Archivio mensile:giugno 2016

Italia-Germania è anche la storia di Gianni Rivera

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Italia Germania, c’è un precedente che è entrato a pieno titolo nella storia del calcio mondiale. Ci riferiamo al 4-3 del Mondiale del 1970, in Messico: fu la partita che tenne il mondo con il fiato sospeso.

Rimarrà per sempre la gara legata ad un alessandrino che, giovanissimo, esordì in serie A con la maglia grigia per poi diventare il “Golden boy” con quella rossonera del Milan: Gianni Rivera.

Contrastata fu la sua carriera in azzurro, basti pensare all’accantonamento proprio nella finale con il Brasile in quel Mondiale, con l’umiliazione di essere impiegato per soli 6 minuti a sconfitta già maturata.

Anche chi non è appassionato di calcio, quelli a cui non interessa o addirittura lo disprezza non può rimanere indifferente leggendo questa storia, la storia della “partita del secolo”.

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Italia Germania 4-3 è l’equivalente calcistico di “Like a Rolling Stone” per la storia del rock o di “Quarto Potere” per quella del cinema, non è semplicemente una sfida calcistica ma un evento epocale, una di quelle esperienze che i più giovani invidiano ai propri nonni e quelli un po’ meno giovani ai propri genitori.

Quello che accadde allo stadio Azteca di Città del Messico il 17 Giugno del 1970 fu qualcosa di straordinario, uno dei pochi avvenimenti sportivi per cui l’aggettivo epico non suona eccessivo o forzato, a tal punto che i messicani hanno pensato bene di apporre una targa commemorativa all’esterno dello stadio, casomai qualche folle provasse, anche … Leggi >

Braglia: “Solo con il lavoro ed il sudore si potrà arrivare in alto”

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Se questa piazza tenta da due anni di andar via dalla Lega Pro senza riuscirci, ci sarà un motivo. Basta pensare al recente passato – la splendida favola della TimCup – e ai lontani trascorsi della serie A, bisogna lavorare nel presente, perché questo è un campionato difficile, dove non sempre vince chi è favorito ai nastri di partenza.

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Di questo ne è profondamente convinto Piero Braglia, il nuovo allenatore dell’Alessandria, presentato questa mattina al “Moccagatta”.

Nessuna sviolinata, niente frasi di circostanza per presentarsi ai giornalisti ed ai suoi nuovi tifosi. Questo è Braglia.

“Questa è una bella società, importante, dove stanno facendo le cose in maniera giusta. Ho visto il progettoe mi interessa, per cui farò di tutto per fare bene. Mi fido, qui c’è un gruppo di giocatori bravi, cercherò di sfruttarli al meglio. Non ne chiederà qualcuno in particolare se mi troverò d’accordo sui giocatori che mi proporranno. Non si può infatti vanificare tutto il lavoro di due anni. Non ce lo possiamo permettere. Ripeto, l’Alessandria ha un buon organico, per cui dovrebbero arrivare quattro o cinque calciatori di un certo livello”.

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Che cosa dovremo quindi aspettarci?

“Sarà importante soprattutto la mentalità. Contro di noi tutti vorranno fare la partita della vita, ed i miei giocatori dovranno essere abbastanza intelligenti da capirlo ed agire di conseguenza, mettendo in campo qualcosa che va oltre le qualità tecniche. Per me la serie B non è poi un traguardo Leggi >

Tutte le volte dei Grigi contro la Spagna

Campioni del mondo

 

Le Nazionali di Italia e Spagna si sono affrontate 34 volte nella storia: il bilancio complessivo è di estremo equilibrio: 10 vittorie per parte e 14 pareggi con un leggero vantaggio azzurro nei gol: 40-36.

In 5 di queste occasioni è sceso in campo almeno un giocatore tesserato per l’Alessandria, in altri 13 casi c’era in squadra almeno un elemento con un passato (o un futuro) nei Grigi.

Olimpiadi 1924L’Italia alle Olimpiadi del 1924.

 

L’esordio di un mandrogno contro la Spagna è avvenuto nella partita valida come semifinale del torneo di consolazione dei Giochi Olimpici di Anversa 1920. Mettendo da parte i discorsi sulla formula del torneo e le sue vicissitudini, diciamo solo che questa gara serviva a selezionare le squadre che si sarebbero disputate le medaglie d’argento e di bronzo dei Giochi della VII Olimpiade. In campo Baloncieri e suo cugino Guglielmo Brezzi (nella foto sotto) entrambi di Castelceriolo.  79-Brezzi“Balon” era un giocatore dell’Alessandria mentre Brezzi, almeno formalmente, era ancora in forza al Genoa anche se in procinto di vestire la maglia grigia.  Oggi, con l’inizio della stagione sportiva fissata al 1° luglio, avremmo due alessandrini in campo.

La partita finì 2-0 per gli iberici che, battendo poi l’Olanda 3-1, si aggiudicarono la medaglia d’argento. In campo per la Spagna oltre al mitico portiere Zamora anche il centravanti basco Rafael Moreno Aranzadi detto Pichichi (nella foto sotto) attaccante dell’Athletic Bilbao a cui è stato intitolato il Trofeo assegnato … Leggi >

Cuman, una carriera con il numero dodici

CumanIl portiere Cuman insieme a Giorgio Tinazzi.

 

Il nome rispecchiava il suo carattere, tranquillo, serio, mai una parola fuori posto. Ha accettato di essere secondo portiere del Napoli per un decennio, senza mai lamentarsi. Eppure Cuman (Varese, 11 ottobre 1935) le doti di un ottimo portiere le aveva tutte e pure in dieci anni, a Napoli, di spazio riesce a ritagliarsene poco.

Si trovò davanti, prima Bugatti, poi Pontel, Bandoni e Zoff. Chiuse la sua carriera con Taranto , Savoia e Bellaria Igea Marina.

Cuman (1)Lazio-Alessandria 0-2, serie A 1958-’59: Parata di Cuman.

 

Il pallone racconta di altri portieri, che come Massimo Piloni e Luciano Bodini, hanno sacrificato speranze e ambizioni vestendo per molte stagioni la maglia numero 12.

Il primo della serie è stato senz’altro Pacifico Cuman, che ha scritto nel nome il suo destino calcistico: tranquillo e pacioso dodicesimo alle pendici del Vesuvio. E già: il nome impostogli dai genitori non lascia dubbi interpretativi. Il cognome, latineggiando, ci dice che Cumanus è cittadino di Cuma, città della Campania, sede di una villa di Cicerone.

Dopo alcune stagioni all’Alessandria, l’ultima delle quali da titolare, nel 1959 il lombardo Cuman viene richiesto dal Napoli. Non sta a pensarci su troppo: ha 24 anni e una carriera davanti. Meglio cogliere l’occasione al volo e partire subito per il Sud. Siamo all’alba degli anni Sessanta. Il Ciuccio napoletano sta vivacchiando in serie A. l’unico balzo è stato il quarto posto nel 1958. … Leggi >

Prima il gol di Giuanin Ferrari, poi forse, l’intervento di Mussolini

Naz_italia-1934La Nazionale italiana che vinse il Mondiale del 1934.

 

Siamo nell’ ormai lontano 1934, durante la seconda edizione dei Mondiali di calcio, la competizione si gioca in Italia. Italia e Spagna accedono ai quarti di finale, gli Azzurri battendo gli Stati Uniti per 7 a 1, gli spagnoli vincendo 3 a 1 contro il Brasile.WorldCup1934poster

È il 31 maggio 1934, un giovedì, siamo allo stadio “Berta” di Firenze. I nostri se la devono vedere con le Furie Rosse spagnole. Contro un reparto difensivo iberico di valore mondiale, imperniato sul leggendario portiere Zamora (nella foto sotto a destra, insieme al collega italiano Combi) e sul terzino Quinconces, non c’è spazio per le finezze stilistiche o le soluzioni tattiche, per passare si deve mirare alle caviglie.Combi e Zamora

Ma al 31′ è la Spagna a passare in vantaggio, con un gol di testa della mezzala sinistra Regueiro. Allo scadere del primo tempo c’è una punizione dal limite per l’Italia. Calcia di potenza Pizziolo, Zamora esce dai pali e blocca, Schiavio lo carica facendogli perdere la sfera che finisce sui piedi diFerrari – sì, proprio lui, l’asso alessandrino –  che infila. L’arbitro convalida la rete.

Al 90′ la partita è ancora sull’1 a 1, per cui si passa ai supplementari. Ma è tutto inutile, Ricardo Zamora è una saracinesca. Dopo due ore di gioco, si contano le vittime: gli spagnoli lamenteranno sei feriti e un disperso. Il disperso è capitan Zamora, infatti là dove non … Leggi >