Archivio mensile:gennaio 2016

La storia dei Grigi raccontata attraverso le figurine

Figurine Lurati

 

Queste sono le figurine sportive della Cioccolata Lurati che ritraggono i giocatori dell’Alessandria, e si riferiscono al campionato di Divisione Nazionale (attuale serie A) 1927-’28.
La collezione completa prevedeva tutte le squadre, con undici o più figurine per club. Attraverso queste pregevoli “pezzi” da collezione, andiamo ad analizzare quell’ormai lontanissimo campionato.
La stagione fu densa di soddisfazioni. La squadra alessandrina valente esponente del calcio “provinciale”, giunse addirittura a sfiorare la conquista del titolo di campione d’Italia. Solo l’infausta sconfitta di Casale a poche giornate dal termine, dovuta alla nera giornata del portiere Curti, non consentì all’undici di Carlo Carcano di dire una parola importante nella volata finale per la conquista del titolo. Il Torino così in virtù dell’inopinata sconfitta dei Grigi, riuscì a distanziare la compagine alessandrina che malgrado l’exploit costituito dalla vittoria sui granata ottenuta nella terz’ultima giornata, non ce la fece più a riagganciarsi ed anzi – sfiduciata – cedette anche la seconda piazza perdendo l’ultima partita a Genova.
Per i ragazzi di Carcano fu un campionato veramente denso di soddisfazioni: basti pensare che nel girone finale Juventus, Internazionale, Genoa, Torino, Casale e Milan vennero sconfitte al campo degli Orti, mentre in trasferta i Grigi imposero il pareggio ad avversarie di rango quali Bologna, Torino e Juventus.
Malgrado l’infausto scivolone finale che risultò fatale, la prestazione dell’Alessandria nel campionato 1927-‘28 resta senz’altro la più bella di tutta la lunga storia del sodalizio grigio. Il dare spettacolo di bel … Leggi >

Fossati: “Ho sempre creduto in Gregucci”

Lucetti, Fossati e un giovanissimo AncelottiCampionato 1978-’79, Parma-Alessandria 1-1. In primo piano Natalino Fossati e un giovane Carletto Ancelotti. Si riconosce anche il portiere grigio Lucetti.

 

“È stato un vero peccato, non mi ricordavo di avere avuto la febbre e lei mi ha messo proprio ko il giorno di Alessandria-Milan. Non sai quanto avrei voluto andare all’Olimpico!”.
È rammaricato Natalino Fossati, vecchio cuore granata sì, ma anche e soprattutto grigio. Le radici anagrafiche e calcistiche infatti, non si dimenticano mai.
Classe 1944, Fossati è nato a Mandrogne, è uno dei tanti prodotti di quella che fu la fiorente scuola alessandrina.
Fu un terzino sinistro dinamico, valido sia in fase di copertura che negli sganciamenti in attacco, con una discreta propensione al gol.
Questo perché ai tempi delle giovanili grigie (fu scoperto da Cornara, lo stesso di Rivera) era attaccante, ma poi soprattutto grazie anche all’intenso lavoro su di lui operato da Nereo Rocco e in seguito da Edmondo Fabbri, che ne valorizzò maggiormente l’attitudine offensiva.
La società granata per fargli fare esperienza lo diede in prestito al Genoa nella stagione 1963-’64, dove conobbe Gigi Meroni.
Dopo solo un anno di lontananza tornò a vestire la maglia granata per formare, dalla stagione 1965-’66 – assieme a Fabrizio Poletti – una buona coppia di terzini. Con il Toro rimase fino al campionato 1973-’74 collezionando complessivamente 329 presenze (21 nelle coppe europee) e 19 gol.

NatalinoFossati“Per il Toro il derby deve sempre essere la Leggi >

Nelle sapienti mani del Mago

Dadone (3)I Grigi nella stagione 1942-’43.

 

Figlio di un ferroviere, nacque a La Spezia ma crebbe ad Alessandria. Stiamo parlando di Umberto Dadone, calcisticamente conosciuto come il Mago per le sue veramente innate doti di scopritore di talenti.
Si avvicinò al calcio attraverso il movimento uliciano, l’Unione libera. Tra i suoi allievi più prediletti c’era Luigi Bussetti– uno tra i capitani più veri nella storia dell’Alessandria -, che in più di un’occasione amava ricordare come Dadone fosse stato anche un venditore ambulante: “Un ombrello aperto era il banco di lavoro di Berto, dentro esponeva fazzoletti e calze di nylon che vendeva nelle piazze”.

Dadone (2)Qualcuno lo chiamava anche Maestro, praticamente visse gran parte della sua vita a crescere i giocatori per l’Alessandria, quando i vivai contavano veramente tanto, anzi erano la condizione essenziale per la sopravvivenza del club.
Tra i giovani che introdusse a pieno titolo nella leggenda dell’Orso, ricordiamo: Cinzio Scagliotti, Aristide “Bolide” Coscia, Mario FogliaMario Pietruzzi, Ginetto Armano, lo stesso Bussetti e il “portierone” Anselmo Giorcelli.
Seguì anche la prima squadra: curò in piena guerra, nel 1944-‘45, l’attività non ufficiale della raffazzonata compagine grigia – le cosiddette “partite della bistecca”, per via dei premi consistenti in generi alimentari di prima necessità – ed assunse poi l’incarico provvisorio tra la gestione di Felice Borel e quella dell’ungherese Lajos Nems Kovács, del quale fu poi la “spalla” in panchina per due stagioni fino al 1948.

Dadone (5) In Leggi >

Ad Alessandria è… Iocomania

IocoIocolano al “Moccagatta”.

 

“La vita è fatta di scelte che possono diventare svolte: quella che ho fatto risponde a questa logica. Come uomo e calciatore” .
Simone Iocolano ha le idee chiarissime nel commentare la sua decisione di trasferirsi in maglia grigia.

FirmaIoco

IocoPresLa firma nell’ufficio del presidente dell’Alessandria Luca Di Masi.

 

In città – già pervasa dalla fibrillazione per la storica sfida contro il Milan -, è subito scoppiata una vera e propria… Iocomania, con addirittura tanto di parrucche andate a ruba per celebrare l’arrivo di questo top player, soprannominato “Cespuglio” proprio per la sua chioma. Che ricorda quella del belga Axel Witsel dello Zenit, oppure Marouane Fellaini (anche lui belga, ma di origini marocchine) del Manchester United.

“Sono un giocatore d’attacco; in questi anni ho giocato in posizioni diverse, da esterno, in molti modi, e anche da rifinitore. Oggi sono a disposizione carico di entusiasmo e di voglia di fare bene”: si è presentato così Iocolano.

Il tuo impatto coi Grigi?

“Splendido: un presidente carico di entusiasmo con una passione contagiosa; un allenatore che sono sicuro mi aiuterà a crescere e a migliorarmi; una struttura che ho già visto organizzata e funzionale e un gruppo vincente e carico di motivazioni come abbiamo visto in giro per l’Italia”.

Ioco contro GrigiIocolano lo scorso anno durante Bassano-Alessandria

 

I Grigi in Tim Cup: uno spot per il calcio di Lega Pro…

“In questo campionato ci sono valori eccellenti che, sovente, sono poco valorizzati, ma qui a Leggi >

Marras-Bertolini è il simbolo che ci ricollega al mito

Il corsivo di Mario Bocchio

Alessandria-Milan_26_01_2016 (64)

 

Mettiamola così, che sicuramente non sbagliamo: 20mila alessandrini sono come 250mila milanisti, per di più giocando in uno stadio che non è il nostro.
Ieri sera all’Olimpico di Torino, guardando gli spalti e soprattutto la mitica Curva Maratona, ci siamo veramente resi conto di cosa significhi essere fedeli ad una maglia da gioco unica, che per noi è la più bella al mondo.
Se fossimo tifosi del Milan – davanti alla prestazione offerta da Balotelli e compagni – dovremmo provare un pochino di vergogna. Ce lo siamo detti in tanti in tribuna-stampa, e anche Mihajlovic alla fine da dovuto ammettere la sua insoddisfazione per la prova offerta.
E non ci vengano a dire che i rossoneri non hanno giocato con la formazione-tipo. Certo, Bacca ad esempio è stato risparmiato in vista del derby, ma il Diavolo le sue belle occasioni le ha avute e le ha sprecate in maniera grossolana, e poi ha addirittura terminato la partita subendo il pressing asfissiante dell’Alessandria. Lo stesso Mihajlovic – tanto per rendere l’idea del timore provato – è stato ripreso dalle telecamere con un labiale che non ammette dubbi: “Adesso ce lo fanno”. Si riferiva al goal, naturalmente.

Bertolini 1928--19-02-2013-17-31-39

Alla vigilia avevamo detto che era dovere di questo splendido gruppo crederci, perché in fondo non ci sarebbe stato nulla da perdere. Ebbene, dopo aver visto ieri sera i Grigi, il risultato ci sta stretto. L’1-0 è il frutto di un fallo da rigore di Morero – ingenuo e Leggi >