Archivio mensile:settembre 2015

Fu Alessandria a lanciare Gregucci nel grande calcio

Foto 4Marescalco, Carrera e Gregucci.

 

I dieci anni che vanno dal 1982 al 1992 per l’Alessandria sono caratterizzati da veri e propri travagli societari che generano addirittura la retrocessione in Interregionale, l’ex serie D, evitata grazie all’operazione-Montebelluna. Subito ritornati in C2 dopo appena un campionato nella terza serie (stagione 1981-‘82), i Grigi finiscono per annoverare nelle loro fila giocatori che approderanno ai massimi livelli, Camolese e Gregucci, per esempio. Foto 1

Gregucci con la maglia dei Grigi.

 

 

Quest’ ultimo, sotto la guida tecnica di Arrigo Sacchi, debutterà anche nella Nazionale maggiore a Cipro. Ma la “star” è un alessandrino che più che calciare sembra addomesticare il pallone. E che ha nei calci piazzati l’arma letale: si chiama Pier Paolo Scarrone, che nel corso della carriera ha anche giocato nel Milan, giunto giovane ma poi chiuso da un certo Rivera.
Angelo Adamo Gregucci, da San Giorgio Ionico, ha debuttato in serie C1 con il Taranto, per poi militare per quattro stagioni in serie C2 nell’Alessandria, prima di compiere il salto nella Lazio. Con i biancocelesti ha giocato ben sette stagioni di fila, prima di vestire la maglia del Torino per un anno (curiosamente l’unica rete siglata da Gregucci in maglia granata fu proprio ai danni della Lazio, allo Stadio Olimpico), per poi chiudere la carriera alla Reggiana dove ha disputato quattro stagioni.

Foto 2Gregucci (il primo in piedi partendo da destra) in una formazione dell’Alessandria nel campionato 1983-’84.

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Via Scienza, arriva Gregucci

Presentazione Gregucci (2)

 

Alla fine il presidente Luca Di Masi si è piegato al volere di una parte della piazza e ha esonerato l’allenatore Beppe Scienza e tutto il suo staff, scegliendo Angelo Gregucci.

Presentazione Gregucci

Rispettiamo la scelta, ma siamo convinti che per Scienza – che per noi rimane un gentiluomo – tempo ce ne sarebbe stato ancora, i conti si faranno infatti solo alla fine, e il Como promosso in serie B ce lo insegna.

Presentazione Gregucci (1)

“Rispetto, lealtà e merito: queste le doti per gestire un gruppo. Voglio una squadra guerriera. I sistemi e i moduli non vincono, vincono gli stimoli e l’atteggiamento. Ho marcato Van Basten, ma sono partito dal Moccagatta. La gente del Mocca deve riconoscere questo spirito”, sono state le prima parole di Gregucci, che oltre ad Angelo di nome fa anche Adamo, e che quando venne per la prima volta ad Alessandria come giocatore nel 1982, in inverno lo videro indossare addirittura una pelliccia. Abbigliamento che non passò inosservato in provincia, se poi ci aggiungiamo anche un caschetto di capelli lunghi biondi ossigenati.
Adesso che i forcaioli hanno appagato la loro sete di sangue, tiriamo dritto con serenità.
Quello contro l’AlbinoLeffe, dovrà essere il momento della svolta. Col tempo capiremo anche se l’esonero di Scienza sia stato solo un tassello di una resa dei conti che sarebbe devastante, perché allora vorrebbe dire che esiste un male oscuro.

Mario BocchioLeggi >

C’è da stare uniti: la tempesta dovrà passare, prima o poi…

Contestazione tifosi grigi a LumezzaneNella foto tratta da “La Stampa”, il presidente Di Masi e il ds Magalini mentre parlano ai tifosi che contestano subito dopo il ko di Lumezzane.

 

Certamente la sconfitta di Lumezzane, per come è maturata, non trova giustificazione alcuna. È meritata. Ma quello che continuiamo a non condividere – pur sforzandoci di dare una logica giustificazione alla rabbia dei tifosi – sono i toni della contestazione, la parole usate, i giudizi affrettati. Insomma, non ci piacciono i processi sommari, lo sparare nel mucchio, la carneficina.
È vero, in quattro partite aver accumulato due sconfitte, un pareggio e una vittoria è poca cosa, ma guai a farsi prendere dalla sindrome del tutto e subito, del voler trovare colpevoli per voler già cambiare.
Non bisogna commettere l’errore di rompere il “giocattolo”, perché tempo ce n’è ancora, i conti si faranno solo alla fine.
A proposito, vale la pena ricordare come nello scorso campionato, la corazzata-Novara avesse all’inizio stentato proprio come l’Alessandria oggi (sconfitta a Monza, vittoria contro la FeralpiSalò, e pareggi contro Alessandria e Cremonese), per poi sbloccarsi e intraprendere in maniera sciolta la marcia verso la serie B.

11145188_821175154665076_8130532145807751604_nIl tecnico dell’Alessandria Scienza.

Tiriamo dritto con serenità, perché per ora non ci pare proprio che il progetto Alessandria – certamente e tristemente nelle posizioni basse del campionato – sia naufragato. C’è un colpevole nell’Alessandria? Quella parte del tifo che non capisce, si sforza di non capire. Anche se a Mister Scienza dobbiamo chiedere di trovare un giusto modulo di gioco e … Leggi >

L’Alessandria cade anche a Lumezzane

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Finisce 2-0 per il Lumezzane una partita nella quale l’Alessandria non è veramente pervenuta ed è stata brutalizzata da una squadra che, nel complesso, era di 44 anni più giovane rispetto ai grigi. Nulla di speciale i bresciani ma tanta voglia di correre e di ottenere i tre punti al cospetto dei tanti blasonati giocatori alessandrini che sembravano impietriti.

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In avvio mister Scienza conferma il 3-5-2 lasciando in panchina Fischnaller e affidando l’attacco a Bocalon e Iunco: sul versante opposto D’Astoli in avanti conferma Barbuti come unica punta. Dopo 1’ di gioco i grigi si fanno subito pericolosi prima con Mezavilla (tiro deviato in angolo) poi con Branca che non ha coraggio nel provare la battuta di destro e Bocalon non ci arriva per un soffio.

Al 13’ Nordi si supera su Nossa ma nulla può un minuto dopo quando un colpo di testa di Belotti, con la difesa dei grigi completamente immobile, si insacca senza che il portiere possa intervenire. Al 15’ ci prova Branca da buona posizione ma la difesa di casa respinge. Dopo una fase di stanca della partita il lancio di Morero innesca Bocalon che si allunga bene la palla in corsa ma “ciabatta” malamente. Nordi si esalta al 39’ quando, un’azione confusa a metà campo, mette Cruz nella condizione di battere a rete da 50 metri, l’estremo difensore alessandrino si esalta deviando in angolo.

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Secondo tempo. Giusto il tempo di sistemarsi in campo ed il Lumezzane raddoppia: grigi presi d’infilata sulla fascia destra Leggi >

Quando i calzoncini erano più corti e c’era Bellacomo

stagione 1977-78La “rosa” dell’Alessandria nella stagione 1977-’78.

 

Oggi vanno di moda: calzoni da gioco che raggiungono quasi il ginocchio e calzettoni tirati sù quasi fossero delle vere e proprie autoreggenti. Risultato? Praticamente si fa fatica a vedere uno stralcio di pelle dei giocatori.
Un tempo, non troppo lontano, quando il calcio era ancora romantico e le maglie erano ancora di lana, i calzonicini da gioco erano corti e ti arrivavano al massimo sopra agli adduttori. Ecco allora che potevi trovarti giocatori dalla statura bassa che, in virtù dei calzettoni non abbassati, ti sembrevano ancora più piccoli. È stato il caso di Gianfranco Bellacomo, classe 1957, ruolo centrocampista, che giocò nei Grigi nella stagione 1977-’78, collezionando tra canpionato e Coppa Italia 23 presenze.
Nato a Lumezzane, calcisticamente era cresciuto nell’Asti in serie D, dove ritornò nel 1981 e vi rimase sino al 1986 per poi trafrerirsi nell’Albese.
Bellacomo indosò anche le maglie dell’Omegna, del Pavia e del Chieri, dove chiuse la carriera.1724-bellacomo
Quando la famiglia Sacco abbandonò l’Alessandria, ebbe inizio la parentesi di Bruno Cavallo. L’industriale astigiano aveva conosciuto fasti importanti nell’ambito calcistico grazie alle sua abilità nell’individuare giovani calciatori sui quali puntare, facendoli giocare per poi venderli a prezzi interessanti godendo non poco delle plusvalenze. Quando qualche società mostrava segni di difficoltà economica arrivava lui: se ne impossessava con poche lire e cominciava la sua operatività. Uno dei suoi grandi successi è stato quello ottenuto con la Ma.Co.Bi Asti dove … Leggi >