Archivio mensile:Gennaio 2017

Arezzo è uno dei campi storicamente più ostici per l’Alessandria

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Le origini della squadra di calcio di Arezzo risalgono al 1923 quando nacque il primo sodalizio dedito al football. L’undici amaranto non diede notizie di sé nel calcio che conta fino agli anni immediatamente precedenti la Seconda guerra mondiale, quando si affacciò alla serie C. Qui rimase, con un paio di scivoloni nelle categorie inferiori, fino al 1966 quando vinse il girone centrale della terza serie accedendo al torneo cadetto.

unione_sportiva_arezzo_1973-1974L’Arezzo del 1973-’74, in serie B, massima categoria raggiunta dagli aretini nel corso della loro storia.

 

La sua prima esperienza di B si concluse l’anno successivo con la retrocessione (assieme all’Alessandria). Nel 1969 gli amaranto rientrarono nella categoria superiore per restarci fino al 1975 quando tornarono in C (tenendo nuovamente compagnia ai Grigi). Ancora sei presenze in B negli anni ’80 poi nel 1993 il fallimento con l’esclusione della squadra a campionato in corso.

ArezzoAlessandria2017 (1)L’Arezzo nella stagione 1981-’82.

 

ArezzoAlessandria2017Negli indimenticabili anni Ottanta.

 

Nel 2003, risalito ormai stabilmente in C, arrivò ultimo ma venne ripescato a causa dell’esclusione del Catania. Da qui prese l’avvio la cavalcata che, la stagione successiva, portò gli amaranto a vincere il campionato ed a risalire nuovamente in B. Ancora tre stagioni nel secondo campionato e ancora il ritorno in C culminato, nel 2010 con un’altra esclusione per motivi economici. Due noni posti dopo il ritorno in Lega Pro concludono le vicende dell’Arezzo prima di questa stagione.

ArezzoAlessandria2017 (4)Antonio Conte trainer dell’Arezzo.

 

A causa della lontananza geografica ,Alessandria ed Arezzo si Leggi >

Arezzo-Alessandria, domani Sandro Tovalieri ospite a “L’Orso in diretta”

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Il suo libro si intitola “Cobra, vita di un centravanti” e racconta della sua vita calcistica, con i suoi centoquarantatré gol in giro per mezza Italia, e della sua vita privata, con il grande dolore della moglie prematuramente scomparsa. L’autobiografia di Sandro Tovalieri è un mix di calcio e amore, di valori e sentimenti, scritta con Susanna Marcellino. Il libro ha l’introduzione di Bruno Conti, storica bandiera della Roma, che descrive Tovalieri come “intelligente in area di rigore, furbo nel girarsi al volo e trovare lo specchio della porta, bravo nel calciare, esuberante, anche incazzoso se i compagni non gli passano la palla. Era lì sempre in agguato. Doti che hanno solo i bomber di razza. E il Cobra, lo era”.

8586RomaFiorentina_01_afCampionato 1985-’86, Tovalieri nella Roma contro la Fiorentina. Si riconoscono anche Pruzzo e l’ex grigio Renzo Contratto.

 

È la storia della straordinaria carriera di un attaccante che ha fatto impazzire di gioia città come Pescara, Arezzo, Avellino, Ancona, Bari, Bergamo, Reggio Emilia, Cagliari, Genova, Perugia e Terni. Cresciuto nella Roma, il Cobra non è riuscito ad affermarsi nella squadra capitolina, dove sarebbe tornato a fine carriera per un ruolo da allenatore nelle giovanili giallorosse, ma ha infiammato intere tifoserie. Su tutte Bari, è con Igor Protti l’idolo senza tempo del capoluogo pugliese. Ancora oggi, quando torna in Puglia, il Cobra manda in tilt l’intera città. Una passione, quella per i Galletti, suggellata da tre tornei da incorniciare, iniziati con un gol d’autore nel derby Leggi >

Arezzo-Alessandria all’insegna anche della volontà dei due Musei

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Museo Grigio non è solo e soltanto una gigantesca esplosione di passione. È un’organizzazione intorno alla quale si mantiene e si produce una parte importante della cultura sportiva alessandrina. Ciò contribuisce a fornire ai Grigi un’identità forte, fondata sul rispetto della memoria, ma anche a percepire i cambiamenti necessari imposti dal mondo globalizzato. Non per niente siamo sempre attenti anche all’attualità, a modernizzarci, dando vita a nuove iniziative con l’ormai consolidata trasmissione radiofonica bisettimanale “L’Orso in diretta”, su “Radio Voce Spazio”.

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Insomma, il presente è vissuto pensando al futuro, ma senza dimenticarci le radici del passato. Lo testimonia la nostra ferrea volontà di dare vita ad un vero e proprio Museo fisico, che dovrà diventare quel contenitore delle nostre memorie, fruibile al pubblico. Non solo a tutti i tifosi di fede grigia, ma a tutti gli appassionati di calcio.

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Nel frattempo ci confrontiamo con le realtà già esistenti, come il Museo del Genoa (diretta emanazione della Fondazione Genoa 1893), oppure il primo sito enciclopedico sulla storia della Lazio, LazioWiki – tanto per citarne alcune -, e tendiamo la mano a chi vuole fortemente operare nella nostra stessa direzione. Proprio come gli amici aretini che hanno progettato il Museo dell’ Arezzo Calcio. È l’idea di Stefano Turchi, tifoso amaranto praticamente da sempre, che nel corso della propria vita dentro agli stadi per seguire la sua squadra del cuore, ha raccolto innumerevoli cimeli. Maglie introvabili, ritagli di giornali vecchi anche di … Leggi >

Flash dal passato alla ricerca di quando sui fumetti e sulle riviste per la gioventù c’erano anche i Grigi

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Praticamente tutti abbiamo giocato al pallone, a scuola, con gli amici, i colleghi. In squadre dai nomi improbabili, con maglie orribili e i numeri che si staccavano al secondo lavaggio, in partite che cominciavano alle due del pomeriggio e si concludevano intorno alle otto di sera, provando ogni tanto a giocare in attacco per poi inevitabilmente finire a fare il terzino. Ogni volta però con la stessa emozione di un calciatore di serie A, o meglio ancora… dei Grigi! Poi c’era anche tempo per scambiare le figurine, collezionare il “Guerin Sportivo” e le altre riviste. D’altronde era stato così anche per i nostri padri.

Erano i tempi del calcio più genuino, che raccoglieva storie di periferia, dove c’era sempre nebbia, l’erba vera un desiderio inascoltato. Ne viene fuori un concentrato di nostalgia, un distillato di amicizia, di felicità e di divertimento, ma soprattutto di passione. Nella triste consapevolezza che purtroppo non si può tornare indietro. Se non andando a ricercare i reperti. Memorabilia, collezionismo, non lucro, ma sentimento. Da conservare con gelosia quasi morbosa.

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“L’Intrepido”, nato nel 1935, chiuse i battenti nel gennaio del 1998.

Nei primi anni di pubblicazione, il giornale ospitò per lo più fumetti avventurosi italiani e stranieri, tra cui Dick l’Intrepido, che diede il titolo alla rivista. Ebbe anche supplementi di serie poi diventate autonome come quella di Forza John. Tra gli artisti che fecero la fortuna dell’Intrepido si segnalano Antonio Salemme, Giuseppe Cappadonia, Ferdinando Vichi, Sergio Montipò, Leggi >

Gigi Zerbio, l’uomo delle quattro promozioni che non voleva lasciare Alessandria

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“Ci rimasi molto male quando dovetti lasciare l’Alessandria e Alessandria, ma non dipese da me, ma dal Brescia che era padrone del mio cartellino. Il mio unico anno in maglia grigia rimane indimenticabile, per la promozione e per il legame con la tifosetia”. Ne è convinto Luigi Zerbio, intervenuto venerdì 20 gennaio a “L’Orso in diretta”, la trasmissione radiofonica di Museo Grigio.

Ha parlato di se – Zerbio – come di un attaccante non molto agile, ma portato nel colpo di testa, che si esprimeva al meglio in formazioni avvezze al pressing e ai cross, paragonando il suo stile di gioco a quello del più noto Pierluigi Casiraghi.29-4-zerbio-w300-h300

Cresciuto nelle giovanili del Brescia,  squadra della sua città natale, nel 1980 passò in compartecipazione all’Alessandria di Dino Ballacci con cui, diciannovenne, debuttò tra i professionisti in serie C2, emergendo tra i cannonieri stagionali dei Grigi e contribuendo alla vittoria del campionato con annessa promozione. Ancora oggi indimenricabile, perchè insperata alla vigilia.

Non ebbe tuttavia modo di calcare i campi della C1 poiché, riacquistato dal club bresciano, l’anno dopo vandò a difendere i colori della Carrarese di Corrado Orrico, ancora in C2: con i toscani realizzò il suo massimo bottino stagionale, 18 gol in 32 partite che portano a un nuovo trionfo in campionato, il secondo di fila per Zerbio.

Zerbio e CacciatoriZerbio (a sinistra) insieme a Marco Cacciatori ai tempi della Carrarese.

 

“Quando arrivai a Carrara la gente mi guardava molto male, era quasi Leggi >