{"id":257,"date":"2014-08-25T20:20:16","date_gmt":"2014-08-25T20:20:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/?p=257"},"modified":"2016-08-20T12:27:35","modified_gmt":"2016-08-20T12:27:35","slug":"la-storia-quasi-verosimile-dellorso-grigio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/la-storia-quasi-verosimile-dellorso-grigio\/","title":{"rendered":"La storia quasi verosimile dell\u2019Orso Grigio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/OrsoGrigio-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-260\" src=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/OrsoGrigio-1.jpg\" alt=\"OrsoGrigio 1\" width=\"800\" height=\"533\" srcset=\"https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/OrsoGrigio-1.jpg 800w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/OrsoGrigio-1-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/OrsoGrigio-1-624x415.jpg 624w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non si sa se, nell\u2019antichit\u00e0, <strong>Alessandria<\/strong> abbia eletto un animale quale simbolo di sue caratteristiche peculiari, come ad esempio Roma con la lupa. Certo, la leggenda parla di una lupa ammansita da S. Francesco di passaggio nelle nostre strade o, ancor prima, delle oche di <strong>S. Baudolino<\/strong>; sia l\u2019una che le altre, per\u00f2, glorificavano gi\u00e0 la caput mundi e la nostra citt\u00e0, sorta in nome di<strong> papa Alessandro III<\/strong>, mai si sarebbe sognata di scippare un pelo o una piuma a cotanta sacra e madre sede. Ci fu in seguito la storia di un galletto \u2013 e manco vivo, perch\u00e9 di ferro \u2013 che, pur ben posto in vetta al palazzo comunale, non poteva de\u2026cantare magnanimit\u00e0 di cresta locale, essendo casalese d\u2019origine e bottino di guerra.<a href=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/OrsoGrigio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-261 alignright\" src=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/OrsoGrigio.jpg\" alt=\"OrsoGrigio\" width=\"130\" height=\"176\" \/><\/a><\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe allora obiettare che s\u2019avrebbe potuto trarre vanto da<strong> Rusin\u00e9n<\/strong>, la vacca di <strong>Gagliaudo<\/strong> sacrificata per salvare i suoi concittadini, beffando il <strong>Barbarossa<\/strong>, ma ve l\u2019immaginate i futuri scherni per gli alessandrini, salvati da una vacca? La fauna, infine, che circolava nella contrada non presentava particolarit\u00e0 tali nei suoi esemplari da affermarsi come dignit\u00e0 distintiva. Cos\u00ec, l\u2019attributo che ci accompagn\u00f2 nel corso dei secoli fu piuttosto elemento di specie vegetale che non zootecnica: Alessandria divenne per molto tempo<strong> \u201ccitt\u00e0 della paglia\u201d<\/strong>.<br \/>\nBisogner\u00e0 arrivare alla fine dell\u2019Ottocento prima che un animale le sia accostato come simbologia. Ma fu un\u2019operazione di marketing commerciale d\u2019antan priva di nobilitas da magnanimi lombi storici o leggendari.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-262\" src=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-1.jpg\" alt=\"Orsi (1)\" width=\"1914\" height=\"1772\" srcset=\"https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-1.jpg 1914w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-1-300x277.jpg 300w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-1-1024x948.jpg 1024w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-1-624x577.jpg 624w\" sizes=\"auto, (max-width: 1914px) 100vw, 1914px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Una fabbrica di birra<strong> (Michel\/Alessandria)<\/strong> e un\u2019officina produttrice di biciclette <strong>(Maino)<\/strong>, infatti, scelsero come icona l\u2019elefante.<br \/>\nVa da s\u00e9 che i pachidermi proboscidati sono grigi e forse non \u00e8 stato un caso, perch\u00e9 questo nostro centro urbano, che si affacciava pionieristicamente al mondo industriale, era \u201cgrigio di natura\u201d, ovattato tra le nebbie e cinto dai bastioni; inoltre, sul suo gonfalone spiccava una croce rossa su campo grigio-argenteo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-263\" src=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-2.jpg\" alt=\"Orsi (2)\" width=\"1772\" height=\"1457\" srcset=\"https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-2.jpg 1772w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-2-300x246.jpg 300w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-2-1024x841.jpg 1024w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-2-624x513.jpg 624w\" sizes=\"auto, (max-width: 1772px) 100vw, 1772px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019elefante non \u00e8 mai appartenuto al nostro habitat, ma non bisogna scordare che Napoleone aveva conquistato l\u2019Egitto e non \u00e8 da escludere, quindi, che qualche esemplare abbia circolato in bella mostra nella <strong>Fraschetta<\/strong>, la savana nostrana. Tuttavia, fin dalla prima decade del Novecento, questo abbinamento cominci\u00f2 a\u2026 decadere sull\u2019incalzare di una pi\u00f9 bellicosa fiera: l\u2019orso che, chiss\u00e0 perch\u00e9, invece di un bel bruno marsicano (plantigrado appenninico pi\u00f9 a portata di mano) era grigio. La ragione \u2013 siamo disposti a giurarlo \u2013, oltre al fatto di mantenere un colore, ormai caratterizzante loci, fu che il caravanserraglio del famoso <strong>Buffalo Bill<\/strong>, da noi giunto nel 1906, pens\u00f2 bene di lasciare, ad imperituro ricordo del fascinoso west, un<strong> grizzly<\/strong> (lett. brizzolato) verace.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-264\" src=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-3.jpg\" alt=\"Orsi (3)\" width=\"1772\" height=\"1165\" srcset=\"https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-3.jpg 1772w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-3-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-3-1024x673.jpg 1024w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-3-624x410.jpg 624w\" sizes=\"auto, (max-width: 1772px) 100vw, 1772px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ad impadronirsi per prima ed in esclusiva di un simbolo cos\u00ec simpaticamente accattivante (audace, coraggioso, goloso e sornione) ci pens\u00f2 la <strong>Borsalino fu Lazzaro<\/strong>, nel 1911, che sulla testa di un irsuto ungulato, rigorosamente grigio, appose un bel catranen (bombetta) nero. Un bel binomio, non c\u2019\u00e8 che dire! Ma nell\u2019immaginario collettivo fece fatica ad imporsi. L\u2019orso rimase quindi, per un bel po\u2019, in gabbia, mentre il cappello cominci\u00f2 ad imporsi in giro per il mondo, promuovendo l\u2019accoppiata Borsalino-Alessandria.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-265\" src=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-4.jpg\" alt=\"Orsi (4)\" width=\"1259\" height=\"1772\" srcset=\"https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-4.jpg 1259w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-4-213x300.jpg 213w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-4-727x1024.jpg 727w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-4-624x878.jpg 624w\" sizes=\"auto, (max-width: 1259px) 100vw, 1259px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Finch\u00e9 venne l\u2019era di <strong>Carlin<\/strong> e del suo <strong>Guerin Sportivo<\/strong>: il grosso mammifero venne ripescato per identificare calcisticamente Alessandria nel processo creativo di animalizzazione delle squadre, ad opera dell\u2019estroso ed ironico giornalista-caricaturista <strong>Carlo Bergoglio<\/strong>, detto appunto Carlin. Siamo nel 1927.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-266\" src=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-5.jpg\" alt=\"Orsi (5)\" width=\"2555\" height=\"2275\" srcset=\"https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-5.jpg 2555w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-5-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-5-1024x911.jpg 1024w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-5-624x555.jpg 624w\" sizes=\"auto, (max-width: 2555px) 100vw, 2555px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come e perch\u00e9 abbia pensato a questa trasposizione zoo-footballistica non \u00e8 dato sapere. Probabilmente, gi\u00e0 nel fantasioso vocabolario dei tifosi, ad esempio, il Toro per il Torino e la Zebra per Juventus erano conseguenze logiche di assonanze foniche o di similitudini visive. Certo \u00e8 che, con il suo contributo e con la forza di quello che era in allora uno dei pi\u00f9 seguiti media sportivi, la moda si radic\u00f2 e si diffuse ad altre realt\u00e0 pallonare, tanto da codificare una sorta di \u201caraldica dei calci\u201d proprio sulla prima pagina del Guerin Sportivo del 10 Ottobre 1928, dove, nei blasoni, la metafora \u201cgraficanimal\u201d faceva la parte del\u2026 leone. Questo processo identificativo, anzi, da qualche tempo, era reclamato anche da altre squadre non ancora connotate. Torniamo a noi e al perch\u00e9 Carlin immagin\u00f2 lo squadrone grigio come un orso.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-267\" src=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-6.jpg\" alt=\"Orsi (6)\" width=\"483\" height=\"561\" srcset=\"https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-6.jpg 483w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-6-258x300.jpg 258w\" sizes=\"auto, (max-width: 483px) 100vw, 483px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Forse aveva adocchiato, da attento disegnatore ed illustratore, il manifesto di Borsalino, tanto tempo prima? Non possiamo dirlo. Ci soccorre pertanto la leggenda provincialmetropolitana.<br \/>\nSi narra, adunque, che il campo degli <strong>Orti<\/strong>, quasi sempre fangoso e la capacit\u00e0 dei nostri giocatori di destreggiarsi nella melma, imponendo un gioco lento ma sornione, in grado di sferrare inaspettatamente la zampata fatale, abbia evocato la figura di un plantigrado. Ora non risulta che la possente fiera possegga particolari abilit\u00e0 di destreggiarsi in un terreno pesante, certo \u00e8 che l\u2019azione al ralentir e poi un improvviso attacco \u00e8 sua dote precipua.<br \/>\nPoco nuoce quindi una licenza interpretativa. Vi \u00e8 poi il cappello, meglio la bombetta Borsalino che, nelle prime raffigurazioni, faceva bella mostra di s\u00e9 sul peloso cranio: era un valore aggiunto ed un elemento riconoscitivo dell\u2019origine pi\u00f9 forte. Tuttavia, l\u2019apposizione non \u00e8 cos\u00ec semplicistica e si avvale di un\u2019ispirazione pi\u00f9 precisa. I vecchi tifosi raccontano, e qualche foto immortala, che <strong>Elvio Banchero<\/strong>, grande campione ammirato dal nostro caricaturista, da borghese era solito sfoggiare, soprattutto frequentando il <strong>Bar Flor\u00e8<\/strong>, noto ritrovo sportivo, una fiammante bombetta nera, di l\u00ec il connubio grafico.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-7.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-268\" src=\"http:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-7.jpg\" alt=\"Orsi (7)\" width=\"1273\" height=\"1772\" srcset=\"https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-7.jpg 1273w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-7-215x300.jpg 215w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-7-735x1024.jpg 735w, https:\/\/www.museogrigio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Orsi-7-624x868.jpg 624w\" sizes=\"auto, (max-width: 1273px) 100vw, 1273px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Peccato che il copricapo, apparso per la prima volta nel novembre 1927, non adorni il nostro plantigrado nello stemma araldico. Orso + Borsalino riapparve solo nella figurina n. 476 della <strong>B.E.A. di Milano<\/strong>, serie Stadio, anni 1948-\u201849, per poi sparire nuovamente.<br \/>\nDa allora in poi, l\u2019<strong>Alessandria U.S.<\/strong>\u00a0fu solo e per sempre <strong>Orso Grigio<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Ugo Boccassi<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si sa se, nell\u2019antichit\u00e0, Alessandria abbia eletto un animale quale simbolo di sue caratteristiche peculiari, come ad esempio Roma con la lupa. Certo, la leggenda parla di una lupa ammansita da S. Francesco di passaggio nelle nostre strade o, ancor prima, delle oche di S. 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