Archivio mensile:marzo 2017

Tutte le volte dei Grigi contro i biancoazzurri (e neri) della Martesana

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L’Erminio Giana di Gorgonzola è una formazione dell’hinterland milanese approdata tra i professionisti nella stagione 2014-’15 dopo una lunghissima gavetta tra i dilettanti. La società porta il nome di un giovane sottotenente degli Alpini (Medaglia d’Argento al Valore) caduto nel maggio 1916 sul monte Zugna durante l’offensiva austro-ungarica. La società adottò il nome dell’eroe gorgonzolese quando la madre del caduto decise di sostenere la squadra; per questo motivo la divisa sociale conserva, in segno di lutto, degli inserti neri anche dopo aver modificato i colori sociali.

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Curiosità storica

Mentre gli stadi, tradizionalmente vengono intitolati a persone (con rare eccezioni), sono ben poche le società che possono vantarsi di avere … nome e cognome.

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L‘Alessandria, nella sua ultrasecolare storia, ne ha incontrate solo cinque: la più importante e conosciuta è il Fanfulla di Lodi intitolato al leggendario capitano di ventura medioevale protagonista della disfida di Barletta incontrato più volte in serie B a partire dagli anni ’30; c’è poi l’Aldo Sala di Villasanta (comune limitrofo a Monza) che giocò in C nel 1950-’51, l’Antonio Toma di Maglie (Lecce) nel 1952-53, il Giorgione di Castelfranco Veneto nel 1987-’88 e, oggi, il Giana.

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La storia calcistica del Giana si svolge tutta nelle categorie dilettantistiche. Ha avuto un triennio d’oro dal 2011-’12 quando ha vinto in successione il campionato di Promozione, quello di Eccellenza e la serie D approdando nella neo-costituita Lega Pro. Una particolarità che la rende unica nel panorama nazionale: il suo Leggi >

“Un’alluvione finisce anche così, con ventidue giocatori in braghette corte che entrano in campo. E undici hanno la maglia grigia”

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Campionato di serie C1 1994-’95. L’annata è inevitabilmente spaccata in due dall’alluvione che invade metà Alessandria e non risparmia il Moccagatta. Dopo quel 6 novembre, la società – rimasta senza materiale tecnico e sportivo e senza neppure la sede amministrativa, allora in via Gentilini – deve innanzitutto risolvere il problema del campo di gara. Inizia dunque l’esodo verso i campi della provincia, da Tortona a Casale, con una squadra in divenire e una rosa che, alla fine dell’anno, vedrà ben 25 giocatori diversi vestire la maglia Grigia. Roselli, confermato da Amisano dopo una conduzione che viene ritenuta comunque soddisfacente, nonostante la retrocessione, deve fare i conti con il nuovo ds, Renzo Melani che porta con sè giocatori affidabili ma anche fidati (Carletti, Toccafondi) e i contrasti sorgono quasi da subito. image001Quando salta la panchina del giovane mister, la società si affida a Gianfranco Motta, uomo che conosce la categoria e ha fama di grande professionista. Pur con qualche difficoltà, grazie alla vena realizzativa di Damiani e Romairone (9 e 13 gol) ma sfruttando anche il fattore campo, con il ritorno a tempo di record al Moccacatta, Motta riesce nell’impresa di conquistare la salvezza proprio in extremis, tanto per cambiare all’ultima giornata, con il pareggio di Fiorenzuola, un 3-3 propiziato da un’autorete di un difensore dei padroni di casa, proprio al 90′. Passato lo spavento, si guarda al futuro con rinnovata fiducia.

Per ricordare quei tragici momenti, ecco un interessante articolo del collega … Leggi >

Sarri, dalla panchina del “Mocca” a quella d’Oro del calcio

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La Panchina d’Oro è un premio relativamente recente, riferito soltanto all’Italia esiste dalla stagione 1993-’94 (vinse Capello), mentre nella versione attuale, cioè con la divisione fra A e B, l’albo d’oro parte dal 2006-’07 (vinse Prandelli).

SarriPanchinaSarri riceve la Panchina d’Oro. Con lui, partendo da sinistra: Gianni Rivera, il presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio, e Renzo Ulivieri.

 

SarriM1Sarri insieme al tecnico della Juve, Max Allegri.

 

Però gli allenatori ci tengono molto, non fosse altro che perché a votare sono i loro colleghi. Maurizio Sarri è da poco stato premiato per la stagione 2015-’16, battendo di poco (25 voti a 22) un Allegri che il premio lo ha vinto sia al Cagliari sia alla Juventus: bravo lui ma bravo anche il Napoli che lo ha portato a questo premio, al di là della narrazione del genere “maestro di calcio”.

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Sì, perché il Sarri di Empoli pur sapendone come il Sarri attuale non avrebbe mai vinto il premio: in altre parole, gli allenatori pur sapendo di calcio più di noi del bar tendono a votare proprio come quelli del bar, privilegiando i colleghi delle squadre più famose e quasi mai quelli delle squadre da lotta per non retrocedere.

maradona-sarri_1089174sportal_homeSarri e Maradona, in visita al centro sportivo del Napoli a Castelvolturno.

 

In 23 anni di Panchina d’Oro tre soli intrusi, Alberto Cavasin con il Lecce 1999-2000, Gigi Delneri con il Chievo 2001-’02 e Allegri con il Cagliari 2008-’09 (parlando di squadre che a inizio stagione … Leggi >

Erminio Giana morì in guerra e lasciò il campo da calcio. Le ultime sul prossimo avversario dell’Alessandria

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Una sbrigativa cerimonia, una medaglia d’argento e un soprassoldo annuale di 250 lire. Questo è quanto l’allora Regno d’Italia riconosceva ai decorati per “azioni di segnalato valore” durante il primo conflitto mondiale. Un riconoscimento che competeva a sottufficiali e soldati (se sopravvissuti all’eroico atto), o alle corrispettive famiglie (se caduti in battaglia). Nella tarda primavera del 1916 la sorte in oggetto spettò, tra i tanti, anche ai congiunti di Erminio Giana (foto sotto), giovanissimo sottotenente del 4° Reggimento del Battaglione Alpino “Aosta”, perito a Coni Zugna durante una controffensiva dell’esercito imperiale austro-ungarico. Il valoroso gesto sarebbe semplicemente finito nella vastissima aneddotica bellica se solo la madre del militare gorgonzolese non avesse deciso di donare alla locale squadra di calcio un terreno da adibire a campo di allenamento.

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Di lì a qualche anno (nel 1932), quella squadra (prima chiamata Associazione Sportiva Gorgonzola) assunse, per riconoscenza, la denominazione per antroponimia di G.S. Erminio Giana. Nei decenni successivi la parabola sportiva dei Padroni della Martesana non riuscì però mai ad affrancarsi da un robusto dilettantismo. Una dimensione definitivamente abbandonata solo nel 2014, in occasione della prima storica promozione tra i professionisti.

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Quell’impresa porta in calce la firma di tre indiscussi protagonisti. Il presidente (da oltre trent’anni) Oreste Bamonte, un ingegnoso imprenditore caseario nativo di Battipaglia capace di fare una fortuna producendo mozzarelle a Gorgonzola. Un colpo di genio, solo a pensarci. Il direttore Generale (da diciassette anni ma nel club da quasi 40, prima come giocatore e poi … Leggi >

Quando “el clasico” era Torino-Alessandria

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Torino Alessandria è stata una grande classica tra gli anni ’20 e ’30. Esplosa nei giorni del Quadrilatero, quando il Piemonte di provincia dettava legge e portava a casa scudetti, l’Alessandria riuscì a fuggire la lunga notte che avvolse Vercelli e Casale, restando protagonista stabile in serie A almeno fino al 1937. Il percorso dei Grigi nella massima serie è coevo alla grande esplosione della squadra granata: molti i confronti tra le due formazioni in quegli anni e altrettanto spesso i granata hanno dovuto contendere agli alessandrini obbiettivi stagionali, di mercato e vittorie finali.

le side contro il TorinoAlessandria e Torino prima di una sfida della stagione 1923-’24.

 

le side contro il Torino (6)Torino-Alessandria 1-1. campionato 1921-’22.

 

Mentre il Toro vinse lo scudetto – poi revocato – del 1927, i Grigi conquistarono la coppa Coni un mini torneo dedicato alle squadre esclude dal girone finale di quel campionato. Nonostante i granata avessero acquistato Baloncieri già un paio di anni prima (causando un vero e proprio terremoto in provincia) i Grigi, pur privati del più grande campione della loro storia, riuscirono lo stesso a costruire squadre di primordine, con Carcano in panchina e Gioanin Ferrari in mezzo al campo (un’accoppiata che qualche anno dopo farà grande la Juventus).

le side contro il Torino (8)Alessandria-Torino 2-1, torneo 1927-’28.

 
L’anno successivo furono schiaffi. Il Toro, Campione d’Italia, dovette faticare come non mai nelle quattro partite in cui, tra girone A e girone finale, le due squadre s’incontrarono. La prima, il 30 ottobre del ’27, si concluse con la sconfitta del Leggi >