Archivio mensile:Luglio 2017

Cosenza, la lunga storia di un Lupo che non muore mai

 

La prima comparsa del calcio a Cosenza avvenne nel 1912, quando grazie ad una società denominata “Fortitudo” si partecipa ad un campionato meridionale formato da 12 squadre.

Il colore iniziale fu il verde, assegnato per ricordare il verde dei boschi della Sila, mentre qualche anno dopo apparvero gli attuali colori sociali e cioè il rosso e il blu. Il campo di gioco si trovava in via Milelli, dove oggi sorge l’edificio postale.

Nel 1914, il Cosenza disputa il suo primo derby contro il Catanzaro, terminato in parità (1-1).

Campionato 1931-’32.

 

Nel 1929-’30, il Cosenza disputa il campionato di Seconda divisione e malgrado la squadra si piazzi a centro-classifica, viene ugualmente ammessa al campionato di Prima Divisione.

Nell’ottobre del 1931, in un’amichevole contro il Napoli (vinta dai Lupi per 2-1), viene inaugurato il nuovo stadio, denominato “Città di Cosenza”. Il nuovo impianto sorge su siale Roma, ed oggi al suo posto c’è una villetta comunale.

In futuro verrà cambiato il nome dello stadio, denominandolo “Stadio Emilio Morrone” per ricordare, appunto, un calciatore cosentino morto durante una partita disputata a Scalea (Cs). Lo stadio “Morrone” è un vero catino, con le tribune a ridosso del rettangolo di gioco, senza pista d’atletica. Può contenere circa 10.000 spettatori.

Campionato 1946-’47.

Negli anni 30 e 40, il Cosenza disputa prevalentemente campionati di serie C, e la prima storica promozione nei cadetti, arriva nella stagione 1945-’46, con allenatore Vignolini. In serie B il Cosenza disputa due soli … Leggi >

Goleada dell’Alessandria contro i baby del Lugano a Bardonecchia


 

Nel secondo test match stagionale (dopo la partita contro i dilettanti della Val Susa, vinta per 21-0), altra goleada per l’Alessandria ieri a Bardonecchia.

Contro l’under 21 del Lugano i Grigi si sono imposti per 9-1. Il primo tempo si è concluso sul 3-1, grazie alle reti, nell’ordine, di Casasola, Gonzalez,  Villa per i ticinesi, e  ancora del Cartero.

Ripresa senza storia, con la squadra di Mister Stellini che ha dilagato: Bocalon, ancora Gonzalez, due volte Marconi, oltre a Sosa e Fischnaller.

Da rilevare le uscite per infortunio di Nicco e Giosa.  Al di là del punteggio,  a fine match lo stesso Stellini ha dichiarato di  “aver visto, sotto l’aspetto dell’intensità, almeno a sprazzi, quello che mi aspettavo dalla squadra”.

Questa la formazione titolare scesa in campo:  Agazzi, Casasola, Giosa, Gozzi, Pastore, Sestu, Cazzola, Nicco, Iocolano, Gonzalez e Bocalon.

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La foto sotto il titolo è tratta da La Stampa.
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La svolta: Bergamini non si suicidò ma venne assassinato!

 

È stata riesumata, al cimitero di Boccaleone di Argenta (Ferrara) la salma di Donato “Denis” Bergamini, il giocatore del Cosenza la cui morte, avvenuta il 19 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico (Cosenza), venne attribuita a un suicidio. «Quello che è stato fatto oggi doveva essere stato fatto tanti anni fa», ha dichiarato Donata Bergamini, la sorella di Denis che, da anni, si batte per chiedere la riapertura del caso. La salma è stata trasportata all’ospedale di Ferrara dove è stata sottoposta agli esami autoptici. La decisione della riesumazione è stata presa dal Gip del Tribunale di CastrovillariTeresa Riggio, che nel corso dell’incidente probatorio svoltosi nelle scorse settimane, ha accolto la richiesta della procura che ha riaperto l’inchiesta sulla morte di Bergamini, archiviata, a suo tempo, come suicidio.

La procura mette in dubbio che la morte di Denis, travolto da un camion in transito lungo la statale 106 Jonica, sia stato un suicidio come finora si è ritenuto, ma ipotizza che «si tratti di un omicidio». Nella nuova inchiesta sulla morte di Bergamini sono indagati l’allora fidanzata del giocatore, Isabella Internò, e l’autista del camion che investì il calciatore, Raffaele Pisano. Donato “Denis ”Bergamini , quel 18 novembre 1989 fu “suicidato”. Cioè ammazzato.

L’ex calciatore e investigatore Carlo Petrini, scomparso di recente, intuì che il ragazzo 27enne era già morto, quando un autocarro Fiat Iveco in transito gli passò sopra due volte, avanti e in retromarciaLa Leggi >

Gigi Marulla rimarrà per sempre l’idolo delle domeniche “du palluni”

 

La voce di Bruno Pizzul nella diretta Rai del 26 giugno 1991 a Cosenza non la dimenticherà mai nessuno. Quella telecronaca la conosce a memoria persino chi non era ancora nato. Si giocava a Pescara lo spareggio per rimanere in serie B, si affrontavano Cosenza e Salernitana, due tifoserie caldissime ed estremamente rivali.

Al sesto minuto del primo tempo supplementare, come in una favola, Gigi Marulla con un balzo scarica in rete il pallone che regala la permanenza in cadetteria ai lupi. L’avvenimento a Cosenza è seguito come una finale di Champions League, quel gol fa vibrare i palazzi, quel ragazzo di Stilo da quel momento in poi sarà l’idolo indiscusso di una intera provincia. In occasione del Centenario del Cosenza Calcio ricordava così lo spareggio:

“Prima di partire quattro vecchietti vennero a salutarmi mentre salivo sull’autobus dicendomi ‘la Calabria è una terra amara, Cosenza è una città amara, non farci perdere questa categoria’”.

Gioca da protagonista la storica stagione 1994-’95 in serie B con Alberto Zaccheroni in panchina. Quella squadra viene ancora ricordata come “il Magico Cosenza”. Una salvezza conquistata con il bel calcio e con i gol di Marco Negri, l’esperienza di Gigi Marulla, i piedi buoni di Enrico Buonocore. Un traguardo storico raggiunto con l’handicap di 9 punti di penalizzazione.

“Per me non si è mai trattato di una partita di calcio, quando scendevo in campo per me era una missione: difendere la città e i suoi colori. Leggi >

Cosenza, i migliori giocatori all time

 

In 103 anni di storia dal San Vito oggi Marulla di giocatori ne sono passati tanti. In molti sono rimasti nei cuori dei tifosi rossoblù e per diverse ragioni. C’è chi si è identificato nei colori e nella città divenendo una bandiera, c’è chi invece ha regalato emozioni ai supporters cosentini per le prodezze che esibiva domenicalmente sul rettangolo verde.

Proponiamo una piccola classifica dei dieci calciatori più forti che hanno indossato la maglia del Cosenza. Precisiamo che si tratta di preferenze personali. Certamente ogni tifoso ha una sua classifica personale, legata a ricordi o emozioni che i tantissimi lupi che hanno calcando l’erba dello stadio calabrese sono riusciti a regalare.

  1. Gigi Marulla (nella foto sotto il titolo). Ogni commento è superfluo.
  2. Michele Padovano. Con il Cosenza ha vissuto stagioni esaltanti culminate con la promozione in serie B del 1988. Dopo aver sfiorato la promozione in serie a con i lupi nel 1989, iniziò un’importantissima carriera in serie A dove vinse scudetti e la Champions League del 96 con la maglia della Juventus.
  3. Stefano Fiore (foto a fianco, con la maglia del Valencia). Grandissimo talento. Agli inizi della carriera fu subito ceduto per intraprendere un percorso fatto di serie A ad altissimi livelli ed anche esperienze nella Liga spagnola con la maglia del Valencia (bellissimo il goal a cucchiaio contro il Barcellona ). Fu protagonista in Nazionale agli Europei del 2000 e come non ricordare la gemma contro il Belgio con un bellissimo tiro a
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