Archivio mensile:maggio 2016

Melideo, sei stagioni in maglia grigia. Non sono poche!

melideo

 

“È stato un sogno giocare nell’Alessandria per me che venivo dalla provincia. Sono infatti di Chieti. È stato ancora più meraviglioso tenendo conto che la maglia grigia è stata indossata da tanti campioni del calcio. Ai miei tempi al ‘Moccagatta’ si giocava con il fango che arrivava fino alle caviglie”. 

Le parole sono di Rocco Melideo, difensore, classe 1938. Poche settimane fa è ritornato ad Alessandria, invitato da Mario Cairo, presidente dell’associazione Orgoglio Grigio. Aveva con sè una vasta raccolta di ricordi, che ha messo volentieri a disposizione di Museo Grigio.

Intervista Rocco Melideo (4)

La sua carriera è legata soprattutto alle maglie di Alessandria (è il diciannovesimo calciatore più presente di sempre in gare ufficiali con la casacca dei Grigi piemontesi) e Lecce. Vanta 172 presenze in serie B, suddivise nell’arco di sei stagioni.

Il suo esordio nell’Alessandria risale al 10 luglio del 1960, nella gara internazionale di Mitropa Cup contro il velez di Mostar.

MelideoL’Alessandria nella stagione 1960-’61 in serie B. In piedi da sinistra: Notarnicola, Migliavacca, Pizzolitto, Soncini, Melideo, Bercellino. In basso da sinistra: Vitali, Bettini Sergio, Giacomazzi, Marmo, Fanello .

 

“Mi sto disinnamorando di questo calcio, ci sono anche squadre senza italiani, questa è l’amara verità: oramai la globalizzazione appare normale, anche nel calcio l’identità è mescolata, peccato solo che non si capisca che è fondamentale valorizzare di più i nostri giovanici confessa -. Ai miei tempi al massimo si parlava di oriundi.  melideo (6)Si deve tornare a quel calcio, ma c’entra Leggi >

L’ultima partita vista dal Campionissimo Coppi: Genoa-Alessandria 1-0, con Arbizzani in porta

Arbizzani (1)L’ Alessandria sui gettoni Vav del 1959-’60. Sono raffigurati: Snidero, Raimondi, Migliavacca, Rivera, Arbizzani, Girardo, Maccacaro, Tacchi, Giacomazzi, Filini, Pedroni

 

Nato in Libia (all’epoca colonia italiana) da famiglia veronese, Luciano Arbizzani ha giocato negli anni Cinquanta e anni Sessanta come portiere.

Arbizzani (3)Ancora tagione 1959-’60, i Grigi a Bari.

 

Arbizzani (4)L’Alessandria nel campionato 1961-’62. Da sinistra in piedi: Soncini, De Angelis, Sergio Bettini, Schiavoni, Melideo, Arbizzani. Accosciati: Migliavacca, Vitali, Bassi, Giacomazzi, Cappellaro.

 

Ha disputato il campionato di serie A 1959-‘60 difendendo i pali dell’Alessandria (con la quale ha esordito in serie A il 20 settembre 1959 in Alessandria-Milan 3-1) e, alternandosi in porta con Ideo Stefani, totalizza 18 presenze in quella stagione, l’ultima finora disputata dai Grigi in massima serie.

Arbizzani (6) Luciano Arbizzani con Sarti della Fiorentina.

 

Arbizzani (2)L’Alessandria sulle figurine Sidam del 1959-60. Sono raffigurati: Arbizzani, Raimondi, Giacomazzi, Boniardi, Snidero, Pedroni, Girardo, Maccacaro, Filini, Rivera, Migliavacca, Tacchi, Dorigo, Stefani e la formazione.

 

Resta in Piemonte anche per le due successive stagioni fra i cadetti,  senza essere titolare fisso (24 presenze in 2 annate), quindi si trasferisce sempre in B al Como, dove però, chiuso da Gianvito Geotti, non scende mai in campo, nel 1962-‘63 gioca in serie A nel Mantova due partite, Mantova-Napoli (2-1) e Catania-Mantova (1-1), qindi nel 1963 passa al Padova, dove disputa due anni come riserva (15 presenze complessive) in altre due stagioni in cadetteria.

ArbizzaniArbizzani al “Moccagatta”. Ha giocato con i Grigi anche nel campionato Leggi >

Grigi: il campionato in pillole

Branca

 

L’Alessandria ha concluso la stagione di Lega Pro 2015-’16 al quarto posto, venendo poi sconfitta 2-0 dal Foggia nei quarti di finale dei play-off promozione.

L’annata è impreziosita dal raggiungimento delle semifinali della TimCup.

Il giocatore più presente in assoluto è stato Simone Branca, con un totale di 43 gettoni. Chi ha segnato di più risultaRiccardo Bocalon, con 17 gols.

Bocalon La Spezia

A proposito di reti: 47 gol segnati e 33 subiti, questi i numeri dei Grigi quest’anno. Le marcature realizzate risultano distribuite su tutto l’arco dei novanta minuti, con percentuali maggiori (il 19,1%) tra il quindicesimo e il quarantacinquesimo e tra il settantacinquesimo e il novantesimo minuto.

Redazione

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Tuttti i dati sul campionato 2015-’16 dell’Alessandria

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Sarà dalla decisione di confermare o no Magalini che dipenderanno tutte le scelte future

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Lo ripetiamo ancora una volta: il presidente Luca Di Masi ha fatto tantissimo ed è importante per l’Alessandria, ma dovrà ripartire con un progetto chiaro se vorrà continuare a puntare alla B.

Per ora non parla, certamente anche lui deve metabolizzare la delusione dopo la sconfitta di Foggia.

A margine della tradizionale partita tra i Grigi e gli sponsors – che lo ha visto anche lui scendere sull’erba del “Moccagatta” con tanto di scarpini bullonati – si è  lasciato andare ad una sola frase: “Non date mai nulla per scontato. In senso sia positivo, sia negativo”.

Oggi è troppo facile scagliarsi (ingiustamente) contro il Mister Angelo Gregucci, ma quando si è davanti a delle sconfitte (così come d’altronde anche davanti a delle vittorie) le colpe (oppure i meriti) vanno divisi in maniera equa.

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Pertanto anche il direttore sportivo Giuseppe Magalini – colui che consiglia il presidente nelle scelte tecniche e negli acquisti – non deve essere indenne da precise responsabilità, come quelle di non essere capace a dialogare con i calciatori, dando loro certezze nei momenti difficili che ci sono nel corso di un campionato. Era successo così anche lo scorso campionato, una situazione che si aggrovigliava sempre più complici i rinnovi contrattuali.

I tifosi non hanno mai amato Magalini, e lo hanno confermato anche in occasione della partita della Berretti al “Moccagatta” contro il Bassano,, esponendo nella Curva Nord uno striscione che è un messaggio diretto al presidente: “Se confermi Magalini, noi seguiamo Leggi >

Zico gli disse: “Con te in difesa Brasile Mundial”

Galparoli (6)Dino Galparoli intento a marcare l’interista Evaristo Beccalossi.

 

Il “Galpa” è uno che non si può dimenticare: difensore con tanto cuore e polmoni che in campo non mollava mai.

Dino Galparoli aveva 24 anni quando vestì per la prima volta la casacca dell’Udinese: nelle foto ufficiali appariva però più maturo, pervia di quei baffi che lo distinguevano.

Chiuse la propria carriera nel Cuneo, in Interregionale, dopo aver militato due stagioni nell’Alessandria, conquistando la promozione dalla C2 alla C1.

Oggi vive a Vedelago, un paese poco distante da Castelfranco Veneto, e confessa di non essere più innamorato del pallone.Galparoli (8)

Iniziò tardi a giocare, a quattordici anni, entrò nel vivaio della Reggiana, dopo un anno vissuto al Giorgione, la squadra in cui ha giocato anche Guidolin. Gli mancavano i rudimenti base, la tecnica. E infatti i suoi piedi non sono mai stati molto educati. L’importante, però, è essere consapevole dei propri limiti. Galparoli facevo il difensore e recuperata palla la davo al compagno più vicino. All’Udinese ha sempre avuto un’ampia scelta.

Arrivò in Friuli proveniente dal dal Brescia che era appena retrocesso. L’Udinese si era salvata proprio a spese delle Rondinelle. Aveva dei dubbi: l’anno prima rifiutò il passaggio al Genoa, a Brescia avevano costruito la squadra per risalire, ma il richiamo della massima categoria era troppo forte.

L’Udinese di Galparoli davanti si schierava con Causio, Miano, Mauro, Zico e Virdis. Chi difendeva?Galparoli (4)

Già. Perchè poi … Leggi >