a vedere giocare il football Leggi >

La sera che ho visto Pelè

Le foto ricolorate dell’archivio di Museo Grigio

C’e’ un ricordo che mi torna in mente quando penso a quella sera di metà giugno del ’68, quando il Santos affrontò l’Alessandria. Non pensate solo alla suggestione e allo stupore che potevano sorgere in un undicenne, per la prima volta dentro al Moccagatta, illuminato alla luce dei riflettori. A me, quella notte, infatti, fecero effetto soprattutto quelle scarpe tutte nere, lucide, quasi guantate dei brasiliani. Eh, già, per la prima vedevo scarpini con le stringhe dello stesso colore della calzatura che suscitare un effetto cromatico inusuale, tanto da farmi apparire ancor più elegante e dinoccolato il passo e il palleggio di Pelè e compagni.
Il Santos, il mitico Santos era arrivato ad Alessandria nell’ambito dei festeggiamenti previsti per l’ottavo centenario della città. Il Comitato organizzatore, pur tra le polemiche e la dietrologia, anche allora imperanti in città, aveva pensato a una serie di appuntamenti di grande suggestione: prima il Santos e poi, a metà luglio, sempre al Moccagatta, gli Harlem Globetrotters, straordinari interpreti di un basket che mischiava tecnica, spettacolo e comicità.
Grazie all’appuntamento con la squadra di Pelè, Alessandria si era guadagnata spazio anche nelle pagine sportive dei quotidiani nazionali. Tra un titolo su Eddy Merckx e uno sui Giacomo Agostini, trionfatore al Tourist Trophy, Lojacono e compagni avevano la possibilità di emergere, almeno una volta in tutta la stagione, dall’anonimato di un’annata, la prima in Serie C, dopo gli anni della B e della A, segnata … Leggi >

Serie C, Ghirelli: “Si rischia il default”

Il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli

 “Per giocare ci vuole un protocollo sanitario, ma chi non ha strutture adeguate, centri sportivi, ha bisogno di spostare tutto più avanti quando tutto sarà migliorato. Ad oggi quel protocollo mi sembra un macigno, tra due mesi magari riesco a governarlo e ad applicarlo”. Ad affermarlo è il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli ai microfondi di Museo Grigio.

“Rischiamo il default. Adesso corriamo un pericolo veramente serio, e da qui arriva la richiesta al Governo di ammortizzatori sociali, di credito d’imposta, di un fondo salva-calcio. Il rischio comunque è che la quasi totalità degli imprenditori di C hanno altre aziende scosse dalla crisi. Nel momento in cui deciderà di investire quei pochi soldi rimasti, li investe nella sua azienda, e ha ragione: è quella che dà vita alla famiglia sua e dei dipendenti. Il calcio si presenta fragilissimo all’impatto, e rischiamo una moria di club. A chi voleva ridurre la Serie C dico che ci arriviamo per estinzione…” ha aggiunto.

L'Orso in Diretta Speciale con Francesco Ghirelli

Puntata Speciale de #LOrsoindiretta – Presente e futuro del calcio di Serie C – Ospite Francesco Ghirelli (Presidente Lega Pro)

Pubblicato da Museo Grigio su Martedì 21 aprile 2020
Il servizio curato da Mauro Bavastri

Mario BocchioLeggi >

Quella maglia di Rivera con il n. 8

Gianni Rivera in Grigio

Ultima Serie A, campionato 1959-’60: Gianni Rivera usò in alcune partite il 10, in alcune il 9 e in altre il numero 8.

Rivera: foto con autografo

Questa maglia fu prima regalata da Rivera al compianto Gino Armano e poi finì a Giuseppe Ferretti, che dopo averla conservata per trent’anni anni, qualche giorno fa l’ha ceduta a Museo Grigio.

Va a fare compagnia alla n. 10 già presente nella nostra collezione.

La maglia di Rivera con il n. 10

La camicia era prodotta da “Roman”, Romano Anfossi, ditta cittadina, ha i polsini e le pence nelle maniche come una vera e propria camicia e gli spacchi laterali. 

Il debutto di Rivera in Serie A

I bottoni (colletto e polsini) sono tutti diversi in madreperla e presenta parecchi rattoppi in quanto all epoca le maglie usate in un campionato erano una massimo due: subendo parecchi lavaggi, anche lo stemma è rimasto un po’ scolorito.

Roma-Alessandria
Rivera prima della partita Napoli-Roma

Come detto, molte furono le partite in cui Rivera usò il numero 8: tra queste le trasferte di campionato a Napoli e a Roma.

Ciro CassanetiLeggi >

Se l’Alessandria vince anche la Coppa Italia di Subbuteo

L’Alessandria vincitrice della Coppa Italia 2019

Il Subbuteo, per i pochi o molti (fate voi) che non lo conoscono, è un famoso intrattenimento da tavolo che riproduce fedelmente il gioco del calcio. Nato nel 1947 in Gran Bretagna da una geniale idea dell’ornitologo Peter Adolph, deve il suo nome alla denominazione scientifica di una specie di falco, il falco Subbuteo, per l’appunto, meglio conosciuto come “il lodaiolo” in Italia, e come “the hobby” in Gran Bretagna. Proprio con quest’ultimo nome (hobby in inglese significa infatti passatempo) Adolph  tentò di registrare il suo gioco ma, siccome questioni prettamente  burocratiche non lo permisero, decise allora di chiamare la sua creazione con la denominazione “Subbuteo”.  Per i giovani che vogliono avvicinarsi al Subbuteo (Old Subbuteo…diffidate dalle imitazioni!) e per tutti i nostalgici che vogliono calcare nuovamente le dita sui tappeti verdi, sono sorti diversi club, proprio come a Giulianova. L’altro giorno ci ha contattato Claudio Recinelli per raccontarci una bella storia con al centro l’Alessandria.

Pubblicato da Roberto Di Giovannantonio su Domenica 6 gennaio 2019
Il calcio in punta di dito

“Io tifo la Juve, però quei colori grigio e blu mi hanno colpito vedendo una foto di Rivera. Così ho deciso di partecipare alla Coppa Italia di Subbuteo con la squadra dell’Alessandria degli anni Sessanta” ci ha raccontato.

Fasi di gioco

Il “Risiko”, gioco che deriva dal “La Conquête du Monde” del 1957, è semplicisticamente denominato gioco da tavolo di strategia. In realtà le armate che si … Leggi >